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Anna Piratti, Costanza, VASI COMUNICANTI / paintings / acrilic on canvas 2013
© Anna Piratti

Il diritto a prendere parte alla vita culturale per lo sviluppo umano

Questa scheda analizza i motivi per i quali la cultura e la partecipazione culturale possono essere ritenute componenti fondamentali del paradigma dello sviluppo umano, in riferimento a quanto affermato dall’UNDP, dall’UNESCO e da altre agenzie specializzate delle Nazioni Unite, oltre che dall’organizzazione United Cities and Local Governments (UCLG).

Autore: Desirée Campagna, MA in Istituzioni e politiche dei diritti umani e della pace, Università di Padova

Il diritto a prendere parte alla vita culturale può ricoprire un ruolo centrale nel paradigma dello sviluppo umano, quando questo venga inteso come “processo di ampliamento delle scelte” per gli individui e le comunità (Rapporto UNDP sullo sviluppo umano, 1990, pag.10). Poiché però il dibattito internazionale su questi temi è stato avviato solo recentemente, è possibile ricostruirne, sinteticamente e senza pretesa di esaustività, le tappe e i nodi concettuali principali.

Cultura e sviluppo nell’agenda della comunità internazionale

Nel 2000, quando 189 Capi di Stato e di Governo hanno sottoscritto gli impegni relativi al raggiungimento degli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio entro il 2015, la cultura non è stata inclusa in nessuno di essi, nonostante il forte impulso promosso in questo senso dall’UNESCO, nel 1990, con la pubblicazione del rapporto “La nostra diversità creativa” (“Our Creative Diversity”), curato dalla Commissione mondiale su cultura e sviluppo (World Commission on Culture and Development). Questo rapporto aveva, infatti, lo scopo specifico di “sviluppare delle prospettive culturali all’intero delle più ampie strategie di sviluppo globali” (pag. 7).

A distanza di dieci anni, le Nazioni Unite hanno dimostrato però una più consapevole attenzione ai fattori culturali. Il documento finale del Review Summit sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio svoltosi nel settembre 2010 (“Keeping the Promise: United to Achieve the Millennium Development Goals”, A/64/L.72) riprende ciò che poi viene affermato anche in due risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (A/RES/65/166, par.1 e A/RES/66/208, par.1) e ribadito anche nel giugno 2012, nel documento conclusivo della Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile svoltasi a Rio (A/CONF.216/16, par. 41): “Siamo consapevoli della diversità che contraddistingue la vita sul nostro pianeta e riconosciamo che tutte le culture e le civiltà contribuiscono all’arricchimento dell’umanità. Sottolineiamo l’importanza della cultura per lo sviluppo e il contributo fondamentale che può fornire per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio” (par. 16).

Il riconoscimento del legame tra cultura e sviluppo nell’agenda della comunità internazionale è stato promosso anche grazie al lavoro di studio e riflessione svolto da due agenzie specializzate delle Nazioni Unite: l’UNCATD (Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo) e l’UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo). L’UNCATD, con i Rapporti sull’economia creativa curati nel 2008 e nel 2010, ha provveduto a dimostrare come le industrie creative siano tra i più dinamici settori emergenti del commercio internazionale, chiarendo le molteplici dimensioni dello sviluppo promosse dalla creatività. L’UNDP, a sua volta, ha dedicato il Rapporto sullo sviluppo umano del 2004 al tema della libertà culturale (“Cultural Liberty in Today’s Diverse World”), sottolineando che il diniego dei diritti culturali impoverisce le vite umane privandole dei valori cui hanno bisogno di riferirsi.

Un rilevante impegno per l’inserimento delle tematiche culturali nelle strategie di sviluppo viene tuttora dimostrato dall’United Cities and Local Governments (UCLG), organizzazione che rappresenta gli interessi delle autorità locali nell’arena internazionale e che ha promosso nel 2004 la formulazione dell’Agenda 21 per la cultura. Il Comitato per la cultura dell’UCLG ha portato avanti, in occasione della Conferenza di Rio del giugno 2012 e della Revisione ministeriale annuale dell’ECOSOC (Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite) un’azione di advocacy volta a dare voce all’impegno globale delle autorità locali per riconoscere la cultura elemento essenziale dello sviluppo, affermando che:

“Un modello di sviluppo basato soltanto su tre pilastri (economico, sociale e ambientale) è destinato al fallimento perché provvisto dell’anima, dei valori, delle pratiche e delle espressioni capaci di fornire coerenza e significato allo sviluppo nelle città, nelle nazioni e nella nostra vita di persone: la cultura” (UCLG, Agenda 21 per la cultura, “ECOSOC 2013: Il ruolo della cultura nello sviluppo sostenibile deve essere riconosciuto”, pag. 2).

Alla luce di ciò, l’inclusione dei fattori culturali nella riflessione sullo sviluppo umano può inserirsi nel più ampio dibattito che ha portato le Nazioni Unite a proclamare il 20 marzo 2013 la prima Giornata mondiale della felicità (A/RES/66/281) con l’obiettivo di sensibilizzare la comunità internazionale riguardo la necessità di orientare le politiche al benessere olistico degli individui e delle società.

Partecipazione culturale e ampliamento delle scelte degli individui e delle comunità

Il legame tra partecipazione culturale e sviluppo umano può essere sostenuto dimostrando come la cultura, intesa come “creatività, patrimonio, conoscenza e diversità” (UCLG, ECOSOC 2013) può contribuire a rendere gli individui più capaci di conformare la propria vita ai fini scelti liberamente. Il Rapporto dell’UNESCO “La nostra diversità creativa” (1990) afferma in questo senso che:

“Il legame tra cultura e sviluppo si focalizza su come i differenti modi di vivere insieme influenzano l’ampliamento delle possibilità di scelta delle persone” ( pag. 14).


La cultura, infatti, può promuovere lo sviluppo fornendo agli individui e alle comunità, come riconosciuto nel Rapporto dell’UNDP del 2004, “la capacità di vivere come vorrebbero e conformemente alle loro scelte, con un’adeguata possibilità di considerare tutte le alternative” (pag. 17).

Se la cultura viene ritenuta dunque, nella prospettiva dello sviluppo umano, fonte di capabilities e di emancipazione, la sua privazione può corrispondere ad una nuova forma di povertà, dai connotati non soltanto economici. Come riconosciuto, infatti, dall’UNDP (Rapporto del 2004 sullo sviluppo umano), “la povertà può derivare, tra le altre cause, anche dalla difficoltà che alcuni gruppi incontrano nel prendere parte alla vita sociale e culturale della comunità” (pag. 13). In questo scenario la creatività, sviluppata attraverso il pieno riconoscimento del diritto a prendere parte alla vita culturale, può considerarsi una fonte importante di ricchezza e sviluppo.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (A/RES/66/208, par.2) ha riconosciuto, a questo proposito, che “la cultura favorisce negli individui lo sviluppo di nuove capacità creative ed è una componente fondamentale dei processi di innovazione e modernizzazione”. Le capacità culturali, dunque, sono sempre più ritenute una risorsa fondamentale per il benessere della società a maggior ragione in un momento in cui, come affermato nel Rapporto sull’economia creativa del 2008 curato dall’UNCATD, “la creatività e il talento umano, più che i tradizionali fattori produttivi, quali il lavoro e il capitale, stanno diventando potenti catalizzatori di sviluppo sostenibile” (pag. 8).

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Aggiornato il

24/7/2013