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«Cause(s) for Action»: The Kiobel Reader on Corporate Liability for (Aiding and Abetting) Human Rights Violations

Antoine Meyer, Grégoire Fleurot, Romain Svartzman (2012)

Contenuto in:

Pace diritti umani - Peace Human Rights, 3/2012

Tipologia pubblicazione

: Articolo / Saggio

Pagine

: 47-74

Lingua

: IT

Contenuto

La lettura di Kiobel sulla responsabilità di impresa con riferimento alle (forme di complicità nelle) violazioni dei diritti umani

In attesa della decisione della Corte suprema degli Stati Uniti, questo articolo approfondisce le questioni relative al caso Kiobel c. Royal Dutch Petroleum e gli argomenti presentati dai richiedenti, dai convenuti e dagli amici curiae. In questo caso, i ricorrenti nigeriani hanno fatto ricorso allo Alien Tort Statute (ATS) per ottenere un risarcimento presso le corti statunitensi, asserendo che la multinazionale si è resa complice di violazioni dei diritti umani – compresi atti di tortura ed esecuzioni extragiudiziarie – commesse in Nigeria negli anni Novanta. Sulla base delle numerose memorie presentate dalle maggiori aziende multinazionali, da Stati e da ONG, nonché delle argomentazioni presentate nel corso del dibattimento dinnanzi alla Corte suprema, l’articolo si occupa di alcuni dei punti controversi di un dibattito che va ben oltre l’utilizzo e il futuro dello Alien Tort Statute stesso; quest’ultimo riguarda non solo il contenuto di una norma internazionale sulla responsabilità di impresa, ma anche l’esercizio di una forma di giustizia universale ed extraterritoriale e le sue implicazioni diplomatiche ed economiche. Gli autori dell’articolo, inoltre, vogliono mettere in evidenza alcuni dei ragionamenti discutibili avanzati dalle aziende che si schierano con la multinazionale citata e sperano di vedere l’ombra di questa causa rimossa. Alcuni di questi ragionamenti sollevano questioni relative alla coerenza di queste multinazionali con riferimento ai loro impegni in materia di responsabilità sociale d’impresa. Meno di due anni dopo l’adozione dei Principi-guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani, questi ragionamenti suggeriscono anche che devono ancora emergere forme di comprensione comune e operativa quando si parla di obblighi di diligenza.

Aggiornato il

09/01/2014

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