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Un carcerato della prigione di Nimba guarda fuori dalla finestra della cella, Liberia, 2008
© UN Photo/Christopher Herwig

L’abolizione della pena di morte. Il Protocollo alla Convenzione americana sui diritti umani in materia di abolizione della pena di morte

Il diritto alla vita e il divieto di privare arbitrariamente una persona della propria vita è sancito dalla Convenzione americana sui diritti umani, la quale, tuttavia, prevede la possibilità di ricorrere alla pena di morte in alcune circostanze specifiche. La battaglia del movimento abolizionista ha portato all'adozione, nel giugno del 1990, del Protocollo alla Convenzione americana sui diritti umani in materia di abolizione della pena di morte, il quale, riprendendo l’art. 4 della Convenzione, prevede l’abolizione della pena di morte negli Stati che lo ratificano.

Autore: Federica Napolitano, E.MA's graduate

L’articolo 4 della Convenzione americana sancisce il diritto di ogni persona alla vita e il divieto di privare arbitrariamente una persona della propria vita.

Tuttavia, la Convenzione ammette la possibilità di commutare la pena di morte, ma stabilisce alcune restrizioni. Come risulta dall’articolo 4 della Convenzione e come affermato dalla Corte interamericana dei diritti umani nel caso Hilaire, Constantine, Benjamin e altri c. Trinidad e Tobago, possono essere individuati tre tipi di limitazioni: primo, i requisiti procedurali a cui attenersi strettamente; secondo, la gamma di crimini cui è possibile applicare la pena di morte e cioè solo i crimini più gravi e certamente non reati di natura politica; terzo, alcune considerazioni relative alla persona dell’imputato che possano escludere l’applicazione di tale pena.

Ulteriori restrizioni prevedono che: le fattispecie cui si applica la pena di morte non possono essere ampliate, così come gli Stati che l’hanno abolita non possono reintrodurla nel loro ordinamento; la pena di morte non può in alcun modo essere inflitta per reati di natura politica e crimini comuni ad essi relazionati; la pena di morte non può essere comminata a minori di 18 anni, a maggiori di 70 anni né a donne incinte; il diritto di chiedere la grazia o la commutazione della pena dovrebbe essere garantito a tutti i condannati a morte, in ogni caso.

Nella sentenza sul caso Hilaire, Constantine, Benjamin e altri c. Trinidad e Tobago, la Corte interamericana si è espressa sull’obbligatorietà della pena di morte prevista per tutti i casi di omicidio intenzionale da una legge nazionale che stabiliva anche di applicare tale pena in modo automatico e generico senza considerazioni delle circostanze attenuanti. In tal caso, la Corte ha accertato la violazione del diritto alla vita dei 32 ricorrenti condannati alla morte per impiccagione.

Tali considerazioni della Corte sono basate esclusivamente sulla Convenzione americana, dato che Trinidad e Tobago non hanno mai ratificato il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione americana sull’abolizione della pena di morte. Anche se la Convenzione non proibisce espressamente l’applicazione della pena di morte, la Corte ha affermato che le norme convenzionali sulla pena di morte vanno interpretate come restrizioni designate per limitarne strettamente l’applicazione e lo scopo con l’obiettivo di arrivare gradualmente all’abolizione totale della pena capitale.

La battaglia del movimento abolizionista ha portato all'adozione, nel giugno del 1990, del Protocollo alla Convenzione americana sui diritti umani in materia di abolizione della pena di morte, in occasione del meeting tenutosi nella città di Asunción. Il Protocollo è entrato in vigore tra gli Stati che hanno ratificato, che ad oggi sono 13: Argentina, Brasile, Cile, Costa Rica, Ecuador, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Repubblica Dominicana, Uruguay e Venezuela.

Il Protocollo impegna le Parti a non applicare la pena capitale nel loro territorio a nessuna delle persone soggette alla loro giurisdizione. La proibizione è totale, gli Stati non possono apporre alcuna riserva alle previsioni del Protocollo.

Tuttavia, l’articolo 2 stabilisce un’eccezione: al momento della ratifica, gli Stati possono dichiarare di riservarsi il diritto di applicare la pena di morte a crimini estremamente gravi di natura militare commessi in tempo di guerra. Lo hanno fatto Brasile e Cile che hanno ratificato il Protocollo rispettivamente il 31 luglio 1996 e il 4 agosto 2008.

La violenza e problematicità di alcuni fenomeni che affliggono il continente americano quali, soprattutto, il narcotraffico e il terrorismo hanno spinto gli Stati a introdurre la pena capitale o ad ampliare le fattispecie in cui essa può essere comminata. Così è avvenuto per Trinidad e Tobago che avendo introdotto norme contrastanti con quelle del Protocollo e della stessa Convenzione americana, ha denunciato la Convenzione.

Risorse

Aggiornato il

11/12/2015

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pace diritti umani