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Cina

Diritti umani in Cina: UPR, pareri dei comitati delle Nazioni Unite e ruolo delle istituzioni nazionali per i diritti umani

Questa scheda descrive in primo luogo la situazione dei diritti umani in Cina come emersa dal suo ultimo Esame periodico universale (UPR), tenuto nel 2013. Prosegue poi illustrando le raccomandazioni e le osservazioni formulate dal Comitato contro la tortura nell’ultimo esame periodico della Cina tenuto nel 2015, essendo la tortura una delle questioni principali emerse dall’ultima UPR. Infine, la scheda analizza lo stato della creazione di una istituzione nazionale per i diritti umani.

Autore: Riccardo Nanni, studente MA Human Rights and Multilevel Governance, Università di Padova

Esame periodico universale (UPR): rapporto nazionale, shadow reports e raccomandazioni

La Cina è uno degli attori politicamente ed economicamente più rilevanti nelle relazioni esterne dell’ASEAN e dei suoi paesi membri, nonché membro dell’ASEAN Plus Three (APT). L’ultima UPR della Cina da parte del Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite ha avuto luogo a fine 2013, durante il secondo ciclo di UPR ancora in corso al luglio 2016. La Cina ha accettato 204 delle 252 raccomandazioni formulate dagli stati intervenuti durante la sessione.

Il rapporto nazionale presentato dalla Cina ha esposto ottimisticamente gli sviluppi in termini di diritti umani avvenuti nel paese, sia in ambito di diritti economici, sociali e culturali sia in ambito di diritti civili e politici. La Cina ha sempre posto priorità sulla prima categoria di diritti e fa spesso riferimento alla necessità di sviluppo economico e al diritto allo sviluppo, con riferimento al proprio tasso di povertà e autodefinendosi “paese in via di sviluppo” anche nel rapporto nazionale presentato per la UPR.

Nel rapporto nazionale la Cina illustra importanti miglioramenti messi in atto nell’area dei diritti economici e sociali. In particolare, nella lotta alla povertà, soprattutto in aree rurali; nella creazione di nuovi posti di lavoro con standard di protezione sociale e possibilità di pensionamento; nella creazione di mezzi di arbitrato per risolvere i contenziosi sul lavoro; nell’avvio di piani urbanistici per la costruzione di abitazioni economicamente accessibili e nel recupero di aree degradate per fornire nuove soluzioni abitative.

In tema di diritti civili e politici il rapporto presentato dalla Cina mira a mostrare progressi anche nel rispetto del diritto alla vita, indicando una consistente riduzione delle pene di morte grazie a riforme che hanno ridotto le sanzioni per crimini precedentemente punibili con la pena capitale. Inoltre, il rapporto illustra migliorie alle pratiche di interrogazione al fine di ridurre l’uso della tortura: le confessioni estorte sono ora invalide e le accuse di tortura avanzate dalle vittime sono investigate. Infine, la Cina presenta ottimisticamente anche la situazione della libertà di espressione nel proprio territorio, con riferimenti soprattutto quantitativi al numero di quotidiani e di libri in circolazione.

I piani d’azione per il miglioramento della condizione interna dei diritti umani che la Cina ha presentato per il futuro prossimo sono largamente orientati ai diritti economici e sociali, con salute e povertà al centro.

Meno ottimistica è invece la società civile, che tramite gli shadow reports - rapporti sulle situazioni nazionali dei diritti umani presentati dalle ONG durante le UPR - pone l’attenzione sulla permanenza di criticità nella situazione domestica della Cina. Organizzazioni da varie parti del mondo, sia religiose che laiche, hanno raccomandato al governo cinese di ratificare il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR). Inoltre, Amnesty International nota che le nuove normative hanno sostanzialmente legalizzato le sparizioni forzate, anche se sottolinea l’impegno positivo del governo cinese a ridurre l’uso della tortura. Tuttavia, quest’ultima rimane una pratica molto diffusa, come ribadito da Human Rights Watch, mentre Christian Solidarity Worldwide ha invitato la Cina a emettere una standing invitation per le procedure speciali del Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite. ONG di vario genere hanno raccomandato l’adesione allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, mentre la Dui Hua Foundation (DHF) evidenzia la persecuzione delle minoranze etniche, soprattutto uigura e tibetana. La libertà di culto, infine, è un altro punto critico secondo la società civile.

Anche nel campo dei diritti sociali la società civile ha segnalato lacune. La Federazione cinese dei sindacati (ACFTU) segnala nel suo shadow report la scarsa attenzione del governo cinese alla salute sul lavoro, con la maggior percentuale di malattie professionali rilevata all’interno delle aziende con più forti contatti politici, sintomo di corruzione endemica. La Confederazione dei sindacati di Hong Kong ha a sua volta criticato l’ACFTU per il forte controllo che il governo cinese ancora esercita su di essa e per la scarsa democraticità nell’elezione dei rappresentanti sindacali. Inoltre, vari shadow reports segnalano tra le altre cose una scarsa redistribuzione delle risorse e il costante ricorso a sgomberi forzati senza rispetto degli standard internazionali, anche se altre organizzazioni rilevano miglioramenti sociali apportati dalle politiche del governo cinese tra cui la diminuzione della povertà. Infine, la politica cinese di respingimento dei rifugiati pone questi ultimi in posizione di vulnerabilità secondo varie ONG.

