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6/1/2017
Un tabellone elettronico mostra i risultati di una votazione all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, New York.
© UN Photo/Paulo Filgueiras

Comunicato Stampa "Fare la storia alle Nazioni Unite: l’Assemblea Generale adotta la Dichiarazione sul Diritto alla pace promossa dalle organizzazioni di società civile"

“Fare le storia alle Nazioni Unite: l’Assemblea Generale adotta la Dichiarazione sul Diritto alla pace promossa dalle organizzazioni di società civile” è il titolo del seguente comunicato firmato dal Presidente-Rapporteur dell’apposito Gruppo di lavoro intergovernativo, Ambasciatore Christian Guillermet Fernandez, e dal suo Consigliere giuridico, Dr. David Fernandez Puyana.

Il 19 dicembre 2016 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in sessione plenaria, ha approvato a maggioranza degli Stati membri la Dichiarazione sul Diritto alla pace come previamente deliberato dalla Terza Commissione della stessa Assemblea il 19 novembre 2016 e dal Consiglio Diritti Umani il 1 luglio 2016 a Ginevra. La Dichiarazione è stata presentata dalla delegazione di Cuba con l’appoggio di molte altre delegazioni e di alcune organizzazioni di società civile.

Durante l’inclusivo e trasparente processo negoziale della Dichiarazione condotto dal Presidente-Rapporteur del Gruppo di lavoro intergovernativo sul Diritto alla pace, Ambasciatore Christian Guillermet Fernandez, tutte le delegazioni e alcune organizzazioni di società civile hanno attivamente partecipato alle tre sessioni del Gruppo svoltesi a Ginevra (2013-2015).

Grazie all’approccio del ‘consensus’, una maggioranza di Stati membri ha sostenuto la Dichiarazione sul Diritto alla pace, che è il risultato di un processo di continua e difficile negoziazione. Questo positivo approccio è stato elaborato alla luce dei seguenti elementi: primo, il diritto internazionale e ail diritto internazionale dei diritti umani; secondo, il mandato del Gruppo di lavoro nel campo dei diritti umani; terzo, i concetti elaborati dalla risoluzione sul Diritto dei popoli alla pace adottati dal Consiglio Diritti Umani negli scorsi anni.

Come indicato da un gruppo di Stati occidentali nella Terza Commissione dell’Assemblea Generale, la Dichiarazione ha valore anche perché sviluppa l’Agenda 2030 e rafforza i tre pilastri delle Nazioni Unite: pace e sicurezza, sviluppo, diritti umani. Essi hanno anche sottolineato che il Preambolo della Dichiarazione contiene molti elementi utili per la chiarezza e il grande equilibrio nell’assicurare e rapprsentare la gamma completa dei punti di vista dei membri.

Nell’adozione della Dichiarazione sul Diritto alla pace da parte della Terza Commissione e dalla plenaria dell’Assemblea Generale, la mobilitazione e la forte voce di alcune organizzazioni di società civile si sono fatte appropriatamente sentire alla settantunesima sessione dll’Assemblea, quando hanno apertamente richiamato gli Stati membri a compiere un passo avanti mediante l’adozione di una dichiarazione che può essere altamente significativa per le future generazioni.

La Cattedra UNESCO sui Diritti Umani, la Democrazia e la Pace dell’Università di Padova (Italia), in un’analisi giuridica del testo della Dichiarazione concludeva che “il collegamento dell’Articolo 1 con il titolo della Dichiarazione presuppone che il diritto umano alla pace sia già esistente come implicitamente proclamato dall’articolo 28 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani il cui testo recita: ‘Ognuno ha diritto a un ordine sociale e internazionale in cui i diritti e le libertà anunciati in questa Dichiarazione possono essere pienamente realizzati”.

Come suggerito dalla Fondazione Cultura di Pace, questa Dichiarazione passerà alla storia delle Nazioni Unite per essere la prima Dichiarazione sulla pace adottata dall’Assemblea Generale in questo nuovo Millennio. La Fondazione sottolinea inoltre che “l’iniziativa dell’UNESCO con cui nel 1997 gli Stati membri furono invitati a discutere una bozza di Dichiarazione (della stessa UNESCO) sul Diritto umano alla pace sarà presto realizzata nell’ambito dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”.

Il 2 settembre 2016 l’Associazione internazionale “Peace Messanger Cities” adottava la Dichiarazione di Wielun in Polonia, con la quale salutava l’adozione della Dichiarazione sul Diritto alla pace da parte del Consiglio Diritti Umani e urgeva l’Assemblea Generale perché deliberasse con la procedura del ‘consensus’.

Un importante gruppo di organizzazioni di società civile, guidato dalla International Association of Democratic Lawyers (IADL), dalla Comunità Papa Giovanni XXIII (APG) e dal Network ‘United Peacebuilders’ si è rivolto alla comunità diplomatica nel novembre 2016 affermando che “nel mondo di oggi, devastato da conflitti armati, odio e povertà, il riconoscimento e la dichiarazione da parte di una considerevole maggioranza di Stati che ‘Ognuno ha diritto a godere la pace’, trasmetteranno all’umanità, in particolare alle giovani e future generazioni, un messaggio di pace e speranza profondamente desiderato. L’adozione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sul Diritto alla pace costituirà un passo avanti nell’adempimento delle solenni promesse fatte nel 1945”. Questa lettera è stata sottoscritta da 60 ONG con status consultivo all’ECOSOC e da famosi attivisti per la pace e i diritti umani.

