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Manoscritti di versioni provvisorie della Dichiarazione universale dei diritti umani, durante i lavori di redazione del testo.
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Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1674 sulle vittime civili nei conflitti armati (2006)

Data di adozione

28/4/2006

Organizzazione che ha prodotto il documento

ONU - Organizzazione delle Nazioni Unite

Annotazioni

Adottata il 28 aprile 2006.

Allegati


Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1674 sulle vittime civili nei conflitti armati (2006)

Il Consiglio di Sicurezza,

Riaffermando le proprie risoluzioni 1265 (1999) e 1296 (2000) sulla protezione dei civili nei conflitti armati, le varie risoluzioni sui bambini e i conflitti armati e sulle donne, sulla pace e la sicurezza, così come la sua risoluzione 1631 (2005) sulla cooperazione fra le Nazioni Unite e le organizzazioni regionali per il mantenimento della pace e della sicurezza, e riaffermando ulteriormente la propria determinazione nell'assicurare il rispetto per, e il seguito a, queste risoluzioni,

Riaffermando il proprio impegno negli scopi della Carta delle Nazioni Unite così come stabiliti nell'articolo 1 (1-4) della Carta, e nei Principi della stessa così come stabiliti nell'articolo 2 (1-7) della Carta, che include il proprio impegno nei principi dell'indipendenza politica, della suprema eguaglianza e dell'integrità territoriale di tutti gli Stati, e il rispetto per la sovranità di tutti gli Stati,

Riconoscendo che la pace e la sicurezza, lo sviluppo e i diritti umani rappresentano i pilastri del sistema delle Nazioni Unite e le fondamenta della sicurezza collettiva e del benessere, e riconoscendo a questo proposito che lo sviluppo, la pace e la sicurezza e i diritti umani sono interconnessi e che si rinforzano reciprocamente,

Esprimendo il suo profondo rammarico per il fatto che i civili rappresentino la maggior parte delle vittime nelle situazioni di conflitto armato,

Seriamente preoccupato per gli effetti dello sfruttamento illegale e per il traffico delle risorse naturali, così come per il traffico illegale delle piccole armi e armi leggere, e per l'uso di tali armi sui civili coinvolti nei conflitti armati,

Riconoscendo il contributo importante alla protezione dei civili nei conflitti armati fornito dalle organizzazioni regionali, e riconoscendo a questo proposito, gli sforzi intrapresi dall'Unione Africana,

Riconoscendo il ruolo importante che l'educazione può svolgere nel supportare gli sforzi per fermare e prevenire gli abusi commessi contro i civili coinvolti nei conflitti armati, in particolare gli sforzi per prevenire lo sfruttamento sessuale, il traffico di esseri umani, e le violazioni del diritto internazionale applicabile che concerne il reclutamento e il ri-reclutamento dei bambini soldato,

Rammentando l'impatto particolare che i conflitti armati hanno sulle donne e sui bambini, incluso sui rifugiati e sugli sfollati interni, così come sugli altri civili che possono essere particolarmente vulnerabili, e sottolineando i bisogni di protezione e di assistenza di tutta la popolazione civile coinvolta,

Riaffermando che le parti di un conflitto armato condividono la responsabilità primaria di adottare tutti i provvedimenti possibili per assicurare la protezione dei civili colpiti,

Tenendo presente la propria responsabilità primaria prevista dalla Carta delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, e sottolineando l'importanza di adottare misure volte alla prevenzione e risoluzione dei conflitti,

1. Nota con apprezzamento il contributo del Rapporto del Segretario Generale del 28 Novembre 2005 per la comprensione delle questioni riguardanti la protezione dei civili nei conflitti armati, e prende nota delle sue conclusioni;

2. Evidenzia l'importanza di prevenire i conflitti armati e la loro ripetizione, e sottolinea in questo contesto la necessità di un approccio comprensivo attraverso la promozione della crescita economica, lo sradicamento della povertà, lo sviluppo sostenibile, la riconciliazione nazionale, la good governance, la democrazia, lo stato di diritto e il rispetto e protezione dei diritti umani, e a questo proposito esorta la cooperazione fra gli Stati Membri e sottolinea l'importanza di un approccio coerente, ampio e coordinato da parte dei principali organi delle Nazioni Unite, cooperando reciprocamente e nell'ambito delle rispettive competenze;

3. Rammenta che attaccare deliberatamente civili e altre persone protette in quanto tali, in situazioni di conflitto armato, rappresenta una flagrante violazione del diritto internazionale umanitario, reitera la sua condanna nei termini più assoluti di tali pratiche, e richiede che tutte le parti mettano immediatamente fine a tali pratiche;

4. Riafferma le disposizioni dei paragrafi 138 e 139 del Documento Finale del World Summit del 2005 sulla responsabilità di proteggere le popolazioni dal genocidio, dai crimini di guerra, dalla pulizia etnica e dai crimini contro l'umanità;

