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Logo della Coalizione per la Corte Penale Internazionale

La coalizione di società civile globale per la Corte penale internazionale

La Coalition for an International Criminal Court (CICC) è stata creata nel febbraio del 1995 da un gruppo di ONG allo scopo di conseguire la rapida istituzione della Corte penale internazionale (ICC), di cui andava discutendo, da molti anni e senza successo, la Commissione per il diritto internazionale delle Nazioni Unite. A far precipitare la mobilitazione di società civile globale per l’affermazione dei principi del Diritto internazionale penale hanno direttamente influito le guerre nella ex Jugoslavia e in Ruanda: l’azione delle ONG traduceva l’indignazione dell’opinione pubblica internazionale nei confronti sia delle violenze in atto sia dell’incapacità dei governi di farle cessare. Come noto, negli anni 1993 e 1994 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite decise di istituire, in virtù dei poteri conferitigli dal Cap.VII della Carta, i Tribunali internazionali ad hoc per il perseguimento delle persone responsabili dei crimini di guerra e contro l’umanità commessi rispettivamente nei territori della ex Jugoslavia e nel Ruanda.

Dal canto suo, l’Assemblea generale, nel 50° anniversario delle Nazioni Unite, con la Risoluzione 50/46 dell’11 dicembre 1995 istituiva il Comitato Preparatorio con il compito di discutere il progetto di Statuto di una Corte penale internazionale permanente, preparato dalla Commissione per il diritto internazionale.

A partire dal 1995, la campagna della CICC si è sviluppata in cinque fasi.

La prima fase (1995/1998) è quella che ha portato alla convocazione della Conferenza diplomatica di Roma, ed è caratterizzata dalla diffusione capillare della Coalizione in tutte le regioni del mondo, da una intensa attività di lobbying nei confronti dei governi e delle istituzioni internazionali e dalla partecipazione alle sei sessioni del Comitato Preparatorio delle Nazioni Unite.

La seconda fase coincide con lo svolgimento della Conferenza di Roma, dal 15 giugno al 17 luglio del 1998. Le circa 200 ONG ufficialmente accreditate si dimostrano subito vivacemente attive nel monitorare i negoziati, dare quotidianamente informazioni sull’andamento della Conferenza all’opinione pubblica e ai mass media, organizzare eventi paralleli. Le ONG hanno dato un contributo significativo anche alla elaborazione dello Statuto, in particolare per quanto riguarda il contenuto delle disposizioni relative ai crimini di genere e ai poteri del Procuratore. Esse sono altrsì riuscite ad ottenere un esplicito riconoscimento del loro ruolo all’interno di due articoli dello Statuto.

All’art.15, co.2, si legge: “Il Procuratore valuta la serietà delle informazioni ricevute. A tal fine può richiedere ulteriori informazioni agli stati, agli organi delle Nazioni Unite, alle organizzazioni intergovernative e non governative o alle altre fonti affidabili che gli appaiono appropriate, e può ricevere deposizioni scritte o orali presso la sede della Corte”. L’art. 44, co.4, recita: “La Corte può, in circostanze eccezionali, impiegare del personale messo gratuitamente a disposizione da stati parte, organizzazioni intergovernative o organizzazioni non governative per aiutare qualsiasi organo della Corte nei suoi lavori. (…)”.

La terza fase comprende il periodo intercorso tra l’adozione dello Statuto (17 luglio 1998) e la sua entrata in vigore (1° luglio 2002). In questa fase, le ONG si sono mobilitate, con il sostegno convinto dell’Unione Europea e dei suoi stati membri, per accelerare il processo di ratifica. L’obiettivo delle 60 ratifiche necessarie per l’entrata in vigore dello Statuto, che all’inizio della campagna sembrava irraggiungibile nel breve termine, è stato invece conseguito, tra lo stupore generale, l’11 aprile del 2002. Al 31 marzo 2010 gli Stati parte sono 111.
Le ONG sono state anche impegnate, e lo sono tuttora, nel fornire assistenza tecnica nell’elaborazione delle normative nazionali di implementazione delle disposizioni dello Statuto. 

