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21/6/2011
Consiglio d'Europa, No alla discriminazione, poster 2011
© CoE

ECRI: rapporto annuale 2011 sul razzismo in Europa

La Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI) ha pubblicato il rapporto annuale, relativo al 2010, che esamina le tendenze dei fenomeni di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia, antisemitismo e intolleranza in Europa. I risultati dell'osservazione dell'ECRI in tutti i paesi europei sono allarmanti perché mostrano l'intensificazione dei fenomeni di razzismo.

I punti principali messi in evidenza dal rapporto sono i seguenti:

  • Il successo elettorale dei partiti di estrema destra a cui molti Stati europei hanno assistito lo scorso anno è stato accompagnato da un uso sempre più frequente di argomenti xenofobici da parte di leader politici nei discorsi pubblici e anche dal preoccupante aumento di consultazioni referendarie contro minoranze religiose e stranieri. Ciò ha portato, secondo l'ECRI, ad una sorta di normalizzazione e sdoganamento di argomenti e comportamenti razzisti e intolleranti all'interno delle società europee. L'ECRI avverte sul fatto che gli strumenti legali attualmente in vigore non sembrano più sufficienti ad arginare tali fenomeni, e che sono quindi necessarie nuove iniziative da parte degli Stati; ad esempio, ogni Stato potrebbe esigere l'adesione dei propri parlamentari ad un codice etico sull'impossibilità di ricorrere a discorsi politici razzisti e l'impegno volontario a rispettare buone pratiche in questo campo.
  • La scarsa efficacia degli strumenti giuridici e pericoli di abusi: molto spesso chi è vittima non conosce gli strumenti che ha a disposizione per ricevere riparazione alla violazione subita. È quindi sempre più necessario promuovere la consapevolezza dei propri diritti tra le vittime perché gli strumenti esistenti contro il razzismo siano davvero efficaci.
  • Gli abusi determinati dal conflitto irrisolto tra la necessità di perseguire efficacemente i discorsi pubblici che incitano all'odio razziale, alla violenza e alla discriminazione e il rispetto per la libertà di espressione. È importante, quindi, promuovere un'appropriata formazione tra le forze dell'ordine, procuratori e giudici. In questo contesto, merita particolare considerazione l'uso delle nuove tecnologie e dei nuovi strumenti di comunicazione di massa come veloci strumenti per la diffusione di idee xenofobe e razziste.
  • La presenza e l'integrazione delle minoranze Rom: la questione è ancora uno dei maggiori problemi irrisolti per molti paesi europei. La dimensione marcatamente transnazionale ha trovato gli Stati europei nel 2010 ancora impreparati a trovare una soluzione sostenibile.
  • Casi di intolleranza e razzismo contro i migranti in genere: i richiedenti asilo e i rifugiati risultano essere particolarmente esposti poiché vengono percepiti come soggetti che competono per entrare nel mercato del lavoro e per ricevere i benefici del welfare. Anche la dimensione religiosa, osserva l'ECRI, spesso accentua una percezione negativa delle differenze. Questo è emerso con evidenza nel caso di migranti di religione islamica siano essi di prima, seconda, terza generazione o addirittura nuovi cittadini. Il rapporto dell'ECRI mette in guardia su un crescente fenomeno di islamofobia in base al quale si consolida uno schema di pregiudizi legati alla percezione di un sistema valoriale differente e inconciliabile.

Infine, nel riaffermare e sottolineare l'importanza delle politiche di integrazione intese come un processo bi-direzionale basato sul mutuo riconoscimento che non ha niente a che vedere con l'assimilazione, l'ECRI avverte del pericolo che può rappresentare l'idea secondo cui certe comunità sono talmente differenti le une dalle altre da rendere impossibile la loro convivenza. Questa ideologia dell'incompatibilità, osserva l'ECRI, minaccia la coesione sociale quanto l'ideologia basata sulla superiorità razziale.

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