A A+ A++

Giappone

Diritti umani in Giappone: UPR, pareri dei comitati delle Nazioni Unite e ruolo delle istituzioni nazionali per i diritti umani

Questa scheda illustra la situazione dei diritti umani in Giappone come emersa dall’Esame periodico universale (UPR) del 2012, l’ultimo a cui il Giappone è stato sottoposto dal Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite. Successivamente, vista l’importanza che la situazione femminile ha avuto nell’ultima UPR, la scheda riassume le raccomandazioni e le osservazioni formulate dal Comitato per l’eliminazione della discriminazione contro le donne nei confronti del Giappone nell’esame periodico del 2016. Infine, questa scheda analizza lo stato della creazione di una istituzione nazionale per i diritti umani nel paese.

Autore: Riccardo Nanni, studente MA Human Rights and Multilevel Governance, Università di Padova

Esame periodico universale (UPR): rapporto nazionale, shadow reports e raccomandazioni

Il Giappone è un paese membro dell’ASEAN Plus Three (APT), oltre ad essere uno dei principali attori politici ed economici del continente asiatico. La sua ultima UPR è stata condotta nel 2012 e al termine di questa ha accettato, del tutto o in parte, 125 delle 174 raccomandazioni formulate.

Nel rapporto nazionale, il Giappone presenta l’adesione alla Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata (CPED) nel 2009 e la firma della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) nel 2007 come progressi compiuti nell’impegno per i diritti umani a livello internazionale. Inoltre, il rapporto evidenzia la volontà del Giappone di aprire alle comunicazioni individuali con la ratifica dei protocolli opzionali al Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) e alla Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW). Tuttavia, il documento non definisce limiti di tempo per l’adesione ai trattati, anche se già nel 2014 il parlamento ha ratificato la CRPD. Il governo giapponese fa riferimento anche all’introduzione nel 2010 dell’istruzione secondaria gratuita e dell’età minima legale di 18 anni per entrare nell’esercito, due misure che superano alcune dichiarazioni che il Giappone aveva depositato alla firma della Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR) e della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (CRC).

In materia di protezione dei diritti umani a livello nazionale, il Giappone ha adottato il sistema di registrazione audiovisiva degli interrogatori di polizia e ha introdotto un meccanismo di reclamo per permettere agli interrogati di segnalare eventuali comportamenti non appropriati da parte dei pubblici ufficiali.

Un paragrafo del rapporto nazionale è inoltre dedicato ai diritti delle donne. Con il Terzo piano per l’eguaglianza di genere, il Giappone intende affrontare la discriminazione e la violenza contro le donne sia tramite le scuole e l’approccio culturale sia tramite la prevenzione e la punizione, con la creazione ad esempio di hotlines per le donne vittime di violenza e di altri servizi forniti attraverso gli Organi per i diritti umani del Ministero della giustizia. Anche le questioni relative alle persone con disabilità, ai minori e alle discriminazioni sulla base della sessualità e del genere sono affrontate nel rapporto.

Infine, il rapporto segnala i meccanismi di protezione messi in atto per le vittime di traffico, con particolare riferimento alla sensibilità di genere e alla possibilità di ottenere protezione al di fuori del framework legislativo su rifugiati e migranti. Su questi ultimi, il rapporto segnala migliorie nei sistemi di protezione e accoglienza e la volontà del paese di aderire alla Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.

Le critiche sollevate dalla società civile riguardano tuttavia varie aree di applicazione degli standard dei diritti umani. Per cominciare, Amnesty International ha accusato il Giappone di non aver ratificato nessuno degli strumenti internazionali che si è impegnato a ratificare, inclusi i protocolli sopraelencati e il protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (OP-CAT). Inoltre, le corti giapponesi sono riluttanti nell’applicare i trattati internazionali nei casi interni, come sottolineato da Japan federation of bar association (JFBA) e da Human rights now (HRN). JFBA ha aggiunto che il Giappone non ha coinvolto la società civile nell’implementazione delle raccomandazioni della precedente UPR, un processo che inoltre è in ritardo secondo le ONG. Infine, organizzazioni femministe come la New Japan’s women association (NJWA) segnalano che l’implementazione del Terzo piano per l’eguaglianza di genere sarà problematica, anche se l’inclusione delle questioni LGBTI nel piano è stata apprezzata ampiamente dalla società civile.

Sul tema della discriminazione la NJWA ha sottolineato che il Giappone è il paese più arretrato in termini di uguaglianza di genere tra i paesi industrializzati, mentre varie associazioni hanno congiuntamente evidenziato la situazione di marginalizzazione e stigma sociale che colpisce la comunità LGBTI. Questo è anche il risultato dell’assenza di una legge contro la discriminazione sulla base dell’identità di genere, come sottolineato da Space Alliance. Infine, Amnesty International ha riscontrato discriminazione e atti d’odio contro le comunità cinesi e coreane.

