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27/9/2011
Il Giardino dei Giusti a Padova, al centro sul prato, il monumento commemorativo.
© Rete Civica del Comune di Padova

Padova: quarta giornata dei Giusti del Mondo

Il progetto internazionale Giardino dei Giusti del Mondo, promosso dal Comune di Padova, ha come obiettivo quello sostenere il rispetto dei diritti e della dignità dell'uomo, conferendo dei riconoscimenti alle donne e agli uomini che hanno avuto il coraggio e la forza di opporsi ai genocidi e di denunciarne l'aberrazione. La celebrazione della quarta giornata dei Giusti del Mondo è anche un'occasione per dar voce a queste persone e ricordare a tutti, in particolare ai giovani, che ciascuno di noi, a prescindere dalle condizioni in cui si trova, ha sempre la possibilità di scegliere. Usando le parole di Hannah Arendt, divenute il motto del Giardino dei Giusti del Mondo, Si può sempre dire un sì o un no.

Domenica 2 ottobre 2011 si svolgerà presso il Giardino dei Giusti del Mondo di Padova una solenne cerimonia durante la quale si celebreranno dieci nuovi Giusti (francesi, giapponesi, lituani, turchi, ruandesi e italiani) insieme alla messa a dimora di altre dieci piante. I riconoscimenti saranno consegnati dalle autorità cittadine alle ore 16.00 al Palazzo della Ragione, dove i Giusti o le loro famiglie incontreranno anche la cittadinanza.

Lunedì 3 ottobre i Giusti o i testimoni delle loro azioni saranno in varie scuole superiori delle città del Veneto per partecipare ad incontri e dibattiti che coinvolgeranno gli studenti sul tema dei Giusti.

I Giusti onorati quest'anno sono:

Lo scrittore francese Anatole France (pseudonimo di François-Anatole Thibault) che ricevette il Premio Nobel per la Letteratura nel 1921. Si batté in difesa dei diritti umani, civili e politici contro ogni forma di discriminazione. Denunciò apertamente le condizioni del popolo armeno all’interno dell'impero ottomano e, nel 1901, fondò assieme ad altri intellettuali il giornale Pro-Armenia che denunciava il dispotismo e il nazionalismo turco.

Edouard Sebushumba, sindaco del comune ruandese di Giti che, grazie al suo coraggio nei tristi giorni del genocidio in Ruanda, riuscì a rendere la sua città un rifugio sicuro per l'intera popolazione tutsi della zona. Giti fu l'unica città immune dal genocidio.

Emilia Marinelli Valori, una donna che, nel corso della secondo conflitto mondiale, offrì, a rischio delle propria vita, sostegno alle forze partigiane e protezione e assistenza a molti ebrei ed altri perseguitati che riuscì così a sottrarre alla deportazione e alla morte. Nel 2009 le è stata conferita la Medaglia d'oro al merito civile, alla memoria.

Fethiye Çetin, avvocato che ha sempre dimostrato uno straordinario impegno attivo nel campo dei diritti umani e della tutela delle minoranze etniche. Il suo ultimo impegno è quello di restituire la verità storica del genocidio armeno del 1915 e a far rivivere quel perduto mosaico storico plurietnico e pluriculturale dell'Anatolia di allora.

Gabriele Moreno Locatelli, impegnato per la pace nella ex Jugoslavia e nell'assistenza delle vittime della guerra. Fu ucciso da un cecchino sul ponte Vrbanja mentre andava a deporre una corona di fiori sul luogo in cui era stata uccisa la prima vittima della guerra.

Gino Bartali, il grande campione del ciclismo che, tra il settembre 1943 e giugno 1944, collaborò con una struttura clandestina che diede ospitalità ed assistenza ai perseguitati politici e a quanti sfuggirono ai rastrellamenti nazifascisti dell'alta Toscana, riuscendo a salvare circa ottocento cittadini ebrei.

Eros Borile, sacerdote nell'Ordine dei Padri Rogazionisti. Nel 1994 si trovava in Ruanda, nel centro per minori di Nyanza dove con coraggio, prudenza e saggezza, garantì il sostentamento e l'incolumità a più di 1200 persone tra minori e le loro famiglie che si rifugiarono nel centro.

Vito Giorgio, sacerdote dell'Ordine dei Padri Rogazionisti. Nel 1994 si recò in Ruanda per sostituire padre Eros Borile a Nyanza. Procurò cibo per più di 800 persone rifugiatesi nel centro per minori e offrì loro assistenza contro le rappresaglie dei miliziani.

Vito Misuraca, sacerdote dell'Ordine dei Padri Rogazionisti, durante il genocidio in Ruanda, fu ripetutamente minacciato di morte e si rifugiò assieme ai suoi piccoli ospiti nell'orfanotrofio di Nyanza, dove assieme a padre Eros Borile protesse oltre un migliaio di bambini dalla furia dei miliziani.

Sofija Binkienė, insegnante lituana che, insieme alla sua famiglia, si prodigò per la salvezza degli ebrei perseguitati. La sua casa diventò il riferimento per quanti scappavano dal ghetto dove rimanevano almeno fino a quando non riuscivano a trovare un altro nascondiglio sicuro.

Chiune Sugihara, funzionario del Ministero degli Esteri giapponese. Nel 1940 disobbedendo ai suoi superiori, prima di lasciare la Lituania, lavorò con la moglie ininterrottamente per 29 giorni per firmare e registrare permessi di transito agli ebrei che cercavano una via di fuga verso est. 6000 persone scamparono alla Shoah con questo sistema.

Tullio Centurioni della Brigata di frontiera di Porto Ceresio. Nel 1943, entrò in una organizzazione clandestina che favorire l'espatrio di chi cercava rifugio in Svizzera: centinaia di perseguitati, in gran parte ebrei, trovarono così la salvezza. Arrestato nel 1944 venne deportato a Mauthausen. Nel 2008 gli è stata conferita la Medaglia d'Oro al Merito Civile alla memoria.

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