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Barche di migranti abbandonate sulla spiaggia dell'isola di Lampedusa, meta dei flussi di migranti provenienti dai paesi del Nord Africa
© UN Photo/Phil Behan

Gli elementi di criticità del sistema d’asilo italiano

Negli ultimi anni nell’ordinamento italiano sono stati introdotti una serie di provvedimenti in materia di immigrazione e asilo che hanno destato preoccupazioni, sia a livello nazionale che internazionale, circa l'effettività delle garanzie di protezione dei diritti umani in Italia.

Autore: Sofia Omar Osman, MA in Istituzioni e politiche dei diritti umani e della pace, Università di Padova / Collaboratrice del Centro diritti umani

Gli elementi di criticità del sistema italiano in materia di asilo sono stati evidenziati nell'ambito dei meccanismi di monitoraggio dei diritti umani previsti dalle Nazioni Unite e dal Consiglio d'Europa, di seguito riportati.

Visita della delegazione del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (European Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment - CPT)

L'obiettivo principale della visita, avvenuta nel luglio 2009, era di analizzare la politica dei respingimenti, attuata dall'Italia a partire dal maggio 2009 e conseguentemente alla stipulazione del Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione tra Italia e Libia, firmato a Bengasi il 30 agosto 2008. La delegazione ha inoltre analizzato le misure adottate dall'Italia per assicurare che i migranti non vengano respinti verso Paesi dove sarebbero potuti essere sottoposti a tortura o a pene o trattamenti inumani o degradanti. Nel rapporto, il CPT evidenzia che la suddetta politica costituisce una violazione del principio di non-refoulement, a cui l'Italia è vincolata indipendentemnte dal luogo in cui eserciti la sua giurisdizione. Anche il rinvio indiretto di un richiedente asilo verso un Paese terzo che potrebbe successivamente inviare la persona verso il Paese di temuta persecuzione costituisce violazione del principio di non-refoulement ed entrambi i Paesi sono da ritenere responsabili dell'illecito. Il CPT sottolinea che l'Italia non ha assicurato ai migranti intercettati in mare, rientranti sotto la sua giurisdizione, e successivamente respinti verso i porti libici, la possibilità di richiedere la protezione internazionale. In proposito il CPT evidenzia che la Libia non può essere considerato un Paese "sicuro", non facendo parte della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951 e non avendo predisposto un meccanismo formale per il riconoscimento di tale status.

EsamePeriodico Universale (Universal Periodic Review - UPR)

Nel febbraio 2010, l'Italia è stata oggetto del meccanismo di Esame Periodico Universale del Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite. Lo UPR si basa sull'analisi dei rapporti redatti dal Paese in esame, dei rapporti preparati dall'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla base delle raccomandazioni dei Treaty Bodies e degli Special Rapporteurs che hanno considerato la situazione dello Stato, nonchè sulle informazioni inviate dalle organizzazioni della società civile. Nelle raccomandazioni espresse dagli altri Paesi membri del Consiglio dei diritti umani e delle Nazioni Unite, all'Italia è ripetutamente chiesto di assicurare degli standard minimi di accoglienza per i richiedenti asilo accolti nei centri di permanenza temporanea e assistenza (CPTA) e viene rilevato con preoccupazione che il periodo di detenzione amministrativa è stato portato da 60 giorni a sei mesi. Ulteriore elemento di criticità è risultata essere l'introduzione nell'ordinamento italiano (legge 94/2008) di alcune disposizioni che criminalizzano la condizione dello straniero, tra cui il reato di immigrazione clandestina e il reato di cessione di un alloggio a migranti irregolari. Ha destato inoltre preoccupazione l'emendamento al disegno di legge 94/2009, presentato dalla Lega Nord, che eliminava il principio di non segnalazione dei migranti irregolari all'autorità giudiziaria da parte dei medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, approvato al Senato e successivamente soppresso nel passaggio all'esame della Camera. Tra le questioni emerse nel corso della UPR figura inoltre la politica dei respingimenti dei migranti e dei richiedenti asilo verso Paesi in cui non possono essere assicurate le garanzie materiali e procedurali per la sottomissione della richiesta di protezione internazionale. Si raccomanda all'Italia di cessare tale pratica, che viola il principio di non-respingimento ed impedisce ai potenziali richiedenti asilo di presentare la domanda di protezione internazionale.

