Corte e Commissione americana

Lo Stato colombiano riconosce formalmente che la morte di Giacomo Turra, avvenuta nel 1995, è stata causata da un atto di violenza da parte delle forze dell'ordine, che ha provocato la perdita della vita di una persona innocente

Il 20 maggio 2026, con una cerimonia pubblica, governo e Commissione firmeranno un impegno per la realizzazione delle misure raccomandate. La cerimonia sarà trasmessa in streaming su YouTube a partire dalle 16 CET (ora di Roma).
Giacomo Turra, 20 maggio

Il 3 settembre 1995, Giacomo Turra, uno studente italiano dell’Università di Padova, entrava in un locale pubblico di Cartagena in evidente stato di disagio; chiamati dai gestori, alcuni ufficiali di polizia lo fermano e iniziano a picchiarlo con incredibile brutalità. Dopo poche ore, il giovane muore in ospedale. Il suo volto è irriconoscibile a causa delle percosse subite. Le autorità parlano di droga, di autolesionismo, ma senza portare nessuna evidenza. Nel 1998, un tribunale militare assolve i poliziotti. Il governo italiano dell’epoca si mobilita e Giacomo Turra, in Colombia, diventa un simbolo della lotta contro la violenza ingiustificata delle forze di polizia.

La famiglia di Giacomo, insieme alla Comisión Colombiana de Juristas, porta il caso davanti alla Commissione interamericana dei diritti umani. La domanda è dichiarata ammissibile nel 2001 e da allora si sono moltiplicati i tentativi di mediazione tra la Commissione e lo Stato colombiano per ottenere verità sulla vicenda e un serio riconoscimento delle responsabilità. 

Nel 2024, la Commissione interamericana decide di chiudere la procedura comunica allo Stato un parere, tuttora non pubblico, in cui però afferma la responsabilità della Colombia per la violazione del diritto alla vita, alla integrità e libertà personale, alle garanzie giudiziarie e alla salute di Giacomo Turra. Oltre a riparare al danno subito dai familiari, la Commissione chiede alla Colombia di prendere misure per impedire che fatti simili si possano ripetere e di istruire le proprie forze di polizia su come trattare senza ricorrere alla violenza le persone affette da crisi per ragioni di salute mentale.

Dopo due anni, il governo colombiano ha finalmente accettato le conclusioni della Commissione, ha presentato ufficialmente le proprie scuse e ha riconosciuto la propria responsabilità per la morte ingiusta di Giacomo Turra. 


"Oggi è, per molti aspetti, una giornata che possiamo definire storica. Non perché colmi completamente una ferita, ma perché rappresenta un passaggio fondamentale nel ristabilire la verità e nel riconoscere pubblicamente ciò che è accaduto. L’Università di Padova, che da sempre si riconosce nei valori della libertas patavina, non può che ribadire il proprio impegno nel difendere la dignità della persona, la libertà della ricerca e il valore del diritto internazionale. Ci stringiamo alla famiglia Turra con intensa partecipazione, nel ricordo di Giacomo e nella consapevolezza che la verità, anche quando arriva dopo molti anni, resta un valore irrinunciabile".

Con queste parole la rettrice dell’Università di Padova, Daniela Mapelli, ha commentato la decisione dello Stato colombiano di riconoscere, a trent’anni di distanza, le proprie responsabilità nella morte di Giacomo Turra, il giovane studente padovano ucciso il 3 settembre 1995 a Cartagena des Indias dalla polizia nazionale colombiana. 

Il 20 maggio 2026, con una cerimonia pubblica, governo e Commissione firmeranno un impegno per la realizzazione delle misure raccomandate. Il governo colombiano ha prodotto una locandina dell'evento. La cerimonia sarà trasmessa in streaming YouTube  mercoledì 20 maggio, alle ore 16.00 CET (ora di Roma).

Grazie al diritto internazionale dei diritti umani, un diritto per la vita e per la pace, la giustizia ha vinto sull’impunità, che è l’ostacolo più significativo alla riparazione per le vittime di violazioni dei diritti umani.

L’accordo tra la Commissione interamericana e il governo colombiano assume oggi un significato ancora più forte perché avviene in un momento storico in cui molti governi si rendono responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani,  ostacolano il funzionamento dei sistemi sovranazionali di garanzia e osteggiano i lavori delle organizzazioni non governative che lottano per la verità e la giustizia.

Questa vicenda ci dice che il diritto dei diritti umani è ferito, ma non è morto, perché ha una forza intrinseca di resistenza.


Caso No. 11.662, Giacomo Turra y familia

 

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