L’esperto indipendente delle Nazioni Unite sui sui diritti umani e la solidarietà internazionale presenta il proprio rapporto al Consiglio dei diritti umani
L'Esperta Indipendente sui diritti umani e la solidarietà internazionale Cecilia M. Bailliet ha pubblicato il 22 aprile 2026 un rapporto su "Pace e solidarietà internazionale", nel quale sottolinea come il mondo debba operare un cambiamento radicale delle proprie priorità, allontanandosi dalla militarizzazione e dalla divisione per abbracciare invece la pace attraverso la solidarietà, l'inclusione e la risoluzione pacifica delle controversie. Il rapporto offre un quadro preoccupante di un mondo sempre più minacciato da livelli senza precedenti di militarizzazione, dalla ripresa dei test nucleari, dal crescente inasprimento delle disuguaglianze sia all'interno degli Stati sia tra di essi, dall'ascesa della criminalità organizzata transnazionale e dalla pericolosa diffusione di disinformazione e polarizzazione. A rafforzare queste minacce contribuiscono il visibile indebolimento delle istituzioni multilaterali e l'erosione dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, tra cui l'uguaglianza sovrana, la risoluzione pacifica delle controversie e il divieto dell'uso della forza contro l'integrità territoriale. Parallelamente, i finanziamenti destinati alla diplomazia, allo sviluppo, alla salute, all'istruzione e ai diritti umani vengono sistematicamente ridotti, lasciando le popolazioni vulnerabili ancora più esposte ai cicli di violenza e di esclusione. Nonostante l'importanza storica dei movimenti di solidarietà internazionale, gli stessi attivisti per la pace si trovano ad affrontare in misura crescente sorveglianza, arresti, detenzione e persino assassinio.
Il rapporto afferma che la pace non è semplicemente un obiettivo politico, bensì una “Grundnorm”, un principio giuridico e morale fondante, sancito tanto nella Carta delle Nazioni Unite quanto nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nei quadri normativi regionali e nelle costituzioni nazionali. L'Esperta Indipendente distingue in modo significativo tra pace negativa, intesa come semplice assenza di guerra, e il concetto più sostanziale di pace positiva, che richiede inclusione attiva, uguaglianza, non discriminazione e la correzione strutturale della violenza attraverso l'istruzione, l'assistenza sanitaria, la lotta alla povertà e programmi radicati nelle comunità.
Sulla base di questa analisi, il rapporto si conclude con un ampio insieme di raccomandazioni incentrate sulla creazione di una coalizione globale per la solidarietà e la pace: un'iniziativa trasformativa concepita per contrastare la polarizzazione, riconquistare lo spazio civico sottraendolo ad attori tossici e ricostruire la coesione sociale sui fondamenti universali della non discriminazione, dell'uguaglianza e del rispetto reciproco. Gli Stati sono invitati a rinnovare il proprio impegno verso un multilateralismo del ventunesimo secolo fondato sulla solidarietà internazionale, ad adempiere agli obblighi di risoluzione pacifica delle controversie a tutti i livelli e a investire concretamente nella mediazione preventiva per la pace, nel dialogo interreligioso, nella riconciliazione e nelle strategie di coesione sociale. Il rapporto richiede inoltre solide protezioni contro l'odio, l'antisemitismo, l'islamofobia, la misoginia e la xenofobia, in conformità con il diritto internazionale dei diritti umani, esortando al contempo gli Stati a contrastare il linguaggio disumanizzante e a tutelare richiedenti asilo, attivisti per la pace e operatori umanitari da molestie e attacchi.
Sul fronte della sicurezza, gli Stati sono incoraggiati a sostenere la ratifica del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari, a interrompere i recessi dalle convenzioni sulle mine antiuomo, ad attuare valutazioni del rischio nelle esportazioni di armamenti per prevenire la violenza di genere e ad integrare il disarmo e la giustizia ambientale quali pilastri fondamentali di un'agenda di pace condivisa.
L'istruzione emerge come leva particolarmente efficace: l'educazione alla solidarietà per la pace, che comprende la non violenza, la tolleranza, il dialogo interculturale e interreligioso, la parità di genere e un confronto onesto con la storia del colonialismo, dell'apartheid e della violenza strutturale, dovrebbe essere integrata nelle scuole, nelle università, nelle istituzioni religiose e nella società civile.
Infine, la comunità internazionale è chiamata a raccogliere fondi dedicati allo sviluppo di programmi nei paesi verso i quali rifugiati e sfollati desiderano fare ritorno, garantendo che i luoghi fisici del conflitto non continuino a imprigionare le persone ben oltre la fine delle ostilità.