La sfida di RUniPace per un nuovo paradigma globale

Intervista a Marco Mascia, Rete delle Università ltaliane per la Pace, a cura di Elisa Spadaro per Conoscenda 2027 “Disarmiamoci” (Edizioni Conoscenza)
L’Università di Padova alla Marcia per la pace e la fraternità PerugiAssisi 2025

In un'epoca storica attraversata da profonde fessurazioni geopolitiche, disuguaglianze globali e conflitti che minacciano il tessuto della convivenza umana, l'educazione alla pace non può più essere considerata un'aspirazione ingenua o un corollario astratto della formazione. Al contrario, ha bisogno di essere sottratta alla retorica e ricondotta alla sua dimensione scientifica, accademica e militante, diventando un perno metodologico, una lente interdisciplinare attraverso cui rileggere il mondo e trasformarlo. 
È questa la visione che anima la Rete delle Università Italiane per la Pace (RUniPace), un coordinamento di 77 Atenei che — ispirandosi ai prìncipi della Costituzione, della Carta delle Nazioni Unite e dei Trattati Europei — ha scelto di rimettere al centro della ricerca e della didattica lo studio, la costruzione e la promozione della pace positiva.
La Rete RUniPace nasce con l'idea che la costruzione della pace sia una vocazione costitutiva dell’Accademia. E che la pace si studia, si progetta e si insegna. Ma come si trasforma la scienza della pace in un percorso educativo quotidiano? Per capire come la cultura della non-violenza e del dialogo possa trasformarsi in un campo disciplinare strutturato e in un'azione politica concreta, abbiamo intervistato Marco Mascia, Coordinatore di RUniPace, Presidente del Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”, Università di Padova.

Prima di tutto una premessa. La Rete delle Università italiane per la Pace, che coordino insieme alla prof.ssa Enza Pellecchia dell’Università di Pisa, è stata promossa nel 2019 dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. La presentazione ufficiale di RUniPace è avvenuta online in piena pandemia COVID-19 il 10 dicembre 2020, Giornata interazionale dei diritti umani.
Non ancora terminata la pandemia, il 24 febbraio 2022 ha inizio l'aggressione russa dell’Ucraina. Il 7 ottobre 2023 gruppi armati palestinesi attaccano Israele compiendo un vero e proprio massacro. La risposta militare di Israele è devastante. Gli organismi di protezione dei diritti umani delle Nazioni Unite e la stessa Corte interazionale di giustizia parlano di un genocidio del popolo palestinese residente nella Striscia di Gaza. È questo il contesto nazionale e interazionale nel quale nasce RUniPace.

La nonviolenza viene spesso liquidata come un atteggiamento passivo. Come si declina, invece, la nonviolenza come approccio scientifico e rigoroso alla risoluzione dei conflitti all’interno delle vostre attività?

In termini di responsabilità individuale e collettiva. Non si tratta semplicemente di assenza di violenza, ma di una forza attiva, propulsiva di cambiamento. La nonviolenza attiva lotta contro l'ingiustizia e per i diritti umani per tutti. L'obiettivo è cambiare le strutture che producono violenza e ingiustizia. La nonviolenza attiva mira alla trasformazione del conflitto, cambiando le relazioni di potere, le narrazioni e le strutture sottostanti. Il modello di riferimento è quello di Johan Galtung che distingue tre livelli violenza: diretta, strutturate, culturale. La nonviolenza attiva deve agire su tutti e tre i livelli simultaneamente.
La trasformazione nonviolenta dei conflitti richiede anche un lavoro preventivo e culturale: educazione alla gestione nonviolenta dei conflitti, potenziamento e democratizzazione delle organizzazioni interazionali a cominciare dalle Nazioni Unite, riconciliazione post-conflitto e giustizia trasformativa. Questo è l'approccio che caratterizza le attività di RUniPace.