Per quanto riguarda il diritto alla vita e all’integrità fisica, vari attori della società civile hanno criticato la segretezza delle procedure della pena di morte e la mancata messa in atto di una moratoria. Inoltre, rimangono diffuse le pratiche di tortura e di maltrattamento, mentre al di fuori del sistema penale organizzazioni femministe evidenziano l’aumento di violenza sulle donne nelle aree colpite dal terremoto e dallo tsunami nel 2011. Anche la questione delle comfort women, le circa 200.000 donne ridotte in schiavitù sessuale dai militari giapponesi durante la seconda guerra mondiale, è stata sollevata da più organizzazioni, che hanno criticato il mancato rispetto degli standard internazionali nella compensazione dei danni subiti dalle vittime.

Le organizzazioni evidenziano inoltre l’aumento del lavoro in nero, che colpisce le donne molto più che gli uomini. Anche la diseguaglianza economica fra uomini e donne è aumentata secondo le ONG, con le seconde in situazione di svantaggio rispetto ai primi. I membri di minoranze etniche soffrono discriminazioni anche sul lavoro e le donne appartenenti a minoranze sono particolarmente colpite.

Molte delle critiche mosse dalla società civile sono state ribadite dagli stati durante la UPR. Le raccomandazioni non accettate dal Giappone sono 49, tra raccomandazioni respinte e altre su cui la posizione del governo non è chiara. Le prime riguardano la possibilità di adottare una moratoria sulla pena di morte in vista dell’adesione al secondo protocollo all’ICCPR che abolisce la pena capitale, le seconde riguardano largamente le condizioni detentive. Sono state respinte anche diverse raccomandazioni sul tema delle comfort women e delle riparazioni che il Giappone è chiamato a garantire alle vittime di schiavitù sessuale.

Condizione femminile: esame del Giappone da parte del Comitato per l’eliminazione della discriminazione contro le donne

Viste le preoccupazioni legate alla condizione femminile sollevate durante la UPR del 2012, è di particolare interesse approfondire le raccomandazioni formulate dal Comitato per l’eliminazione della discriminazione contro le donne nei confronti del Giappone durante l’ultimo esame periodico, che ha avuto luogo nel 2016. Il suddetto comitato è l’organo che monitora l’implementazione della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW), che il Giappone ha ratificato nel 1985.

Il Comitato ha apprezzato la ratifica da parte del Giappone della CPED e della CRPD e ha inoltre accolto positivamente le misure legislative adottate, tra cui il Terzo piano per l’uguaglianza di genere e la riforma del lavoro part-time, che riguarda soprattutto le lavoratrici. Tuttavia, ha espresso raccomandazioni per garantire la non discriminazione sul lavoro e in altri ambiti fondamentali.

Il Comitato raccomanda al parlamento di attuare pienamente i contenuti delle convenzioni e delle riforme legislative adottate. Inoltre, richiama il Giappone all’adozione di una definizione di discriminazione contro le donne in linea con l’articolo 1 della CEDAW, con attenzione a tutte le sfere della vita pubblica e privata e alla situazione delle donne appartenenti a minoranze etniche. Il Comitato raccomanda anche l’adozione di misure temporanee speciali come le c.d. quote rosa e la creazione di meccanismi che garantiscano il rispetto e la protezione dei diritti delle donne. I sistemi previsti devono essere in grado di contrastare gli stereotipi e la violenza di genere in tutte le sfere della vita pubblica e privata.

In materia di traffico di esseri umani, il Comitato raccomanda controlli sul lavoro, cooperazione con altri paesi e la ratifica del Protocollo per la prevenzione, soppressione e punizione del traffico di esseri umani, soprattutto donne e bambini, addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale.

Per quanto riguarda invece la questione delle comfort women, il Comitato nota che il governo giapponese non ha adottato un approccio orientato alle vittime e alla riparazione del torto nella messa in atto di soluzioni e risposte al problema. Inoltre, molte comfort women sono defunte senza mai ottenere riparazioni né scuse ufficiali da parte delle istituzioni.

Le raccomandazioni proseguono chiedendo al Giappone di prestare attenzione alle differenze biologiche tra uomini e donne nel gestire la situazione degli sfollati nelle aree contaminate da radiazioni a Fukushima. Inoltre, il Comitato chiede la de-criminalizzazione dell’aborto e l’abolizione dell’obbligo di ottenere il consenso del marito ad abortire.

Infine, il Comitato raccomanda coerenza e azioni pratiche nella messa in atto della Dichiarazione di Pechino e del Programma d’azione sulla realizzazione dei diritti delle donne.

Istituzioni nazionali per i diritti umani

Il Giappone sta progettando la creazione di un’istituzione nazionale per i diritti umani e ha anche ottenuto l’assistenza dell’Asia-Pacific forum of national human rights institutions (APF) per la sua realizzazione coerentemente con i Principi di Parigi. Tuttavia, il progetto giapponese è stato duramente criticato dalla società civile durante la UPR del 2012, poiché ritenuto incoerente con questi. Durante l’esame periodico sull’implementazione della CEDAW svolto nel 2016 il Comitato ha espresso le stesse preoccupazioni.

Risorse

Aggiornato il

20/7/2016

regione del veneto
pace diritti umani