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29/8/2018
Victoria Tauli-Corpuz, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, lettera ai leader mondiali intitolata "They should have known better"

Lettera della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni ai leader mondiali

La Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, Victoria Tauli-Corpuz, lancia l’allarme sul fatto che i governi e le multinazionali di tutto il mondo stanno rendendo sempre più difficile - e letale - per le popolazioni indigene e le comunità locali proteggere le terre e le foreste. L’esperta delle Nazioni Unite ha scritto una lettera per sensibilizzare i leader mondiali su questa tematica:

“E’ in atto una crisi globale. La rapida espansione dei progetti di sviluppo nelle terre dei popoli indigeni senza il consenso di questi ultimi sta conducendo ad un drastico incremento della violenza e della persecuzione giuridica nei confronti dei popoli indigeni.

Sono stata informata dell’esistenza di centinaia di casi di “criminalizzazione” in quasi ogni angolo del mondo. Questi attacchi - sia fisici che giuridici - sono un tentativo di mettere a tacere le popolazioni indigene, le quali esprimono la loro opposizione ai progetti che minacciano le loro fonti di sostentamento e le loro culture.

Il mio nuovo rapporto individua uno schema di abuso, che vede il settore privato spesso colluso con i governi per costringere le popolazioni indigene a lasciare le loro terre con qualsiasi mezzo necessario per fare spazio a infrastrutture, agricoltura, miniere e progetti estrattivi.

Secondo Front Line Defenders, il 67% dei 312 difensori dei diritti umani uccisi nel 2017 stava difendendo le proprie terre, l'ambiente o i diritti degli indigeni, quasi sempre nell’ambito di progetti del settore privato. Circa l'80% delle uccisioni è avvenuto in soli quattro paesi: Brasile, Colombia, Messico e Filippine.

Questi omicidi accadono quasi sempre nel contesto di continue minacce nei confronti di intere comunità. Il primo passo è tipicamente il ricorso a campagne diffamatorie e a discorsi d’odio che dipingono le popolazioni indigene come "ostacoli allo sviluppo", o nei casi peggiori, terroristi o teppisti.

Successivamente arrivano i mandati di arresto sulla base di accuse inventate, che a volte vengono deliberatamente lasciati pendenti in modo tale che le comunità vivano sotto una costante minaccia. Quando i leader indigeni vengono arrestati, spesso restano in carcere per anni in attesa di processo. In molti dei casi peggiori, il militarismo, la legislazione anti-terrorismo e gli "stati di emergenza" sono usati per giustificare l'escalation della violenza fisica.

Io stessa sono stata inserita in una lista di terroristi dal governo delle Filippine come ritorsione per aver difeso i popoli indigeni a Mindanao, molti dei quali sono stati sfollati a causa della crescente militarizzazione. Anche se il caso contro di me è stato chiuso, ci sono ancora molte altre persone incluse nella lista che sono state falsamente accusate e la cui sicurezza è minacciata, compresa quella dell’avvocata indigena di lunga data Joan Carling.

Quando i sistemi di giustizia sono esercitati attraverso l’utilizzo delle armi contro le popolazioni indigene che difendono i loro diritti, esiste al contempo una impunità diffusa per coloro che commettono violenze contro le popolazioni indigene.

Alla radice di questa crisi globale c'è il razzismo sistematico e il fallimento dei governi nel riconoscere e rispettare i diritti sulle terre degli indigeni. Le popolazioni indigene e le comunità locali detengono abitualmente oltre il 50% delle terre del mondo, ma hanno diritti legalmente riconosciuti solo sul 10% di esse. Ciò consente ai governi di dichiararli "illegali" sulle terre in cui hanno vissuto e che hanno protetto per generazioni.

Nonostante i rischi incredibili, le popolazioni indigene continuano a parlare. Continuano a difendere i loro modi di vivere, le loro comunità e le terre e le foreste da cui dipende tutta l'umanità.

E’ tempo per i leader mondiali di ascoltare. Avrebbero dovuto saperlo.”

Le testimonianze di leader indigeni e ulteriori informazioni sulle modalità di partecipazione attiva sono disponibili al link sottostante.

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