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2010-2011: L'Italia continua a non dare esecuzione alle richieste di misure cautelari emesse dalla Corte europea dei diritti umani in caso di espulsione di stranieri che presentano ricorso a Strasburgo

Tra i casi pendenti davanti alla Corte di Strasburgo figura il ricorso n. 9961/10, presentato da Mohamed Ben Mohamed Mannai, cittadino tunisino. Il ricorrente è stato espulso dall’Italia al termine di un periodo di detenzione di cinque anni per condanna relativa a reati associativi, in quanto ritenuto pericoloso per la sicurezza dello stato a causa dei suoi legami con ambienti islamisti. Nel febbraio 2010 la Corte europea dei diritti umani, usando della norma di cui all’art. 39 del suo regolamento, chiedeva alle autorità italiane di sospendere l’esecuzione della misura espulsiva in attesa che si concludesse la procedura avviata a Strasburgo. Le autorità giudiziarie italiane tuttavia autorizzano l’espulsione, prima verso l’Austria (paese in cui era stato arrestato nel 2005 e estradato verso il nostro paese), poi, e definitivamente, verso la Tunisia. Secondo il ricorrente l’Italia ha violato l’art. 3 CEDU, alla luce del pericolo di trattamenti inumani che attende l’individuo in Tunisia, e dell’art. 34 CEDU, per non aver ottemperato alla richiesta di sospensione. Il caso è analogo a Trabelsi c. Italia, del 2010. Paricolarmente negativo il fatto che il giudice di pace di Roma, che ha confermato il decreto ministeriale di esplsione, l'abbia fatto con piena consapevolezza che in tal modo contravveniva all'esplicita richiesta di sospensione avanzata dalla Corte di Strasburgo.

Aggiornato il

4/2/2011

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