A A+ A++

Enrico Varali, Coordinatore regionale Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI-Veneto) presenta il dossier consegnato alla Commissione ECRI, Biblioteca "P.Cancellieri", Centro diritti umani, Padova, 24 novembre 2010.
© Centro diritti umani - Università di Padova

Il Quinto Rapporto dell’ECRI sull’Italia (CRI(2016)19)

Il quinto rapporto dell’ECRI sull’Italia è stato adottato il 18 marzo 2016 e pubblicato il 7 giugno 2016, facendo seguito alla visita degli esperti della Commissione in Italia avvenuta tra il 13 e il 18 settembre 2015. La visita ha coinvolto autorità, mondo accademico e organizzazioni della società civile e ha incluso una visita presso il Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova per un incontro con i rappresentanti della società civile del Veneto. Il quinto rapporto copre la situazione in Italia fino al 10 dicembre 2015.

Autore: Riccardo Nanni, Studente MA Human Rights and Multilevel Governance, Università di Padova

Il quinto rapporto dell’ECRI sull’Italia è stato adottato il 18 marzo 2016 e pubblicato il 7 giugno 2016, facendo seguito alla visita degli esperti della Commissione in Italia avvenuta tra il 13 e il 18 settembre 2015. La visita ha coinvolto autorità, mondo accademico e organizzazioni della società civile e ha incluso una visita presso il Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova per un incontro con i rappresentanti della società civile del Veneto. Il quinto rapporto copre la situazione in Italia fino al 10 dicembre 2015.


Follow up al quarto rapporto

Dall’adozione del quarto rapporto, avvenuta il 6 dicembre 2011, l’ECRI registra una serie di miglioramenti in vari settori trattati dal rapporto. In particolare, il rafforzamento della normativa sul razzismo e il discorso d’odio quando orientati alla negazione dell’olocausto e la decisione di considerare l’omofobia come aggravante per ogni tipo di reato. Il rapporto segnala azioni positive nella lotta al razzismo come l’adozione del nuovo Piano d’azione nazionale contro il razzismo e la creazione dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD), un organismo interforze della Polizia di stato e dell’Arma dei carabinieri incardinato nel Dipartimento della pubblica sicurezza con sede a Roma, per la segnalazione dei crimini d’odio. Inoltre, l’ECRI rileva il positivo aumento di fondi e di organico per le scuole che accolgono un alto numero di stranieri mentre sul tema LGBTI evidenzia i programmi di formazione effettuati per funzionari amministrativi e di polizia, come pure il ddl sulle unioni civili approvato in Senato nel febbraio 2016 (successivamente entrato in vigore il 5 giugno 2016). Infine, l’ECRI evidenzia l’avvio dell’iter legislativo per la ratifica del Protocollo n. 12 alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, specificamente focalizzato sulle discriminazioni razziali, firmato nel 2000 ma non ancora ratificato dall’Italia.

Tuttavia, permangono criticità secondo l’ECRI, quali le deboli sanzioni contro i reati d’odio e discriminazione razziale e la mancata criminalizzazione della discriminazione sulla base del colore della pelle e della lingua. Inoltre, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR) ha un mandato eccessivamente ristretto, poiché non include, tra le altre cose, le discriminazioni sopracitate e quelle sulla base dell’orientamento sessuale e di genere. L’ECRI ritiene anche che l’UNAR sia insufficientemente indipendente, in quanto il suo legame diretto con il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del consiglio dei ministri è contrario al tipo di indipendenza necessario per il buon funzionamento di questo tipo di organi stando al penultimo Rapporto (CRI(2012)2). Le autorità non sono sempre in grado di raccogliere dati sulle discriminazioni razziali e l’integrazione di stranieri e minoranze rom presenta grandi differenze regionali. In particolare, la Strategia nazionale di integrazione dei rom presenta ritardi nell’attuazione secondo l’ECRI, che rileva violazioni degli standard di protezione nelle operazioni di sgombero degli insediamenti irregolari. Infine, il rapporto sottolinea che l’educazione sessuale rimane un tema controverso e pertanto poco sviluppato nelle scuole italiane, in particolare per quanto riguarda sessualità e identità di genere.

 

Raccomandazioni

Le raccomandazioni formulate dall’ECRI sono suddivise tra temi comuni ai paesi membri del Consiglio d’Europa e temi specifici relativi all’Italia. Al loro interno queste due sezioni sono ulteriormente suddivise: la prima riguarda la legislazione contro il razzismo; il discorso d’odio; la violenza razzista, omofobica e transfobica; e le politiche di integrazione. La seconda sezione riguarda le raccomandazioni del quarto ciclo oggetto di monitoraggio intermedio e le politiche atte a combattere le discriminazioni contro la comunità LGBTI.

Sezione I - Temi comuni

Legislazione contro il razzismo e la discriminazione razziale

  • Ratificare il più rapidamente possibile il Protocollo XII alla CEDU riguardante le discriminazioni razziali. Il documento è stato firmato dall’Italia nel 2000 ma mai ratificato.

1. Diritto penale

  • Assicurare l’incriminazione e l’effettiva punizione delle manifestazioni d’odio razziale e le diffamazioni o minacce fondate su etnia, religione, lingua, colore della pelle, nazionalità o origine.

  • Completare la legislazione sulla prevenzione del genocidio, dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità così da poter punire i crimini di negazionismo, banalizzazione e giustificazione dell’olocausto e apologia dei crimini d’odio.

