inclusione

Classi differenziate: un dibattito che non possiamo ignorare

Il tema delle classi separate per studenti e studentesse con disabilità è tornato al centro del dibattito scolastico italiano, sollevando interrogativi profondi sul modello educativo che vogliamo costruire per il futuro.

Un segnale preoccupante arriva dall'indagine "Le voci dell'inclusione", condotta dal Centro Studi Erickson nel novembre scorso su 833 insegnanti di ogni ordine e grado. I dati parlano chiaro: 1 insegnante su 4 (27%) si dichiara favorevole alla riapertura delle classi speciali, un dato in crescita del 10% rispetto a due anni prima, più diffuso tra i/le docenti della scuola secondaria di secondo grado e tra chi ha maggiore anzianità di servizio.

Un risultato che fa riflettere, soprattutto alla luce di quanto conquistato negli ultimi decenni. La Legge 517 del 1977, che abolì le classi differenziali, fu una pietra miliare: il frutto di battaglie condotte da associazioni, insegnanti e professionisti/e, che trasformò l'Italia in un modello di riferimento per l'inclusione scolastica in Europa.

Oggi la scuola italiana accoglie circa 325.000 studenti e studentesse con disabilità certificata, pari al 4% della popolazione scolastica. Tuttavia, il sistema mostra crepe evidenti: solo il 36% degli e delle insegnanti di sostegno è a tempo indeterminato e solo nel 41% delle scuole vengono utilizzati ausili tecnologici adeguati. A questo si aggiungono classi sovraffollate, burocrazia, risorse limitate e una formazione spesso insufficiente.

Come sottolinea Daniela Mignogna, referente per l'Emilia Romagna del Coordinamento Nazionale CFU, "il problema non sono gli studenti e le studentesse con disabilità, ma una scuola che riceve investimenti insufficienti". Proporre la separazione come soluzione significa ignorare decenni di progresso civile e scaricare il peso delle criticità sistemiche sulle persone più vulnerabili.

L'inclusione non è un'ideologia, ma un diritto e un valore condiviso. I dati dell'indagine Erickson non devono, quindi, spingere a rimettere in discussione questo principio, ma piuttosto a rilanciare con urgenza gli investimenti: stabilità del personale, formazione adeguata, tecnologie accessibili. Perché la scuola del futuro si costruisce includendo, non separando.

Parole chiave

inclusione persone con disabilità educazione accessibilità