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31/1/2018
Il logo della Carta sociale europea su sfondo bianco, la stilizzazione di tre volti di profilo compone una mano.
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Comitato europeo dei diritti sociali: le conclusioni annuali per il 2017 rilevano numerose situazioni di non conformità in Italia

Il Comitato europeo dei diritti sociali ha pubblicato le sue conclusioni annuali per il 2017 riguardo i 33 Stati aderenti alla Carta sociale europea (1961) e alla Carta sociale europea riveduta (1996). Le conclusioni comprendono un totale di 486 situazioni analizzate,
fra le quali 228 situazioni di conformità (47%), 83 casi la cui valutazione è risultata impossibile a causa dell’insufficienza di informazioni pervenute (17%) e 175 casi di violazioni (36%) delle disposizioni del trattato su temi quali il diritto alla salute, la sicurezza e la tutela sociale.

Il Comitato esprime la sua preoccupazione specialmente rispetto ai Paesi in cui il livello di povertà è eccessivamente elevato e mancano le misure per porvi rimedio. Per quanto riguarda l’Italia, le conclusioni del Comitato evidenziano diverse criticità. Fra i deficit risaltano la mancanza di paracadute sociale per chi perde l’impiego e l’insufficiente tutela sociale degli anziani in ragione, in particolare, di un livello pensionistico sotto la media. Positive sono invece le conclusioni riguardo altri Stati quali Austria, Danimarca, Francia, Andorra, Spagna e Regno Unito.

Il Comitato europeo dei diritti sociali è un organismo composto da 15 esperti indipendenti e imparziali. Si pronuncia sulla conformità delle leggi e delle pratiche degli Stati aderenti. Il Comitato è stato istituito ai sensi dell'art. 25 della Carta sociale europea del 1961 allo scopo determinare se la normativa e la pratica degli Stati parte sia in conformità con le norme della Carta sociale europea, dei suoi Protocolli e della Carta sociale europea (riveduta) del 1996. L'Italia ha ratificato la Carta sociale europea nel 1965 e la Carta sociale europea riveduta nel 1999, accettando 97 dei suoi 98 paragrafi. L'unica disposizione non accettata riguarda l'art. 25 che protegge il diritto dei lavoratori alla protezione dei loro crediti in caso d’insolvenza del loro datore di lavoro.

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