La UPR del 2013 ha sollevato questioni simili a quelle già sollevate dalla società civile. In particolare, gli USA hanno raccomandato la ratifica dell’ICCPR, firmato dalla Cina nel 1998 ma mai ratificato, mentre l’Italia ha accolto positivamente la diminuzione dell’uso della pena di morte e ha raccomandato un’ulteriore riduzione dei reati punibili con questa.

Oltre alla ratifica dell’ICCPR, molte sono state le richieste di ratifica dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale (ICC), della Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata (CPED) e del Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (OP-CAT). La ratifica di quest’ultimo autorizza il Sottocomitato per la prevenzione della tortura (SPT) a condurre visite nel paese e obbliga questo a dotarsi di meccanismi nazionali di prevenzione.

Delle 48 raccomandazioni che la Cina ha respinto tra le 252 formulate durante la UPR è importante segnalarne alcune. In primo luogo, i delegati cinesi hanno dichiarato che il governo sta lavorando per creare le condizioni per la ratifica dell’ICCPR e l’accesso alla CPED. Tuttavia, hanno rifiutato di stabilire una data di accesso alle convenzioni e hanno respinto qualsiasi possibilità di aderire all’OP-CAT sostenendo che l’eliminazione della tortura sia frutto del lavoro degli stati e non di visite esterne. Una posizione simile è stata presa dalla Cina anche relativamente alla possibilità di accettare le comunicazioni individuali ai Comitati delle Nazioni Unite che monitorano l’applicazione dei trattati, poiché il governo sostiene che il dovere di proteggere i diritti umani sia degli stati e gli individui debbano prima esperire i mezzi nazionali in caso di violazione.

Sulle richieste di adesione allo Statuto di Roma, la Cina ha affermato il proprio rispetto e l’importanza attribuita al diritto penale internazionale ma ha sottolineato le criticità che parte della comunità internazionale ha sollevato contro la ICC, spesso accusata di non essere imparziale e di essere eccessivamente focalizzata su determinati paesi. La Cina ha quindi rifiutato di aderire allo Statuto di Roma.

Pareri e raccomandazioni del Comitato contro la tortura nella revisione del 2015

Viste le criticità emerse durante la UPR, è interessante osservare le raccomandazioni formulate nel 2015 nei confronti della Cina dal Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite, comitato che supervisiona l’implementazione della CAT, ratificata dalla Cina nel 1988.

Il Comitato ha rilevato sviluppi positivi, soprattutto grazie alle riforme che hanno riconosciuto la tortura psicologica come forma di tortura e introdotto il controllo audiovisivo degli interrogatori al fine di prevenire l’estorsione di confessioni tramite tortura. Inoltre, il Comitato accoglie positivamente l’abolizione nel 2014 del sistema di “rieducazione tramite il lavoro”, più volte criticato durante la UPR del 2013.

Tuttavia, molte delle raccomandazioni formulate nelle revisioni precedenti al 2009 non hanno avuto seguito, comprese quelle relative alle tutele legali per le vittime di tortura, alla mancanza di statistiche su tali pratiche e alle accuse di aggressione ai danni di avvocati, spesso a causa del loro lavoro anche quando svolto secondo la legge. Il Comitato rileva che l’attuale definizione di tortura prevista dalla legislazione cinese non garantisce la perseguibilità penale di tutti i pubblici ufficiali che possono praticare o avallare pratiche di questo genere. Inoltre, i periodi di detenzione preprocessuale sono eccessivamente lunghi e non garantiscono la possibilità per il detenuto indagato di essere portato di fronte al giudice in quarantotto ore, come previsto invece dal diritto internazionale. Anche la possibilità del detenuto di incontrare il proprio avvocato è eccessivamente ristretta secondo il Comitato, che invita la Cina ad abolire la legge che permette la detenzione in isolamento degli indagati.

Per quanto riguarda il trattamento carcerario, al di là delle questioni strettamente legate alla tortura, il Comitato accoglie positivamente le misure adottate per fornire ogni carcere di un centro medico, ma raccomanda che il personale sia indipendente dalle forze di polizia, che il servizio sia accessibile e che le visite mediche siano confidenziali e soprattutto svolte in assenza di ufficiali di polizia. Inoltre, il Comitato raccomanda che l’isolamento sia utilizzato come ultima risorsa regolamentata con criteri chiari e mai applicata a tempo indeterminato su detenuti con problemi psichiatrici o altre categorie di detenuti con problemi di salute e bisognosi di assistenza medica. Infine, il controllo audiovisivo degli interrogatori deve sempre applicarsi agli interrogatori nella loro interezza ed essere utilizzabile come prova in tribunale.

Il Comitato contro la tortura ha anche invitato la Cina ad aderire alla moratoria internazionale sulla pena di morte in vista dell’adesione al secondo protocollo all’ICCPR che abolisce la pena capitale.

Istituzioni nazionali per i diritti umani

L’idea della Cina di dotarsi di una istituzione nazionale per i diritti umani indipendente e in linea con i Principi di Parigi è nata nel 2004, nell’ambito di una conferenza sulle istituzioni nazionali per i diritti umani organizzata dalla China University of political science and law (CUPL) e dal Raoul Wallenberg institute of human rights and humanitarian law. Tuttavia, a distanza di dodici anni il paese non si è ancora dotato di una istituzione di tal genere. La Cina ha però avviato alcuni tentativi di creazione di questo ente con l’assistenza dell’Asia-Pacific forum of national human rights institutions (APF).

Risorse

Aggiornato il

20/7/2016

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pace diritti umani