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Anna Piratti, FACCIA A FACCIA / paintings / mixture of techniques on canvas
© Anna Piratti

Consiglio d’Europa: partecipazione culturale e vita democratica

Questa scheda presenta sinteticamente le azioni del Consiglio d’Europa in materia culturale, con una particolare attenzione all’approccio che riconosce la partecipazione culturale uno dei fondamenti della vita democratica.

Autore: Desirée Campagna, MA in Istituzioni e politiche dei diritti umani e della pace, Università di Padova

Riconoscendo che il rafforzamento della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani si lega strettamente alla promozione della cultura, il Consiglio d’Europa, fin dalla sua istituzione, si impegna per declinare le espressioni culturali in un orizzonte di dialogo, coesione e cittadinanza. Lo Steering Committee per la cultura, il patrimonio e il paesaggio, istituito nel 2012 in sostituzione dei precedenti Comitati specializzati del Consiglio per la cooperazione culturale, si occupa di coordinare e supervisionare le diverse iniziative, giuridiche, politiche o strettamente culturali, promosse dal Consiglio d’Europa. Nella volontà di descrivere sinteticamente come il diritto umano a prendere parte alla vita culturale venga tradotto nei sistemi di protezione e promozione dei diritti umani a livello europeo, ad una panoramica iniziale sulle linee d’azione in campo culturale promosse dal Consiglio d’Europa, segue una sintesi dell’approccio sviluppato da questa organizzazione relativamente alla promozione della partecipazione culturale.

Linee d’azione del Consiglio d’Europa in campo culturale

Le attività del Consiglio d’Europa nel campo della cultura risultano ispirate ad alcuni fondamentali principi: il rispetto dell’identità e la promozione della diversità culturale e del dialogo interculturale; il rispetto della libertà di espressione, di associazione e di opinione come definite nella Convenzione europea dei diritti umani (CEDU); il supporto alla creatività; la promozione della partecipazione culturale, della democratizzazione della cultura e della democrazia culturale. Questi principi hanno trovato traduzione concreta tramite la formulazione di strumenti di valenza giuridica o declaratoria, quali convenzioni o raccomandazioni dell’Assemblea Parlamentare, o attraverso il lancio di iniziative di revisione e sostegno allo sviluppo di politiche culturali nazionali e locali. Rilevanti sono, inoltre, i progetti promossi dal Consiglio d’Europa con l’obiettivo di valorizzare artisti e operatori culturali europei ed extraeuropei.

Strumenti giuridici e raccomandazioni

Alla Convenzione Culturale Europea, primo strumento giuridico attraverso cui, nel 1955, gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno sottoscritto il loro impegno nel campo della cooperazione culturale, si affianca la più recente Convenzione sul valore del patrimonio culturale per la società, adottata a Faro nel 2005. In questo documento, la tutela dei beni culturali è posta in relazione alla costruzione dell’Europa come “comunità di valori”. L’impegno del Consiglio d’Europa per la promozione della cultura come strumento di affermazione di una “cultura universale dei diritti umani” risulta evidente, poi, oltre che nel rilevante contributo fornito all’UNESCO nella formulazione della Convenzione del 2005 sulla protezione e promozione della diversità delle espressioni culturali, anche in una recente raccomandazione dell’Assemblea Parlamentare. La Raccomandazione 1990 (2012) sul diritto a prendere parte alla vita culturale riconosce, infatti, i diritti culturali quale parte imprescindibile dello sviluppo olistico dell’essere umano. Di notevole importanza inoltre, nell’ambito del dibattito relativo al dialogo interculturale é il Libro Bianco redatto dal Consiglio d’Europa nel 2008, con il titolo “Vivere insieme in pari dignità”, in cui si sostiene la necessità di una governance democratica della diversità culturale e il rafforzamento della cittadinanza e della partecipazione in ottica interculturale.

Sviluppo di politiche culturali a livello nazionale e locale

Il “Compendium delle politiche e tendenze culturali in Europa” è stato promosso dal Consiglio d’Europa come strumento di analisi trasversale e comparativa delle politiche pubbliche attuate dagli Stati membri nel campo della cultura. Si tratta, infatti, di un database online che raccoglie e analizza gli sviluppi storici e politici che, in ciascuno dei 47 Stati membri, hanno definito nel tempo i diversi approcci nazionali alla promozione della cultura. Un’assistenza più tecnica nell’ideazione e nella valutazione delle politiche culturali é fornita, invece, attraverso l’iniziativa KYIV che, in diretta continuità con i precedenti programmi STAGE e MOSAIC, mira a combinare il lancio di nuovi progetti sul campo con una riflessione teorica sui principi della gestione culturale. Particolare attenzione viene posta, in questo ambito, alle attività di assistenza, scambio e cooperazione culturale con i Paesi dell’Europa dell’Est e del Caucaso del Sud.
Per quanto riguarda lo sviluppo delle politiche culturali a livello locale, il programma Intercultural Cities prevede scambi e confronti tra diverse città europee riguardo le politiche messe in campo per promuovere l’integrazione interculturale dei migranti e delle minoranze. Scopo ultimo é stilare un Intercultural Cities Index, capace di valutare, attraverso la formulazione di specifici indicatori, “le politiche urbane attraverso la lente interculturale”.