Visita del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg

Nel maggio 2011 il Commissario ha visitato l'Italia, producendo un rapporto contenente un'analisi della situazione nel Paese. Per quanto concerne la materia dell'asilo il Commissario si sofferma in particolare sulla situazione determinatasi dall'inizio del 2011, caratterizzata da ingenti flussi di migranti in arrivo sulle coste italiane conseguentemente all'inizio dei movimenti di protesta nei Paesi del Nord Africa. Il Commissario, pur riconoscendo gli sforzi dell'Italia per il potenziamento delle operazioni di salvataggio in mare dei migranti, evidenzia alcuni elementi di criticità in specifiche aree. Preoccupazioni vengono espresse in particolare in merito alla politica dei respingimenti, attuata fino all'inizio della crisi nordafricana, e in merito alle condizioni di accoglienza. Il Commissario raccomanda all'Italia di potenziare il sistema di accoglienza (SPRAR) e di aumentare gli sforzi per garantire adeguate condizioni di accoglienza. Riscontra inoltre una certa confusione circa la natura dei diversi centri governativi di accoglienza e trattenimento dei migranti e dei richiedenti asilo, sostenendo che tale situazione compromette l'effettiva tutela dei loro diritti. Il Commissario evidenzia inoltre la necessità di migliorare le politiche volte all'integrazione dei beneficiari di protezione internazionale, per evitare che si trovino in condizione di indigenza.

Rapporto della Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI) del Consiglio d'Europa

Il rapporto, pubblicato il 21 febbraio 2012, rispecchia la situazione dell'Italia fino al 22 giugno 2011. Nel rapporto, il cui contenuto è il frutto di un'analisi approfondita di fonti documentarie e della visita di una delegazione in Italia, vengono valutate le politiche e gli strumenti adottati in Italia in vari ambiti di interesse, tra cui l'asilo. Il rapporto si sofferma ancora una volta sulla politica dei respingimenti, rilevando che tale pratica ha di fatto privato molte persone della possibilità di richiedere la protezione internazionale, e invita l'Italia a porre fine in modo permanente a tale pratica. Il rapporto rileva inoltre svariati problemi, tra cui le carenze del sistema italiano in materia di accesso all'assistenza legale e ai servizi di interpretariato, le numerose eccezioni al principio dell'effetto sospensivo dei ricorsi presentati contro il diniego della domanda di asilo e le spesso inadeguate condizioni di accoglienza all'interno dei CDA e dei CARA. Riguardo allo  SPRAR, pur apprezzandone l'opera, si osserva che esso non è in grado di soddisfare le domande complessive di accoglienza presentate e le esigenze di integrazione. Il rapporto affronta poi il tema dell'emergenza sbarchi determinata dalla cosiddetta "primavera araba", giudicando troppo precipitosa la pratica dei rimpatri di alcuni migranti verso i rispettivi paesi d'origine e considerando le condizioni di accoglienza spesso inadeguate.

Va rilevato infine che il 23 febbraio 2012 la Grande Camera della Corte Europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per la politica dei respingimenti dei migranti verso la Libia (caso Hirsi Jamaa and Others v. Italy). Il caso in merito al quale si è pronunciata la Corte riguarda 24 cittadini somali ed eritrei intercettati in mare nel 2009 dalle autorità italiane e respinti in Libia. La Corte ha stabilito che l'Italia non ha rispettato l'articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (divieto di tortura), ha violato il divieto di espulsioni collettive (art. 4 IV Protocollo opzionale alla Convenzione), e non ha assicurato il diritto ad un ricorso effettivo (art.13).

Risorse

Aggiornato il

6/7/2012

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pace diritti umani