In parallelo, il Presidente del gruppo di esperti che, in seno al Comitato Consultivo del Consiglio Diritti Umani, ha steso una prima bozza di Dichiarazione, Signora Monica Zulficar, e il Presidente-Rapporteur del Gruppo di lavoro intergovernativo, Ambasciatore Christian Guillermet Fernandez, hanno pubblicato nel giornale arabo Elaph (dicembre 2016) una riflessione in cui essi sottolineano che il suddetto Gruppo di lavoro ha dimostrato che l’originario testo di Dichiarazione elaborato dal Comitato Consultivo non è stato appropriatamente sostenuto dagli Stati membri. Per questa ragione, il Presidente-Rapporteur decise di promuovere l’affettiva implementazione della Dichiarazione e del Programma d’Azione su una Cultura di Pace adottata dall’Assemblea Generale nel 1999, tenendo in considerazione che tutti i principali elementi sul diritto alla pace identificati dal Comitato Consultivo erano già stati elaborati e recepiti in atti formali delle Nazioni Unite.

Infine, il 22 ottobre 2016, ‘Paz sin Fronteras’ (PSF), creata dal Signor Miguel Bosè e dal Signor Juanes, iniziavano la campagna denominata ‘Diritto alla Pace Ora’ mediante la quale note personalità facevano pressione sugli Stati membri della Terza Commissione dell’Assemblea Generale perché adottasse la Dichiarazione sul Diritto alla Pace alla fine della sua settantunesima sessione ordinaria. Attraverso questa campagna, numerose personalità del mondo della cultura e dell’arte, avvalendosi dei media e social notworks, hanno fatto sentire la propria voce per chiedere appunto l’approvazione di una Dichiarazione sul Diritto alla Pace. Essi manifestarono il proprio appoggio a far sì che l’iter deliberativo fosse definitivamente chiuso a New York. E così è avvenuto.

E’ fortemente desiderabile per la promozione della pace ovunque nel mondo che si rafforzi il positivo trend in materia già avviato dalla delegazione Cuba nel 2002 in seno alla Commissione Diritti Umani e successivamente sviluppato nel Consiglio Diritti Umani. In particolare, alcuni Stati latinoamericani, africani e asiatici si astennero sia nella Commissione sia nel Consiglio. Tuttavia, dopo molti anni di intenso lavoro vari soggetti ‘portanti interesse’, tra i quali tutti i suddetti Stati, si sono manifestati favorevoli all’idea di un diritto alla pace.

Si deve inoltre tener conto del fatto che un significativo numero di Stati occidentali si sono per la prima volta astenuti nella votazione in Assemblea Generale.

Al fine di rafforzare questo trend positivo e giungere ad un più ampio clima consensuale e inclusivo, il legislatore internazionale ha inteso sottolineare l’idea che ognuno ha il diritto ed è legittimato a godere la pace ed avere accesso ai benefici che discendono dalla pace, dai diritti umani e dallo sviluppo, pilastri basilari dell’intero sistema delle Nazioni Unite. Negare l’accesso ai tre pilastri è negare l’esistenza stessa delle Nazioni Unite.

I tre suddetti pilastri sono stati riconosciuti dal Consiglio Diritti Umani quale elemento fondamentale per la promozione del diritto dei popoli alla pace. In particolare, le risoluzioni del Consiglio 11/4 del 2009, 14/3 del 2010 e 17/16 del 2011 sul diritto alla pace hanno costantemente sottolineato questi pilastri nel ‘dispositivo’ dei rispetti testi. In questa linea, la risoluzione 60/125 del Consiglio Diritti Umani, ratificata dall’Assemblea Generale il 15 marzo 2006 riconosceva nel paragrafo 6 del preambolo che “pace e sicurezza, sviluppo e diritti umani sono i pilastri del sistema delle Nazioni Unite e il fondamento della sicurezza collettiva e del benessere, riconoscendo che lo sviluppo, la pace e la sicurezza e i diritti umani sono interconnessi e reciprocamente rafforzantisi”.
Nel 1996, l’Assemblea Generale assumeva nella Risoluzione 48/126, deliberando per ‘consensus’, l’approccio diritti umani al diritto a vivere nella pace. In particolare, l’articolo 1.4 della Dichiarazione dell’UNESCO sui Principi della Tolleranza afferma che “gli esseri umani, naturalmente diversi quanto ad apparenza, condizione, linguaggio, compoprtamento e valori, hanno il diritto di vivere nella pace e di essere quali sono”,

Come indicato da Oscar Arias, Premio Nobel per la Pace ed ex Presidente del Costa Rica, “la pace è un processo continuativo. Essa non può ignorare le nostre differenze o trascurare i nostri comuni interessi. Essa ci chiede di lavorare e vivere insieme”.

Christian Guillermet Fernandez, ex Presidente-Rapporteur del Gruppo di lavoro intergovernativo sul Diritto alla Pace (2013-2015).
David Fernandez Puyana, ex Consigliere giuridico del Presidente-Rapporteur (2013-2015)

(Traduzione dall'originale inglese)

Aggiornato il

6/1/2017

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