Supporto agli artisti e agli operatori culturali

Con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di una rete europea ed extraeuropea di scambio e confronto in materia culturale, il Consiglio d’Europa ha promosso diverse piattaforme destinate agli operatori culturali. L’iniziativa CultureWatchEurope si propone di promuovere la cultura come “anima della democrazia” e offre una panoramica innovativa sugli sviluppi europei nel campo dell’arte, del patrimonio e della creatività, soprattutto relativamente a quanto accade a livello di società civile. Si legano a CultureWatchEurope le attività dell’Osservatorio europeo dell’audivisivo (European Audiovisual Observatory) e della piattaforma online HOTopics, il cui obiettivo é massimizzare il potenziale democratico del digitale e delle nuove tecnologie per promuovere la partecipazione culturale. Di notevole rilevanza poi, sono le attività portate avanti dall’ENCATC (European Network of Cultural Administration Training Centres), un’organizzazione non governativa che funge da piattaforma di dialogo tra l’UNESCO, il Consiglio d’Europa, la Commissione Europea e il Parlamento Europeo sulla gestione delle iniziative culturali. Per quanto riguarda la valorizzazione della produzione artistica e creativa in senso stretto, all’organizzazione di numerose esibizioni artistiche transnazionali, il Consiglio d’Europa ha affiancato iniziative quali “Cultural Routes”, che valorizza gli itinerari culturali europei come parte di un patrimonio condiviso e “Artists for Dialogue”, che mira ad incoraggiare la cooperazione tra artisti provenienti dall’Europa centrale, dall’Europa dell’Est, dall’Asia centrale e dall’area Euromediterranea in una prospettiva di lungo periodo. Di rilievo sono, inoltre, il premio “Cultural Labels”, ideato per valorizzare progetti artistici innovativi e rilevanti per gli obiettivi perseguiti dal Consiglio d’Europa, e il fondo EURIMAGES, destinato al supporto di co-produzioni cinematografiche.

L’approccio alla promozione della partecipazione culturale

Nell’ambito della formulazione di un approccio europeo alle politiche culturali e del dibattito su cultura e sviluppo, il Consiglio d’Europa ha fornito, negli anni, un forte impulso per l’introduzione del tema della partecipazione culturale. Lo studio “In From the Margins” curato nel 1997 dalla European Task Force on Culture and Development mirava, infatti, a sostenere la necessità di riportare le politiche culturali “dai margini al centro” delle preoccupazioni politiche. Nel testo si afferma che la sfida non é solo quella di “porre tutte le comunità svantaggiate al centro del dibattito e della pianificazione strategica in campo culturale” (p.132) ma anche di fare in modo che la politica culturale non sia più “confinata nella sfera delle politiche di bassa priorità” e che si riconosca la sua importanza “relativamente al capitale umano, alla creatività e all’empowerment” (p.272).

Fin dagli anni ‘90, dunque, l’approccio promosso dal Consiglio d’Europa alla promozione della partecipazione culturale risulta strettamente connesso ai temi della democrazia culturale, da una parte, e dell’affermazione del valore intrinseco della cultura, dall’altra. Come si legge chiaramente nel rapporto “Making Culture Accessible - Access, participation and cultural provision in the context of cultural rights” curato nel 2010 da Interarts per conto del Consiglio d’Europa, la democrazia culturale comprende diversi principi: “il diritto di ognuno di partecipare alle attività culturali della società, la possibilità per tutti i membri della società di beneficiare dell’offerta e dei mezzi culturali senza perdere la propria identità culturale, l’obbligo delle autorità pubbliche di supportare la diversità culturale e di promuovere la diversità attraverso il contatto con le altre culture” (p.12).

La necessità di promuovere presso gli Stati membri delle azioni positive a favore della democrazia culturale ha incrementato, dunque, la ricerca di indicatori capaci di misurare l’impatto che le politiche culturali esercitano sullo sviluppo. Il documento conclusivo della Conferenza organizzata da CultureWatchEurope ad Helsinki nel 2012, dal titolo “Cultural Access and Participation - from Indicators to Policies for Democracy” si esprime a favore dell’avvio di un processo di ricerca sulla partecipazione culturale (Helsinki Participation Research Process) “che sviluppi un insieme di indicatori capaci di misurare l’impatto economico e sociale della cultura per comprenderne il ruolo essenziale come creatrice di empatia per la differenza, per capire meglio la natura della partecipazione culturale e, in particolare, della non partecipazione” (p.2). L’obiettivo posto dal Consiglio d’Europa é, quindi, quello di preservare e valorizzare, pur riconoscendo la necessità di indicatori misurabili che sostengano la formulazione di strategie di sviluppo, il valore intrinseco della cultura come “mezzo di affermazione della felicità, della democrazia, dell’uguaglianza” (p.11).

Poiché, infatti, si riconosce che “la cultura è allo stesso tempo custode e fondamento della qualità della vita” (CultureWatchEurope, p.5), la partecipazione culturale viene intesa come elemento fondante del processo più generale di partecipazione degli individui alla vita della società. CultureWatchEurope afferma, in questo senso, che “la capacità olistica di prendere parte definisce non solo la partecipazione alla cultura ma alla società nella sua interezza” e che “la partecipazione culturale può essere posta a fondamento di un’esistenza più ricca e della stessa vita democratica” (p.8).

La promozione della partecipazione culturale viene posta, dunque, al cuore delle politiche del Consiglio d’Europa che mirano alla costruzione di una cultura della democrazia e dei diritti umani. La convinzione che permea l’azione di questa organizzazione nel campo culturale é che “una società che dimostra interesse nel nutrire e promuovere i bisogni culturali e spirituali in condizioni di libertà, dove le persone godano del diritto di avere accesso alle espressioni, esperienze e servizi culturali, ha più possibilità di sviluppare un senso di responsabilità comune tra i suoi membri” (“Making Culture Accessible”, p.10). Si ribadisce, infatti, che “coloro che sperimentano, attraverso la partecipazione culturale, la pienezza dell’esistenza umana, dimostrano una maggiore propensione alla coesione sociale e all’impegno nei confronti della comunità” (CultureWatchEurope, p.17).

Aggiornato il

30/9/2013