La quarta fase comprende il periodo che va dall’11 aprile 2002 all’11 marzo 2003, data che segna l’inizio ufficiale delle attività della Corte. Si ricorda che la CICC ha “osservato” e “monitorato” i lavori della prima Assemblea degli Stati Parte, svoltasi a New York dal 3 al 10 settembre 2002, durante la quale sono stati eletti i 18 giudici della Corte e il Procuratore e sono stati presentati gli orientamenti generali per l’amministrazione della Corte. Va altresì segnalato, perché altamente significativo per il suo profilo politico, il fatto che il giorno prima della cerimonia di inaugurazione, svoltasi appunto l’11 marzo 2003, la CICC ha organizzato un incontro speciale in onore dei giudici, dando vita ad un forum per il dialogo tra i 18 giudici e i rappresentanti della società civile.

La quinta fase, in corso, vede le ONG impegnate a seguire le attività della Corte, comprensibilmente irte di difficoltà tecniche, organizzative e, soprattutto, politiche: si pensi al boicottaggio esercitato dall’Amministrazione Bush. In questa fase, la CICC, da un lato, continua a portare avanti la duplice campagna per la promozione delle ratifiche da parte degli stati e per l’adozione, a livello nazionale, di leggi che recepiscano la nuova legislazione penale internazionale, dall’altro, è impegnata in programmi di formazione che hanno come target il personale delle ONG, delle università, delle associazioni degli avvocati, delle istituzioni nazionali per i diritti umani, delle stesse Agenzie delle Nazioni Unite, gli operatori dei media.
Nel 1998 le ONG aderenti alla CICC erano circa 800. Alla fine del 2009 la Coalizione risulta essersi allargata ad oltre 2500 ONG. Questo è un primo dato, di natura meramente quantitativa, che attesta però della capacità delle ONG di costruire e sviluppare il networking, impresa particolarmente delicata in un settore, come quello della giustizia penale internazionale, che oltre a richiedere competenze tecniche molto specifiche e a non essere di immediata comprensione da parte dell’opinione pubblica mondiale, tocca gli stati in una delle loro capacità (fino a ieri) più gelosamente esclusive.

Un altro risultato positivo conseguito dalle ONG riguarda l’inclusione nelle Regole di procedura di una specifica disposizione sulla partecipazione delle ONG. Così recita la Regola 93:

“Le organizzazioni non governative invitate alla Conferenza di Roma, registrate alla Commissione preparatoria per la Corte internazionale penale, o aventi lo status consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite e le cui attività sono rilevanti per le attività della Corte e altre organizzazioni non governative invitate dall’Assemblea possono, attraverso i loro rappresentanti designati: a) partecipare alle riunioni dell’Assemblea e alle riunioni dei suoi organi sussidiari (…); b) ricevere copie dei documenti ufficiali; c) su invito del Presidente e dopo approvazione dell’Assemblea, fare interventi orali (…) alle sessioni di apertura e di chiusura dell’Assemblea; d) fare interventi orali (…) alle sessioni di apertura e di chiusura degli organi sussidiari, quando tali organi lo ritengano appropriato”.

Un ulteriore riconoscimento è quello ottenuto dalla CICC in occasione della seconda sessione dell’Assemblea degli Stati Parte svoltasi a New York dall’8 al 12 settembre 2003. In una Risoluzione adottata per consenso, l’Assemblea riconosce espressamente il ruolo di coordinamento e di facilitazione della CICC all’interno della comunità delle ONG. In particolare, viene formalmente riconosciuto

“l’importante contributo di tutte le ONG partecipanti, compresa la Coailizione per la Corte penale internazionale, alla istituzione della Corte penale internazionale, nonché l’impegno della CICC nel favorire la collaborazione e il dialogo tra le ONG e l’Assemblea e tra le ONG e gli organi della Corte, nell’assistere l’Assemblea nella diffusione delle informazioni e dei documenti ufficiali alle ONG accreditate, nell’incoraggiare la cooperazione tra governi e ONG, nel fornire l’expertise delle ONG ai governi e nel promuovere consapevolezza e supporto nei confronti della Corte”.

La portata politica di questa Risoluzione è di tutta evidenza e dimostra come la cooperazione tra il mondo delle ONG e i governi nel campo della giustizia penale internazionale e, più in generale, in quello della protezione dei diritti umani sia “dichiarata” dagli stessi stati come non solo possibile ma necessaria.

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