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4/2/2014
Bambini che corrono in un parco giochi
© UNESCO/Justin Mott

Comitato europeo dei diritti sociali: prosegue l’iter del reclamo collettivo contro l’Italia in tema di punizioni corporali sui bambini

Prosegue in seno al Comitato europeo dei diritti sociali la trattazione del reclamo collettivo contro l’Italia (n. 94/2013) presentato dall’associazione inglese APPROACH (Association for the Protection of All Children), secondo il quale la mancata introduzione nella legislazione italiana di una norma che vieti esplicitamente il ricorso a punizioni corporali o a trattamenti disumani e degradanti nei confronti dei bambini e degli adolescenti sarebbe incompatibile con l’art. 17 della Carta Sociale Europea riveduta.

Il 17 gennaio 2014, infatti, l'ONG internazionale ha depositato le sue risposte alle osservazioni sul merito presentate dal Governo italiano il 27 settembre 2013, respingendo la tesi di quest’ultimo rispetto all’inutilità di prevedere una disposizione legislativa aggiuntiva visto quanto stabilito dalla sentenza del 1996 della Corte di Cassazione che ha dichiarato illegittima ogni forma di punizione corporale.

Secondo la posizione di APPROACH, in particolare, che la carenza di un divieto esplicito in materia di punizioni fisiche in ambito domestico sia contraria alla Carta sociale europea è confermato dal più recente orientamento giurisprudenziale emerso proprio in seno al Comitato europeo dei diritti sociali nell’ambito di casi analoghi.

La questione sollevata dal reclamo, sul merito del quale il Comitato dovrebbe prendere una decisione nei prossimi mesi (la decisione sull’ammissibilità è stata adottata nel luglio 2013), è al centro della Campagna “A MANI FERME. Per dire NO alle punizioni fisiche contro i dei bambini” di Save the Children Italia.

Inaugurata il 27 marzo 2012, la Campagna punta a sensibilizzare l'opinione pubblica, ed in particolare i genitori, sull'importanza di adottare modelli educativi positivi nel rispetto dei propri figli, fornendo informazioni chiare, utili per evitare di far ricorso a punizioni fisiche e costruire un buon rapporto genitori-figli.

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