2. Diritto civile e amministrativo

  • Assicurare che anche la discriminazione sulla base della lingua, del colore della pelle e della nazionalità sia considerata reato e che le organizzazioni attive nella lotta al razzismo e alla discriminazione siano in grado di agire in giudizio in nome e per conto delle vittime.

3. Organi nazionali

  • Garantire l’indipendenza de jure e de facto dell’UNAR, ampliarne le competenze fino a comprendere le discriminazioni basate non solo sull’origine etnica e sulla razza, ma anche sul colore della pelle, la nazionalità, la religione, l’origine e la lingua. Garantire inoltre la possibilità all’UNAR di agire in giudizio.

Discorso d’odio

1. Dati

  • predisporre senza indugio un metodo di raccolta dati sugli episodi legati al discorso d’odio, suddividendoli in categorie in base alla motivazione razziale e in base alle vittime. Pubblicare regolarmente i risultati con informazioni riguardanti il numero di procedimenti penali avviati, le loro ragioni e l’esito dei procedimenti giudiziari.

2. Il razzismo nei media e su internet

  • Completare la ratifica del Protocollo addizionale alla CEDU sulla criminalità informatica riguardante gli atti di razzismo commessi per mezzi informatici.

  • Sensibilizzare i giovani alla tolleranza e ai pericoli del discorso d’odio tramite internet, inserendo nella legge 107/15 sulla “buona scuola” gli strumenti per fornire ai giovani il supporto e le informazioni per l’uso responsabile dei social networks.

La violenza razzista, omofobica e transfobica

  • Adottare misure per fornire un supporto specializzato alle vittime di atti d’odio. Dotare ogni distretto di polizia di una persona specializzata nel trattare questioni di razzismo e omofobia/transfobia e ogni procura di una persona di contatto per svolgere un lavoro di rete con le altre persone di contatto delle procure e dei distretti di polizia.

  • Istituire un organo indipendente dalle forze di polizia per indagare sulle presunte violazioni di diritti umani, compresi gli atti d’odio, commessi dalle forze di polizia.

Politiche di integrazione

1. Integrazione dei cittadini di nazionalità non italiana

a. Risultati positivi delle politiche

  • Completare l’iter di modifica della legislazione sull’acquisizione della cittadinanza permettendo ai minori nati in Italia o a coloro che hanno frequentato la scuola in Italia un più semplice processo di naturalizzazione. La riforma deve essere portata a termine coerentemente con la Convenzione europea sulla nazionalità.

  • Garantire che l’estensione del Piano “Identità e incontro” preveda una valutazione dei risultati dei progetti avviati sulla base di dati precisi sul livello di integrazione raggiunta nei vari settori della vita sociale.

b. Fonti di preoccupazione

  • Garantire che nel contesto del rapporto stato-regioni siano garantiti supporti adeguati al processo di integrazione, rendendo più efficace l’uso dei Fondi strutturali dell’UE.

2. Integrazione dei rom

  • Completare la raccolta di dati statistici sull’integrazione della comunità rom in tutte le aree per poter stabilire le priorità per la Strategia nazionale per l’integrazione dei rom. Completare l’istituzione di gruppi di lavoro regionali, stanziare un finanziamento speciale per la strategia e fornire all’UNAR gli strumenti per poterla coordinare, monitorare e valutare.

  • Modificare le legislazione sulla cittadinanza in maniera tale che nessun bambino nato in Italia sia apolide.

3. Integrazione della comunità musulmana

  • Proseguire il dialogo costruttivo avviato con gli organi rappresentativi della comunità musulmana.

  • Mettere in atto le raccomandazioni giù espresse nel paragrafo sul discorso dell’odio.


Sezione II - Temi specifici relativi all’Italia

Raccomandazioni del quarto ciclo oggetto di un monitoraggio intermedio

  • Adottare misure per migliorare il ruolo e l’indipendenza dell’UNAR

  • Garantire che i membri della comunità rom godano di protezione secondo gli standard internazionali in caso di sfratto. In particolare, lo sfratto deve essere comunicato in anticipo e soluzioni abitative alternative devono essere messe a disposizione.

  • Garantire il rispetto degli standard internazionali nelle operazioni di espulsione o respingimento. In particolare, rispettare il principio di non-refoulement.

Politiche per combattere l’intolleranza e la discriminazione nei confronti delle persone LGBTI

  • Estendere le competenze dell’UNAR affinché possa affrontare le tematiche legate alla discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

  • Attuare misure per la promozione della tolleranza e del rispetto reciproco nelle scuole a prescindere dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale. Fornire agli studenti informazioni e mezzi per poter vivere in armonia con il loro orientamento sessuale e la loro identità di genere.

 

Raccomandazioni prioritarie oggetto di un monitoraggio intermedio

  • Garantire la piena indipendenza de jure e de facto dell’UNAR ampliandone il mandato fino a coprire le discriminazioni basate sulla nazionalità, la lingua, l’origine nazionale o etnica, la religione e il colore della pelle. Garantire all’UNAR la possibilità di agire in giudizio e assicurare che qualsiasi iniziativa volta a incorporare l’UNAR in un organo o agenzia più grande rispetti le raccomandazioni contenute nel rapporto.

  • Garantire che nell’ambito della legge 107/15 sulla “buona scuola” o nel contesto della Strategia nazionale LGBT siano comprese misure per promuovere la tolleranza e il rispetto reciproco indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. In particolare, fornire agli studenti informazioni e strumenti per vivere in armonia con la propria identità di genere e il proprio orientamento sessuale.

Risorse

Pubblicazioni

Documenti

Aggiornato il

9/6/2016

regione del veneto
pace diritti umani