5. Riafferma inoltre la sua condanna nei termini più assoluti di tutti gli atti di violenza e abusi commessi contro i civili in situazioni di conflitto armato in violazione degli obblighi internazionali applicabili, in particolare rispetto a (i) tortura e altri trattamenti proibiti, (ii) violenza sessuale e di genere, (iii) violenza contro i bambini, (iv) reclutamento e uso dei bambini soldato, (v) traffico di esseri umani, (iv) trasferimento forzato, e (vii) diniego intenzionale di assistenza umanitaria, e chiede che tutte le parti mettano fine a tali pratiche;

6. Chiede che tutte le parti interessate soddisfino rigorosamente gli obblighi loro applicabili secondo il diritto internazionale, in particolare quelli contenuti nelle Convenzioni dell'Aja del 1899 e del 1907 e nelle Convenzioni di Ginevra del 1949 e nei rispettivi Protocolli Addizionali del 1977, nonché le decisioni del Consiglio di Sicurezza;

7. Riafferma che porre fine alla impunità è essenziale qualora una società in conflitto o che si riprende da un conflitto è segnata da passati abusi commessi contro i civili coinvolti nel conflitto armato e per prevenire abusi futuri, richiama l'attenzione sull'intera gamma di meccanismi di giustizia e riconciliazione che devono essere considerati, inclusi le corti e i tribunali penali nazionali, internazionali e "misti" e le commissioni di verità e di riconciliazione, e nota che detti meccanismi possono promuovere non solo la responsabilità individuale per i crimini gravi, ma anche sostenere la pace, la verità, la riconciliazione e i diritti delle vittime;

8. Evidenzia in tale contesto la responsabilità degli Stati di adempiere ai loro rilevanti obblighi per mettere fine all'impunità e per perseguire i responsabili di crimini di guerra, genocidio, crimini contro l'umanità e le violazioni gravi del diritto internazionale umanitario, mentre riconosce, per gli Stati che sono o si riprendono dal conflitto armato, la necessità di riparare o costruire sistemi e istituzioni nazionali giudiziarie indipendenti;

9. Richiama gli Stati che non l'hanno ancora fatto a considerare la ratifica degli strumenti di diritto internazionale umanitario, del diritto dei diritti umani e dei rifugiati e a prendere le misure legislative, giudiziarie e amministrative appropriate per implementare i loro obblighi previsti da tali strumenti;

10. Richiede che tutti gli Stati implementino pienamente tutte le decisioni rilevanti del Consiglio di Sicurezza, e a questo proposito cooperino pienamente con le missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite e con le équipe nazionali per il seguito e l'implementazione di tali risoluzioni;

11. Invita tutte le parti interessate ad assicurarsi che tutti i processi di pace, gli accordi di pace e il recupero post-conflitto e i piani di ricostruzione considerino le necessità particolari delle donne e dei bambini ed includano delle misure specifiche per la protezione dei civili, che includano (i) la cessazione degli attacchi contro i civili, (ii) la facilitazione della disposizione di assistenza umanitaria, (iii) la creazione di condizioni che conducano al ritorno volontario, sicuro, dignitoso e sostenibile dei rifugiati e degli sfollati interni, (iv) la facilitazione di un accesso rapido all'educazione e alla formazione, (v) il ristabilimento dello stato di diritto, e (vi) la fine dell'impunità;

12. Rammenta la proibizione del trasferimento forzato dei civili in situazioni di conflitto armato in quelle circostanze che sono in violazione degli obblighi delle parti secondo il diritto internazionale umanitario;

13. Incita la Comunità internazionale a fornire supporto e assistenza per permettere agli Stati di adempiere alle loro responsabilità relativamente alla protezione dei rifugiati e delle altre persone protette dal diritto internazionale umanitario;

14. Riafferma la necessità di mantenere la sicurezza e il carattere civile dei campi dei rifugiati e degli sfollati, sottolinea la responsabilità primaria degli Stati a questo proposito, ed incoraggia il Segretario Generale, qualora fosse necessario, e nel contesto delle operazioni di peacekeeping esistenti e nei loro rispettivi mandati, ad adottare tutte le misure possibili per garantire la sicurezza nei campi ed intorno ad essi e dei loro abitanti;

15. Esprime la propria intenzione a continuare la sua collaborazione con il Coordinatore per Nazioni Unite per gli aiuti nelle emergenze e invita il Segretario Generale ad associarsi interamente fin dal primo momento della programmazione delle missioni delle Nazioni Unite di peacekeeping e alle altre missioni rilevanti;

16. Riafferma la propria pratica di garantire che i mandati delle missioni delle Nazioni Unite di peacekeeping, di quelle politiche e di peacebuilding includano, se appropriato e a seconda del caso, delle disposizioni relative a (i) la protezione dei civili, in particolare di coloro sotto minaccia immediata di pericolo fisico all'interno delle proprie zone di operazione, (ii) la facilitazione delle disposizioni di assistenza umanitaria, e (iii) la creazione di condizioni che conducano al ritorno volontario, sicuro, dignitoso e sostenibile dei rifugiati e degli sfollati interni, ed esprime la sua intenzione di assicurare che (i) tali mandati includano delle linee guida chiare su cosa le missioni possono e devono fare per raggiungere tali obiettivi, (ii) si dia priorità alla protezione dei civili nelle decisioni sull'uso delle risorse e della capacità disponibili, incluse le risorse di informazione e di intelligence, nell'implementazione dei mandati, e (iii) che i mandati di protezione siano implementati;

