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Presidenza del Consiglio dei Ministri

Presentazioni di uffici, dipartimenti, comitati e commissioni operanti presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con specifici compiti in materia diritti umani

Autore: Andrea Cofelice, Anna Meneghini (Volontaria di Servizio Civile Nazionale)

L’organizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri è disciplinata dal d.p.c.m. del 1 marzo 2011. Presso la Presidenza sono istituiti alcuni dipartimenti e uffici (che costituiscono le c.d. «strutture generali»), di cui il Presidente si avvale per le funzioni di indirizzo e coordinamento relative a specifiche aree politico-istituzionali.


Di particolare rilevanza per la tematica dei diritti umani è il Dipartimento per le pari opportunità, istituito con il d.p.c.m. 28 ottobre 1997, n. 405, successivamente modificato dal d.p.c.m. 30 novembre 2000 e dal d.p.c.m. 30 settembre 2004. Il Dipartimento è articolato in tre uffici:

  • Ufficio per gli affari internazionali e gli interventi in campo sociale
  • Ufficio per gli interventi in materia di parità e pari opportunità;
  • Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza e sull’origine etnica (UNAR).

L’UNAR, in particolare, è stato istituito con il d.lgs. 9 luglio 2003, n. 215, di recepimento della direttiva comunitaria 2000/43 CE, al fine di garantire l’effettività del principio di parità di trattamento fra le persone, di vigilare sull’operatività degli strumenti di tutela vigenti contro le discriminazioni e di contribuire a rimuovere le discriminazioni fondate sulla razza e l’origine etnica, analizzando il diverso impatto che le stesse hanno sul genere e il loro rapporto con le altre forme di razzismo di carattere culturale e religioso. Il mandato dell’UNAR include: l’assistenza alle vittime di comportamenti discriminatori nei procedimenti intrapresi da queste ultime, sia in sede amministrativa che giurisdizionale; lo svolgimento di inchieste al fine di verificare l’esistenza di fenomeni discriminatori; l’adozione di progetti di azioni positive per contrastare la discriminazione razziale, in collaborazione con le associazioni no-profit; la diffusione degli strumenti di tutela attraverso azioni di sensibilizzazione e campagne di comunicazione; la formulazione di raccomandazioni e pareri sulle questioni connesse alla discriminazione per razza e origine etnica; la redazione di due relazioni annuali, rispettivamente per il Parlamento e per il Presidente del Consiglio dei Ministri; la promozione di studi, ricerche, corsi di formazione e scambi di esperienze, in collaborazione anche con le associazioni e le organizzazioni non-governative che operano nel settore, anche al fine di elaborare delle linee guida o dei codici di condotta nel settore della lotta alle discriminazioni fondate su razza o origine etnica.

Nell’ambito della Presidenza operano anche alcuni comitati e commissioni aventi specifici compiti in materie di interesse economico e sociale. Tra questi si segnalano la Commissione per le adozioni internazionali e il Comitato nazionale per la bioetica. L’art. 6 della Convenzione dell’Aja sulla tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, adottata il 29 maggio 1993 ed entrata in vigore il 1° maggio 1995, richiede agli Stati parti di istituire un’autorità centrale per garantire che le adozioni di bambini stranieri avvengano nel rispetto dei principi stabiliti dalla Convenzione stessa. Per dare seguito a tale disposizione, l’Italia, con legge di ratifica 31 dicembre 1998, n. 476, ha istituito la Commissione per le adozioni internazionali, operante presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri quale Autorità centrale italiana per l’applicazione della Convenzione dell’Aja. Alla Commissione è affidato il compito di: proporre la stipulazione di accordi bilaterali in materia di adozione internazionale; prendere, sia direttamente sia con il concorso di altre pubbliche autorità, tutte le misure idonee ad agevolare la procedura di adozione e a prevenire profitti materiali indebiti in occasione di un’adozione; autorizzare gli organismi ritenuti idonei a curare le pratiche di adozione internazionale, curare la tenuta del relativo albo e vigilare sulla loro attività; vigilare affinché l’adozione risponda al superiore interesse del minore; autorizzare l’ingresso e la residenza permanente del minore a scopo di adozione; promuovere iniziative di formazione per quanti operano o intendono operare nel campo dell’adozione; conservare gli atti e le informazioni relativi alla procedura, comprese quelle sull’origine del bambino, sull’anamnesi sanitaria e sull’identità dei suoi genitori naturali; curare la stesura della relazione biennale al Parlamento sull’andamento delle adozioni internazionali, sullo stato di attuazione delle Convenzione dell’Aja e sulla stipula di eventuali accordi bilaterali con Paesi non aderenti, che viene presentata dal Presidente del Consiglio o dal Ministro delegato.

Il Comitato nazionale per la bioetica, invece, svolge funzioni di consulenza presso il Governo, il Parlamento e le altre istituzioni, al fine di orientare gli strumenti legislativi e amministrativi volti a definire i criteri da utilizzare nella pratica medica e biologica per tutelare i diritti umani. Svolge, inoltre, funzioni di informazione nei confronti dell’opinione pubblica sui problemi etici emergenti con il progredire delle ricerche e delle applicazioni tecnologiche nell’ambito delle scienze della vita e della cura della salute. Il Comitato è stato istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 marzo 1990. Per lo svolgimento delle proprie attività il Comitato si articola in gruppi di lavoro su: comitati etici; obiezione di coscienza; biologia sintetica; neuroscienze e potenziamento; aree orfane della medicina; sperimentazione farmacologica nei Paesi in via di sviluppo; bioetica e chirurgia plastica; diritto a conoscere le proprie origini nell’ambito della procreazione medicalmente assistita; salute umana, alimentazione e benessere animale.

Tra i compiti del Comitato c’è quello di formulare documenti e indicare soluzioni anche ai fini della predisposizione di atti legislativi. I documenti del Comitato offrono un approfondimento tematico e una riflessione sui problemi di natura etica e giuridica che emergono con il progredire delle conoscenze nel campo delle scienze della vita. In base alla loro natura e finalità, i documenti del Comitato vengono indicati come: pareri(approvati in Assemblea sulla base dell’approfondimento svolto dai gruppi di lavoro); mozioni (documenti aventi carattere di urgenza, approvate con la maggioranza dei due terzi dei presenti all’Assemblea); risposte (documenti con cui il Comitato dà indicazioni su questioni per le quali è stato richiesto il suo parere da altri enti o persone fisiche).

Aggiornato il

20/11/2015