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Anna Piratti, FACCIA A FACCIA / paintings / mixture of techniques on canvas
© Anna Piratti

Patrimonio culturale e "comunità di valori"

Traendo ispirazione dai principi contenuti negli strumenti giuridici che a livello internazionale e regionale sono dedicati alla tutela dei beni culturali, questa scheda vuole fornire alcune brevi riflessioni sul legame tra il patrimonio culturale e la creazione di una “comunità di valori” in cui i diritti umani siano pienamente riconosciuti.

Autore: Desirée Campagna, MA in Istituzioni e politiche dei diritti umani e della pace, Università di Padova

Tutela dei beni culturali e promozione dei diritti umani risultano essere azioni fortemente interconnesse quando si consideri che il valore del patrimonio culturale coincide con la creazione di una “comunità di valori”, che in esso si riconosce e grazie ad esso si sviluppa creativamente. In questa prospettiva, il legame tra patrimonio culturale e sviluppo della società, evidenziato attraverso la lettura delle diverse Convenzioni che l’UNESCO, a livello internazionale, e il Consiglio d’Europa, a livello regionale, dedicano a questo tema, può mettere in luce ulteriori ricadute educative del diritto a prendere parte alla vita cultura.

Il valore del patrimonio culturale per la società

Il valore del patrimonio culturale e la sua importanza pubblica per lo sviluppo della società sono parte delle stesse definizioni formulate dall’UNESCO e dal Consiglio d’Europa. La Convenzione UNESCO relativa alla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale (1972) accompagna, infatti, alle definizioni di “patrimonio culturale” e “patrimonio naturale” (art.1) il riconoscimento della responsabilità condivisa relativa alla loro protezione, come dovere che spetta all’ “intera umanità” (art.6). Secondo la Convenzione, la perdita o il danneggiamento dei beni riconosciuti come parte del patrimonio mondiale costituisce “un grave impoverimento del patrimonio di tutte le Nazioni del mondo” (Preambolo).

Per quanto riguarda il patrimonio intangibile, poi, l’UNESCO ne collega la definizione all’esistenza stessa di una “comunità di valori”. Secondo l’art.1 della Convenzione del 2003 sulla salvaguardia del patrimonio intangibile è “patrimonio intangibile” quell’insieme di prassi, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e know-how che “le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale”. Il patrimonio culturale intangibile può essere inteso quale motore evolutivo della vita sociale dell’umanità proprio perché “è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso di identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana” (art.1). Si spiega, dunque, perché esso sia un fattore fondamentale “per riavvicinare gli esseri umani e assicurare gli scambi tra loro” (Preambolo).

La Convenzione del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, adottata a Faro nel 2005, rappresenta, infine, nell’ambito di questa riflessione, un riferimento giuridico fondamentale per il riconoscimento dell’importanza pubblica della tutela dei beni culturali. Abolendo la distinzione tra patrimonio tangibile e intangibile, questa Convenzione affianca alla definizione di patrimonio culturale una specifica nozione di “comunità di eredità” (heritage community), legando indissolubilmente i due concetti. Se infatti, ai sensi dell’art.1 della Convenzione di Faro, il patrimonio culturale è “l’insieme delle risorse ereditate dal passato nelle quali le persone si identificano […] come riflessione ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni in continua evoluzione”, una comunità di eredità è costituita da “un insieme di persone che attribuisce valore ad aspetti specifici dell’eredità culturale e che desidera sostenerli e trasmetterli alle generazioni future”.

Il legame tra patrimonio culturale e “comunità di valori” presenta una forte valenza sociale e può essere riconosciuto quale fondamento di una società democratica e coesa, in cui individui e comunità creano e riaffermano continuamente, attraverso un’eredità culturale comune, un senso civico di appartenenza e responsabilità. Non a caso, infatti, la definizione di “patrimonio comune dell’Europa”, formulata all’art.3 della stessa Convenzione, comprende, in un concetto unico, sia “le forme di patrimonio culturale che costituiscono una fonte condivisa di memoria, comprensione, identità, creatività” che “gli ideali, i principi e i valori […] che sostengono lo sviluppo di una società pacifica e stabile, fondata sul rispetto per i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto”.

La partecipazione culturale per la “comunità di valori”

Riconoscere il valore del patrimonio culturale per la promozione di una società democratica e coesa, significa non soltanto “porre le persone e i valori umani al centro di una concezione allargata e interdisciplinare del patrimonio culturale” (Preambolo della Convenzione di Faro) ma anche attivare politiche pubbliche che sostengano il rispetto e la promozione del diritto a prendere parte alla vita culturale. La piena espressione del potenziale valoriale del patrimonio culturale, ovvero la sua relazione con una “comunità di valori” che lo riconosce e con esso si identifica, si lega, infatti, al grado con cui tale valore sia conosciuto e condiviso dal più largo numero di persone.

La Convenzione del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società riconosce esplicitamente che “il diritto di ognuno di fruire e tutelare liberamente il patrimonio culturale, rispettando i diritti e le libertà degli altri” è espressione del “diritto a prendere parte alla vita culturale affermato nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali”. Infatti, “la necessità di coinvolgere ciascuno in società nel processo permanente di definizione e gestione del patrimonio culturale” (Preambolo della Convenzione di Faro) richiama le autorità pubbliche a stabilire “misure volte a migliorare l’accesso al patrimonio culturale, specialmente tra i giovani e le fasce svantaggiate della popolazione, per sensibilizzare riguardo il suo valore, la necessità di conservarlo e promuoverlo e i benefici che da esso possono derivare” (art.12) e a “promuovere un contesto economico e sociale che favorisca la partecipazione culturale” (art.5).

Se, dunque, l’espressione del valore del patrimonio culturale per la società è funzione della promozione del diritto a prendere parte alla vita culturale e delle politiche pubbliche volte ad ottenere tale scopo, la dimensione educativa assume una particolare rilevanza. La Convenzione dell’UNESCO relativa alla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale invita, a questo proposito, gli Stati Parti, a “sforzarsi con tutti i mezzi appropriati, particolarmente con programmi di educazione e di informazione, a consolidare il rispetto e l’attaccamento dei loro popoli al patrimonio culturale e naturale definito dalla Convenzione” (art.27). La Convenzione sulla salvaguardia del patrimonio intangibile sottolinea, poi, “il bisogno di creare una maggiore consapevolezza, soprattutto fra le generazioni più giovani, riguardo la rilevanza del patrimonio culturale intangibile e la sua salvaguardia” (Preambolo).

L’accento sull’azione educativa trova uno spazio rilevante anche nella Convenzione di Faro che, all’art.13, invita gli Stati Parti a “favorire l’inclusione delle tematiche relative al patrimonio culturale a tutti i livelli di istruzione, non necessariamente come argomento trattato in sé, ma anche come fertile fonte d’ispirazione per lo studio di altre materie”. È sul terreno educativo, dunque, che la promozione del diritto a prendere parte alla vita culturale incontra la tutela del patrimonio culturale, rendendo possibile la creazione di quella “comunità di valori” in cui democrazia, diritti umani e Stato di diritto sono promossi e realizzati.

Risorse

Aggiornato il

29/9/2013