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Bandiere dei Paesi membri dell'OSCE
© OSCE/Mikhail Evstafiev

Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE)

Questa scheda offre una panoramica complessiva della struttura, del mandato e delle funzioni dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, con particolare riferimento all'impegno dell'OSCE verso la dimensione umana della sicurezza.

Autore: Claudia Pividori (PhD in Ordine Internazionale e Diritti Umani, Università La Sapienza, Roma)

L’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa è frutto della evoluzione organizzativa, e quindi della istituzionalizzazione, dell’originario sistema di diplomazia congressuale avviato dall’Atto finale di Helsinki nel 1975 e articolato nei cosiddetti “seguiti di Helsinki”. Questo “sistema” nacque come risposta all’esigenza di aprire canali di dialogo tra i paesi appartenenti ai due blocchi contrapposti dell’Est e dell’Ovest su un triplice terreno, i tre “cesti” dell’Atto finale: la costruzione di rapporti di reciproca fiducia in campo politico-militare, la cooperazione economica, la realizzazione della “dimensione umana” (rispetto dei diritti umani, scambi culturali, ecc.).

Di particolare rilievo sono i documenti adottati dai “seguiti sulla dimensione umana” di Copenaghen (giugno 1990) e di Mosca (ottobre 1991), nei quali vengono elucidati i principi VII e VIII (diritti umani, diritti delle minoranze e autodeterminazione dei popoli) dell’Atto finale, enunciati nuovi principi e creato un insieme di procedure e istituzioni per la tutela dei diritti umani internazionalmente riconosciuti, contribuendo così ad accelerare la caduta dei muri.

Le conferenze generali di Vienna (1986-89), di Parigi (1990), quest’ultima con il documento finale denominato “Carta di Parigi per una nuova Europa” e di Helsinki (1992), con il documento “Le sfide del cambiamento”, aggiornano e arricchiscono i contenuti dell’Atto finale del 1975, in particolare per quanto riguarda la prevenzione dei conflitti, la difesa dei diritti della persona e delle minoranze, la promozione dei principi democratici alla luce dei mutamenti strutturali sopravvenuti in Europa.

Con la Carta di Parigi si è dato impulso allo sviluppo organizzativo della CSCE, che ha successivamente trovato consacrazione formale con il cambio di denominazione, da “Conferenza” in “Organizzazione” per la sicurezza e la cooperazione in Europa”, nel documento conclusivo del Vertice di Budapest (1994). Fanno attualmente parte dell’Organizzazione 57 stati del Nord America, dell’Europa e dell’Asia.

L'architettura istituzionale dell'OSCE comprende il Consiglio ministeriale (composto dai Ministri degli affari esteri dei Paesi membri), il Consiglio Permanente (con sede a Vienna), l'Assemblea Parlamentare (composta da 320 membri provenienti dai Parlamenti nazionali, con sede a Copenaghen) e il Segretariato Generale (con sede a Vienna). Dal 1 luglio 2011 ricopre il ruolo di Segretario Generale dell'OSCE Lamberto Zannier, diplomatico italiano.

Il processo decisionale OSCE è, essenzialmente, quello diplomatico, si informa cioè al principio dell’unanimità e mira quindi alla ricerca costante del consenso di tutti i membri. Anche nell’organigramma intergovernativo dell’OSCE c’è però la novità di “organi di individui”, in particolare l’Alto Commissario per le minoranze, e nel processo decisionale si è gradualmente fatta strada la partecipazione delle organizzazioni nongovernative. Queste non hanno ancora un formale status consultivo come nel sistema delle Nazioni Unite o presso il Consiglio d’Europa tuttavia, sulla base di quanto stabilito dal documento di Helsinki del 1992, hanno modo di intervenire alle sedute plenarie delle Conferenze di riesame, ai seminari, ai gruppi di lavoro e alle riunioni dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani, nonché ad altre riunioni di esperti. Al Vertice di Budapest del 1994, è stato inoltre deciso di consentire la partecipazione delle ONG, a pieno titolo e con diritto di parola, alle sedute del Gruppo di lavoro sulla dimensione umana.

Da sottolineare il fatto che, sulla traccia di altre istituzioni europee – in particolare Consiglio d’Europa e NATO – anche l’OSCE si è data una sua struttura parlamentare (per quanto elettiva di secondo grado, come prima ricordato), con questo dimostrando di avvertire l’esigenza di una maggiore legittimazione democratica delle sue attività.

Le principali funzioni dell’Organizzazione sono quelle di preallarme, prevenzione dei conflitti, gestione delle crisi e riabilitazione post-conflitto. In questo senso, l’approccio dell’OSCE alla sicurezza è multidimensionale.

Le sue attività si esplicano in tre settori fondamentali (detti “dimensioni”), eredi dei tre cesti della CSCE: la dimensione politico-militare, che affronta gli aspetti militari della sicurezza; la dimensione economico ambientale (che affronta prevalentemente i temi dell’energia, dell’ambiente e dello sviluppo economico); la dimensione umana, dedicata alle tematiche dello stato di diritto ed alla tutela dei diritti umani.

Tra i meccanismi e organi specifici dell’OSCE impegnati a promuovere la dimensione umana, particolare rilevanza ricoprono l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR), l’Alto Commissario sulle minoranze nazionali, il Rappresentante sulla libertà nei media e il Rappresentan­te speciale e coordinatore per la lotta alla tratta degli esseri umani.

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Aggiornato il

6/10/2014

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pace diritti umani