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13/12/2004 (Archivio storico)

Un mondo più sicuro: la nostra responsabilità collettiva


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Il 2 dicembre 2004, è stato reso pubblico il Rapporto del Panel di alto livello sulle minacce, le sfide e il cambiamento, composto da sedici eminenti personalità e presieduto dall'ex-premier thailandese Ananad Panyarachu. Il Panel era stato chiamato dal Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan nel settembre 2003 a elaborare proposte di riforma concernenti le politiche e le istituzioni delle Nazioni Unite per il nuovo secolo.

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Il Rapporto, dal titolo “Un mondo più sicuro: la nostra responsabilità collettiva”, si articola in 101 raccomandazioni raccolte in quattro parti.
- La prima (par.1-43) riconosce l’esistenza oggi di un diverso scenario internazionale rispetto al 1945, il quale richiede una ampia riflessione sul sistema di sicurezza collettiva previsto dalla Carta delle Nazioni Unite: nuove minacce e nuove sfide caratterizzano infatti i primi anni del nuovo secolo.
- La Parte seconda infatti identifica queste nuove minacce, formulando alcune proposte di breve e più lungo periodo. L’elemento che unisce tutte le raccomandazioni è la nozione di prevenzione: nel rapporto infatti si scrive “la sfida primaria per le Nazioni Unite e i suoi membri è di assicurare che di tutte le minacce identificate, quelle che sono lontane non diventino imminenti e quelle che sono imminenti non diventino veramente distruttive”. Ciò richiede un quadro d’azione preventiva che affronti tutte le minacce in tutte i modi queste si manifestino nelle differenti parti del mondo. Le minacce del nuovo secolo – secondo il Panel – sono rappresentate dalla povertà, anzitutto, dalla conflittualità armata tra e entro gli Stati, dalle armi nucleari, chimiche, radiologiche e biologiche, dal terrorismo e dal crimine organizzato.

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Al tema cruciale del sicurezza collettiva e dell’uso della forze è dedicata quindi la terza parte. La prima sezione affronta la questione delle eccezioni al principio che vieta l’uso della forza nelle relazioni internazionali: sono oggetto di attenzione il concetto di minaccia alla pace, ai sensi dell’art.39 della Carta delle Nazioni Unite, e il diritto alla legittima difesa, consacrato all’art.51. Vi era una certa attesa rispetto alla posizione del Panel in merito all’allargamento di tale nozione. Ai parr.188-192, pur riconoscendo l’esistenza di un diritto alla legittima difesa nel caso di un attacco armato imminente, il Panel ritiene di non poter condividere le pressioni interpretative di coloro che intenderebbero giustificare ai sensi dell’art.51 un uso della forza armata in senso preventivo contro soggetti, statali e non statali, che abbiano ad esempio acquisito capacità nucleari o di distruzione di massa. Il Panel ha concluso pertanto di non vedere con favore una riscrittura o una nuova interpretazione dell’art.51 della Carta delle Nazioni Unite.

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Per quel che riguarda l’inclusioni delle crisi umanitarie tra le minacce alla pace, occorre soffermarsi sulla raccomandazione contenuta nel par.203, fondata sul concetto di “responsabilità di proteggere”: “We endorse the emerging norm that there is a collective international responsibility to protect, exercisable by the Security Council authorizing military intervention as a last resort, in the event of genocide and other largescale killing, ethnic cleansing or serious violations of international humanitarian law which sovereign Governments have proved powerless or unwilling to prevent.” Il Panel si dimostra pertanto disponibile a riconoscere un potere del Consiglio di sicurezza di autorizzare un intervento umanitario, al realizzarsi di certe condizioni.

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Le altre tre sottosezioni della Parte Terza riguardano i temi della cooperazione nel mantenimento della pace, della costruzione della pace al termine delle ostilità e della protezione dei civili.

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Infine, la Parte Quarta formula le raccomandazioni in materia di riforma istituzionale delle Nazioni Unite, prevedendo una sezione per ogni organo principale dell’organizzazione, per la Commissione dei diritti umani e per le organizzazioni regionali. Il dibattito sulla carta stampata si era concentrato essenzialmente sulla riforma del Consiglio di sicurezza. La sezione XXIV prevede ambedue i modelli di riforma avanzati recentemente: l’uno consiste nell’allargamento del Consiglio a sei nuovi membri permanenti e tre non permanenti (per un totale di 24 seggi) mentre il secondo riprende la proposta italiana dell’inizio degli anni novanta, configurando 8 nuovi seggi di membri semi-permanenti da affidare a coppie di paesi per un periodo di 4 anni.

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Il Rapporto prevede altresì la creazione di nuove istituzioni per affrontare le sfide attuali: ad esempio, il Panel suggerisce l’istituzione di una Commissione per la costruzione della pace, un nuovo meccanismo all’interno delle Nazioni Unite, che faccia appello al Consiglio di Sicurezza ed al Comitato Economico e Sociale, ai donatori e alle autorità nazionali per la gestione della ricostruzione dei Paesi usciti da situazioni di conflittualità.

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Nel complesso, le proposte del Panel sono contrassegnate da una certa prudenza delle soluzioni: inmolti punti esse sono certamente frutto di scelte di buon senso, nei punti chiave tuttavia esse si fondano su un precario equilibrio tra le posizioni contrapposte espresse dagli Stati.

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Nel presentare il rapporto, il Segretario generale Kofi Annan ha affermato: “Sostengo pienamente gli argomenti di fondo del rapporto in favore di un più vasto e completo sistema di sicurezza collettiva: un sistema che affronti le minacce vecchie e nuove, e che si faccia carico delle preoccupazioni che tutti gli stati – ricchi e poveri, forti e deboli - hanno in materia di sicurezza” Ha quindi precisato che“Il rapporto offre alle Nazioni Unite un’opportunità unica di riformare e rinnovare le proprie istituzioni”.

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Tra le reazioni dal mondo non governativo, si segnala ad esempio la posizione critica di Human Rights Watch alle proposte di riforma della Commissione dei diritti umani, che suggeriscono l’allargamento della composizione dell’organismo a tutti i membri delle Nazioni Unite. In tal modo, spiega HRW, la Commissionediventerebbe uno dei tanti ‘talk shop’.

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Il 2005 si rivela pertanto un anno importante per la riforma delle Nazioni Unite: già in occasione del summit di settembre sull’attuazione della Dichiarazione del Millennio, gli Stati sono chiamati a tenere conto delle raccomandazioni presentate dal Rapporto.

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Link

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Il testo completo del Rapporto
- http://www.un.org/secureworld/

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Gli interventi del Segretario generale sulla carta stampata
- http://www.un.org/secureworld/oped.html

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Sintesi del Rapporto in italiano
- http://www.runiceurope.org/italian/News/panel_report_sg122004.html

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Aggiornato il

16/7/2009