17. Riafferma che, se del caso, le missioni delle Nazioni Unite di peacekeeping e le altre rilevanti dovrebbero provvedere alla divulgazione di informazioni sul diritto internazionale umanitario, dei diritti umani e dei rifugiati e all'applicazione delle relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza;

18. Evidenzia l'importanza del disarmo, della smobilitazione e della reintegrazione degli ex-combattenti (DDR) nella protezione dei civili coinvolti nei conflitti armati, e a questo proposito, enfatizza (i) il suo supporto all'inclusione nei mandati delle missioni delle Nazioni Unite di peacekeeping e delle altre rilevanti, se appropriato e a seconda del caso, di misure specifiche ed effettive per i DDR, (ii) l'importanza di incorporare tali attività in accordi di pace specifici, se del caso e in consultazione con le parti, e (iii) l'importanza di rendere disponibili risorse adeguate per il pieno adempimento dei programmi e delle attività dei DDR;

19. Condanna nella maniera più assoluta tutte le forme di violenza sessuale e d'altro tipo commesse contro i civili in un conflitto armato, in particolare contro le donne e i bambini, e si impegna ad assicurare che tutte le operazioni di supporto della pace utilizzino tutte le misure possibili per prevenire tale violenza e per affrontarne l'impatto dove ha luogo;

20. Condanna negli stessi termini tutti gli atti di sfruttamento sessuale, di abuso e di traffico di donne e bambini da parte del personale militare, di polizia e civile coinvolto in operazioni delle Nazioni Unite, accoglie gli sforzi intrapresi dalle agenzie delle Nazioni Unite e dalle operazioni di peacekeeping per implementare in proposito una politica di tolleranza zero e richiede al Segretario Generale e al personale dei paesi contribuenti di continuare ad intraprendere tutte le azioni appropriate necessarie per combattere tali abusi da parte di detto personale, anche attraverso la piena implementazione, senza ritardo, di queste misure, adottate nelle relative risoluzioni dell'Assemblea Generale basate sulle raccomandazioni del rapporto del Comitato Speciale per il Peacekeeping, A/59/19/Rev. 1;

21. Sottolinea l'importanza per tutti, all'interno della struttura dell'assistenza umanitaria, di sostenere e rispettare i principi umanitari di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza;

22. Incita tutti coloro interessati come stabilito nel diritto internazionale umanitario, che include le Convenzioni di Ginevra e i Regolamenti dell'Aja, di permettere al personale umanitario il pieno e non ostacolato accesso ai civili che necessitano di assistenza in situazioni di conflitto armato, e di rendere disponibile, nella misura del possibile, tutti i mezzi necessari per le loro operazioni, e di promuovere l'incolumità, la sicurezza e la libertà di movimento del personale umanitario e delle Nazioni Unite e quello associato e delle loro attività;

23. Condanna tutti gli attacchi deliberati contro il personale delle Nazioni Unite e associato coinvolto in missioni umanitarie, cosi come altro personale umanitario, incita gli Stati sul cui territorio avvengono tali attacchi a perseguire o estradare i responsabili e accoglie, in riguardo a ciò, l'adozione del Protocollo Opzionale alla Convenzione sulla Sicurezza del Personale delle Nazioni Unite e associato dell'8 Dicembre 2005 adottata dall'Assemblea Generale;

24. Riconosce il crescente valore del ruolo che le organizzazioni regionali e le altre istituzioni intergovernative ricoprono nella protezione dei civili ed incoraggia il Segretario Generale e i capi delle organizzazioni regionali e intergovernative a continuare i loro sforzi nel rafforzare la loro collaborazione in questo contesto;

25. Reitera il suo invito al Segretario Generale a continuare a riferire al Consiglio rilevanti informazioni e analisi relative alla protezione dei civili qualora egli ritenga che suddette informazioni e analisi possano contribuire alla risoluzione delle questioni di fronte ad esso, gli richiede di continuare ad includere nei suoi rapporti scritti al Consiglio le questioni di cui si occupa, e lo incoraggia a continuare le consultazioni e a prendere decisioni concrete per aumentare la capacità delle Nazioni Unite a questo riguardo;

26. Nota che avere deliberatamente come obiettivo dei civili e altre persone protette, e la commissione di violazioni sistematiche, flagranti e diffuse del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani in situazioni di conflitto armato possono costituire una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali, e, riafferma a tal proposito la sua disponibilità a considerare tali situazioni e, se del caso, ad adottare le misure appropriate;

27. Richiede al Segretario Generale di dedicare il suo prossimo rapporto alla protezione dei civili nei conflitti armati entro 18 mesi dalla data della presente risoluzione;

28. Decide di rimanere investito della questione.

Aggiornato il

14/03/2018