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26/12/2012
Una donna libanese osserva i resti del proprio villaggio distrutto dai bombardamenti avvenuti durante il conflitto
© UN Photo/Mark Garten

Nazioni Unite. Presentato il rapporto periodico della Commissione internazionale d'inchiesta sulla Siria

Una soluzione politica negoziata che soddisfi le legittime aspirazioni del popolo siriano è la sola maniera di porre un termine alla violenza in Siria. E’ questa la conclusione del rapporto periodico presentato dalla Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sulla Siria, con riferimento al periodo 28 settembre-16 dicembre 2012.

In attesa del rapporto finale, che verrà presentato al Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite nel marzo 2013, il rapporto offre un quadro delle violenze che causano continue violazioni del diritto umanitario e dei diritti umani internazionalmente riconosciuti. Una violenza che colpisce innanzitutto i civili, in una fase in cui i combattimenti tra forze governative e opposizione armata si spingono sempre più all’interno di aree urbane. Il rapporto descrive inoltre le pratiche diffuse di detenzione arbitraria e sparizioni forzate, nonché le conseguenze del conflitto su rifugiati e sfollati.

La Commissione, composta da Paulo Sergio Pinheiro (Presidente), Karen AbuZayd, Carla Del Ponte e Vitit Muntarbhorn, è stata incaricata dal Consiglio diritti umani di investigare su tutte le violazioni dei diritti umani, compresi i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità, Tuttavia, dall’inizio delle attività nell’agosto 2011 ad oggi, la Commissione non è stata ancora autorizzata dal governo siriano a entrare nel Paese. I risultati dei rapporti fin qui prodotti si basano dunque su un campione di 1200 tra vittime e testimoni intervistati finora, in un contesto crescente di rifugiati e profughi.

Nel corso di una conferenza stampa di presentazione del rapporto presso la sede di UNRIC a Bruxelles, il Presidente della Commissione d’inchiesta Pinheiro ha sottolineato il carattere sempre più settario che il conflitto sta assumendo, esprimendo preoccupazione per la presenza di combattenti stranieri con una loro agenda, che hanno radicalizzato la lotta anti-regime. Al riguardo, Karen AbuZayd ha specificato che essi provengono in totale da ventinove Paesi, soprattutto limitrofi. L’ex Commissario Generale dell’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, UNRWA, ha aggiunto che il conflitto si è esteso anche perché minoranze inizialmente propense ad adottare un atteggiamento neutrale e non ostile sono state obbligate ad armarsi per far fronte alla violenza. Evidenziando la natura non giudiziale della Commissione, Carla Del Ponte ne ha spiegato l’attività ispettiva, articolata in squadre di investigatori operanti nei Paesi confinanti e in campi profughi. Echeggiando la conclusione del rapporto, Del Ponte ha ribadito che si tratta di una guerra che non può prevedere alcuna vittoria militare e che pertanto deve essere conclusa con un accordo negoziato.

Tutti i membri della Commissione hanno espresso sostegno agli sforzi in tal senso di Lakhdar Brahimi, il Rappresentante speciale congiunto di Nazioni Unite e Lega Araba.

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