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dicembre 2009: in Daoudi c. Francia la Corte di Strasburgo conferma la giurisprudenza Saadi

il 3 dicembre 2009, la quinta sezione della Corte europea ha stabilito, nal caso Douadi c. Francia (ricorso 19576/08) che l'Algeria non è un paese in cui uno stato europeo possa espellere una persona riconosciuta in sede penale come legata al terrorismo islamista. E ciò vale nonostante lo stato abbia adottato nel 2005 la Charte pour la paix et la réconciliation nationale, che prevede forme di clemenza e amnistia per i cambattenti islamisti.

Dopo avere esaminato vari rapporti di ONG, relatori delle NU e di agenzie governative, la Corte conclude che le persone coinvolte nel terrorismo in Algeria sono arrestate e detenute dai servizi segreti militari in modo imprevedibile e sulla base di una base giuridica imprecisata, interrogati senza garanzie giudiziarie, anche se sono già stati processati in altri paesi.

Anche se manca la prova del carattere sistematico di tali strumenti di indagine e repressione, la Corte prende atto di informazioni attendibili secondo cui in molti casi i servizi segreti compiono tali interrogatori e trattengono persone in luoghi segreti, senza che vi sia un sistema di ricorsi o di controllo. In tali condizioni, vi è un alto rischio che le persone coinvolte siano torturate. Aver stabilito l'espulsione di una persona nella posizione di Daoudi in Algeria ha cmportato pertanto violazione da parte della Francia del divieto di tortura.

Aggiornato il

13/12/2009

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