A A+ A++
22/12/2014
La sede della Corte Penale Internazionale ne L'Aia, Paesi Bassi.
© Vincent van Zeijst/Vincent van Zeijst

Corte penale internazionale: aggiornamenti sulle indagini in Kenya e Sudan

E' la mancata cooperazione delle autorità statali coinvolte nei rispettivi casi la causa principale delle difficoltà incontrate dal Procuratore della Corte penale internazionale nel portare avanti le proprie indagini in Kenya e in Sudan.

Per quanto riguarda il procedimento contro Uhuru Muigai Kenyatta, relativo alle violenze post-elezioni avvenute in Kenya tra il 2007 ed 2008, il Procuratore ha ritirato tutte le accuse di crimini contro l'umanità. Questa decisione, presa successivamente al rifiuto dei giudici della Camera preliminare di concedere un ulteriore rinvio per terminare le indagini, discende dall’impossibilità di indagare a pieno e di perseguire i crimini addebitati nel presente caso.

Il Procuratore ha spiegato come le difficoltà nelle indagini discendono da diverse problematiche, tra cui la morte di diversi testimoni chiave e l’inadempienza del governo keniano, il quale ha violato i propri obblighi di cooperazione con la Corte discendenti dallo Statuto di Roma. Questo non esclude, continua il Procuratore in un comunicato stampa, la riapertura del caso in un momento più opportuno.

È notizia di questi stessi giorni anche l’annuncio di sospensione delle indagini in Darfur (Sudan), a causa della non collaborazione e dei mancati arresti degli accusati.

Il Procuratore, nel corso del briefing semi-annuale con il Consiglio di Sicurezza, lamenta infatti la non collaborazione del governo del Sudan e il mancato arresto del Presidente sudanese Omar Al Bashir da parte delle autorità degli Stati presso cui si è recato recentemente: Qatar, Arabia Saudita, Egitto ed Etiopia. Questi Stati non sono parte dello Statuto di Roma, tuttavia sono chiamati ad una piena collaborazione dalla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1593.

Inoltre, così come emerge nel ventesimo rapporto del Procuratore sulla propria attività rispetto ai presunti crimini commessi in Sudan, senza un’azione forte da parte del Consiglio di Sicurezza e degli Stati Parte, la situazione in Sudan non può migliorare e i presunti autori di gravi crimini contro la popolazione civile non saranno portati di fronte alla giustizia.

regione del veneto
pace diritti umani