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Ritratto di una ragazza haitiana durante la distribuzione del cibo da parte dei peacekeepers peruviani dell' ONU a Port-au-Prince, Haiti. 2008
© UN Photo/Marco Dormino

Il Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite e l’accesso dei minori alla giustizia

La scheda descrive l’approccio del Consiglio diritti umani rispetto all’accesso dei minori alla giustizia, tematica che ha trovato una sua razionalizzazione a seguito della Giornata annuale di discussione sui diritti dei bambini del 2014.

Autore: Martina Lucia Lanza, MA in Istituzioni e politiche dei diritti umani e della pace, Università di Padova / Collaboratrice del Centro diritti umani

Il Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite ha più volte preso in considerazione la questione dell’incontro dei minori con la giustizia, specialmente per quanto riguarda i minori in conflitto con la legge (Risoluzioni “Amministrazione della giustizia e dei diritti umani” n. 10/2 del 2009, n. 18/12 del 2011, n. 24/12 del 2013); ma anche rispetto ad altri temi affini come i giovani privati della libertà personale (Risoluzione n. 21/26 del 2012).

Un passaggio decisivo verso una razionalizzazione di questa ampia tematica si è avuto con la Giornata annuale di discussione sui diritti dei bambini del 2014. Le “giornate annuali di discussione” rappresentano l’impegno che si è dato il Consiglio diritti umani di dedicare almeno un giorno di lavoro all’anno alla discussione di tematiche specifiche sui diritti del bambino, ricomprendendo anche l’identificazione delle sfide da affrontare e le buone prassi di cui gli Stati possono dotarsi (Risoluzione n. 7/29 del 2008).
Nello specifico, la giornata di discussione del 2014 si è concentrata sul tema dell’accesso dei minori alla giustizia e sulla giustizia child-sensitive.

Di particolare rilevanza, data l’esaustività della trattazione, è il report preparatorio dell’Alto Commissario per i diritti umani, presentato in occasione della 25a sessione del Consiglio dei diritti umani (3-28 marzo 2014).
In tale report, adottato con la risoluzione A/HRC/25/35 del 16 dicembre 2013, l’accesso alla giustizia è ritenuto un diritto fondamentale di per sè, ma anche un prerequisito essenziale per la protezione e promozione di tutti i diritti umani. L’accesso alla giustizia si riferisce alla capacità di ottenere un equo e tempestivo rimedio per violazioni di diritti stabiliti da norme nazionali e internazionali. Il termine si applica agli ambiti civili, amministrativi e penali della giustizia, inclusa la giustizia tradizionale informale, nonché alle forme alternative di risoluzione delle dispute con modalità riconciliative e di mediazione. Inoltre, l’accesso alla giustizia riguarda tutti i procedimenti che vedono coinvolti minori sospettati, accusati e riconosciuti colpevoli di aver infranto la legge penale, vittime e testimoni, nonchè i minori venuti in contatto con il sistema giudiziario per altre ragioni, come ad esempio per procedimenti riguardanti la presa in carico e l’affidamento.
L’accesso alla giustizia ha come requisito l’empowerment giuridico per tutti i bambini e ragazzi: la possibilità di accedere a tutte le informazioni rilevanti e ai rimedi effettivi per reclamare i propri diritti, attraverso l’educazione ai diritti umani, la consulenza e l’assistenza legale ed il supporto di adulti esperti, tenendo conto della loro maturità e capacità di discernimento in evoluzione.
Il report prosegue dando una definizione di child-sensitive o giustizia child-friendly: si tratta di due termini che riconducono ad un approccio che bilancia il diritto ad essere protetti e prende in considerazione i bisogni individuali e le opinioni dei bambini. Inoltre, una giustizia child-friendly è una giustizia accessibile, appropriata all’età, rapida, responsabile, adattata e focalizzata sui bisogni e sui diritti del bambini, incluso il diritto all’equo processo, alla partecipazione e alla comprensione dei procedimenti, al rispetto della vita privata e familiare, all’integrità e alla dignità.

Successivamente, dopo aver preso in considerazione il quadro giuridico di norme vincolanti e non vincolanti, nella terza parte il report evidenzia come l’accesso alla giustizia rimanga tuttora una sfida per diverse ragioni:

- Il sistema di giustizia è di difficile comprensione per i bambini e quindi di per sè discriminatorio;
- Il sistema di giustizia è intimidatorio: i minori possono temere di presentare reclami per paura di aggressioni, stigmatizzazione e abbandono. Inoltre, possono nutrire poca fiducia sul fatto che il loro reclamo venga preso seriamente e valutato correttamente;
- La possibilità di accedere alla giustizia dipende dal supporto offerto dagli adulti di riferimento e dalla loro comprensione dei diritti dei bambini;
- Difficoltà aggiuntive che discendono dall’appartenere a gruppi particolarmente vulnerabili di minori: minori collocati in struttura, ragazzi di strada, disabili, migranti, etc.

La quarta parte del documento fa una raccolta di buone prassi per il superamento delle difficoltà rilevate: tra queste, figura per esempio la creazione di una serie di misure extra-giudiziarie per i minori autori di reato, le quali possono includere mediazione, giustizia riconciliativa e riparativa.

Il Consiglio diritti umani, a seguito dell’annuale giornata di discussione e tenendo in considerazione il report sottopostogli dall’Alto Commissario per i diritti umani, nel corso della 25a sessione ha adottato una risoluzione sul tema (A/HRC/25/L.10).
L’Organismo esprime forte preoccupazione per il fatto che i minori sono ancora raramente consultati e coinvolti con serietà nelle questioni che li riguardano, a causa di diverse costrinzioni e impedimenti, e che quindi il diritto del bambino di esprimere la propria opinione non è ancora pienamente realizzato. Con riferimento a tale diritto, Il Consiglio diritti umani sollecita gli Stati ad assicurare che a bambini e ragazzi sia data la possibilità di essere ascoltati in ogni procedura giuridica e amministrativa che li riguarda - in accordo con l’articolo 12 della Convenzione sui diritti del bambino - e di assumere iniziative appropriate per assicurare che:

- A tutti i bambini in grado di formarsi una propria opinione sia data l’opportunità di esprimersi direttamente e indirettamente, di persona o attraverso un rappresentante, in un modo appropriato al livello di discernimento, e che a tale espressione sia prestata la giusta considerazione;
- I bambini ricevano informazioni rispetto ai procedimenti nei quali sono coinvolti e sulle decisioni prese, con modalità adatte alla loro età, maturità e alle circostanze, comunicate in un linguaggio che possano comprendere e in maniera adatta al genere e all’appartenenza culturale;
- I metodi utilizzati per chiedere o ottenere informazioni da bambini e ragazzi siano rispettosi dei loro diritti, a misura di bambino e adattati alle condizioni personali del singolo bambino.

La giornata annuale di discussione va a coincidere temporalmente con l’anno di entrata in vigore del Terzo protocollo della Convenzione sui diritti del bambino sulle comunicazioni individuali, mostrando quindi la rilevanza e attualità della tematica dell’accesso dei minori alla giustizia, anche per quanto riguarda i meccanismi internazionali di giustizia.

Risorse

Aggiornato il

1/3/2015