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14/5/2015
Used in cell phones and laptop computers, the 3Ts: tin, tantalum, and tungsten are also sold profitably by armed groups in eastern Congo.
© Enough Project - Sasha Lezhnev

Unione Europea: la società civile lancia una petizione online affinchè il Parlamento Europeo modifichi la proposta di regolamento UE sull’importazione di minerali provenienti da zone di conflitto

Il prossimo martedì 19 maggio 2015 il Parlamento Europeo in seduta plenaria voterà la proposta di regolamento presentata dalla Commissione Europea e rivista dalla Commissione per il Commercio Internazionale (INTA) sull’istituzione di un sistema UE di autocertificazione per gli importatori di stagno, tantalio, tungsteno e oro che scelgono di importare tali risorse nell'Unione in modo responsabile.

La FOCSIV insieme con CIDSE, EurAc e Justice et Paix, l’11 maggio ha lanciato una petizione online per chiedere ai membri del Parlamento Europeo di votare a favore di un regolamento ambizioso e stringente che ostacoli in maniera concreta il commercio dei minerali provenienti da aree di conflitto o ad alto rischio. Con tale petizione i cittadini europei avranno la possibilità di inviare un messaggio di posta elettronica preformulato agli europarlamentari che li rappresentano chiedendo l’approvazione di una legge che contribuisca realmente a rompere il legame tra il commercio illegale delle risorse naturali e i conflitti.

FOCSIV, CIDSE e altri soggetti della società civile chiedono importanti cambiamenti alla bozza di regolamento, fra cui: l’introduzione per le imprese di requisiti obbligatori nel garantire il rispetto dei diritti umani, l’adozione di un approccio di tipo vincolante che non abbia alcun limite di carattere geografico, l’inclusione di tutte le imprese coinvolte nella filiera nel sistema di certificazione obbligatoria (non solo le imprese importatrici o solo quelle estrattive) e l’ampliamento della tipologia di risorse naturali il cui l’approvvigionamento e commercio nascondono violazioni di diritti umani.

Il progetto di regolamento sarà poi trasmesso al Consiglio, dove i governi degli Stati membri voteranno per accettare o modificare la proposta del Parlamento.

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