Il manifesto di RUniPace menziona esplicitamente la valorizzazione del ruolo delle donne e la leadership delle giovani generazioni nei processi di pace. Perché queste due componenti sono sistemiche per un reale cambiamento di paradigma?
Le Agende “Donne, pace, sicurezza” e “Giovani, pace, sicurezza” sono state definite con diverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L'obiettivo della prima agenda è quello di assicurare l'incremento della rappresentanza delle donne in tutti i livelli decisionali nelle istituzioni e nei meccanismi nazionali e internazionali per la prevenzione, la gestione e la soluzione dei conflitti; di coinvolgere le donne nei processi di pace; di incorporare una prospettiva di genere nelle operazioni di mantenimento della pace; di adottare misure per garantire la protezione e il rispetto dei diritti umani delle donne e delle ragazze. Ci sono esperienze significative in diversi paesi: ricordiamo il ruolo svolto da Women of Liberia Mass Action for Peace, organizzazione guidata da Leymah Gbowee, Premio Nobel per la Pace. Ma anche in Turchia, in Bosnia e Erzegovina, in Kosovo, in Colombia, in Palestina, in Mali...
Per il Consiglio di sicurezza anche i giovani possono giocare un ruolo fondamentale nei contesti di promozione della pace, nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti, in quanto rappresentano un elemento chiave per la sostenibilità, l'inclusione e il successo degli sforzi di mantenimento e consolidamento della pace.
Naturalmente spetta agli Stati considerare i modi per incrementare la rappresentanza inclusiva delle donne e dei giovani nei processi decisionali a tutti i livelli nelle istituzioni locali, nazionali, regionali ed internazionali e nei meccanismi per la prevenzione e la risoluzione del conflitto. E questo è il problema. Il ruolo delle donne e dei giovani nella prevenzione dei conflitti infatti rimane ancora piuttosto marginale nelle decisioni di alto livello sulla pace e sulla sicurezza. Gli approcci militari alla risoluzione dei conflitti prevalgono sulle iniziative di pace nonviolente. Non ci sono risorse adeguate all'empowerment delle donne e dei giovani. Cambiare paradigma significa trasformare la storicamente ineguale relazione di potere tra donne e uomini. Significa superare la struttura statocentrica del sistema della politica internazionale che continua ad essere governata da un mondo di uomini, un mondo di potere e conflitto nel quale la pratica della guerra è l'attività principale. Significa, all'interno di una “prospettiva femminile”, considerare il potere come “empowerment”, la sicurezza come la capacità di uno stato di promuovere e garantire lo sviluppo umano e la sicurezza, le scienze sociali non come scienze “neutrali” ma come scienze impregnate di valori umani universali.

Come si integrano la giustizia ambientale e la transizione ecologica nella costruzione di una cultura della pace?
La risposta alla sua domanda richiede un approccio transdisciplinare che è proprio quello adottato da RUniPace. Il punto di partenza teorico è il riconoscimento che crisi ecologica e violenza strutturale condividono le stesse radici sistemiche. Violenza, pace ed ecologia sono interdipendenti e indivisibili. Alcuni autori hanno esteso il modello di Galtung introducendo la dimensione ecologica come quarta forma di violenza. Violenza ecologica significa distruzione sistemica delle condizioni naturali che rendono possibile la vita umana e non umana. La ricerca empirica documenta sistematicamente la correlazione tra ingiustizia ambientale, crisi climatica e conflitti violenti. La "pace ecologica" è una componente imprescindibile della pace positiva. La giustizia ambientale e la transizione ecologica non sono appendici della cultura della pace, ma sue componenti costitutive.

RUniPace non guarda solo all'interno delle mura universitarie ma si impegna nel dialogo con il territorio e le scuole, sostenendo le scuole anche nell'insegnamento trasversale dell'educazione civica.
Le referenti e i referenti di RUniPace hanno svolto un'intensa e capillare attività di Terza missione, animando nelle rispettive sedi universitarie centinaia di conferenze, seminari e laboratori sulle aree tematiche che definiscono l'identità della Rete: ambiente e cambiamenti climatici; costruzione di città pacifiche; didattica per la pace negli atenei; donne, pace e sicurezza; educazione alla pace nelle scuole; migrazioni; scienza e tecnologie per la pace; comunicazione digitale e social media; spese militari e disarmo; trasformazione dei conflitti; mediazione e giustizia rigenerativa.
Nel quadro della Terza missione, RUniPace collabora inoltre con la Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, la Rete Nazionale delle Scuole di Pace, il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, la Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile (CNESC). RUniPace ha aderito e partecipato attivamente al progetto IMMAGINA, programma nazionale di Educazione civica per la formazione di giovani costruttori e costruttrici di pace. A gennaio 2026 ha poi co-promosso insieme a Sapienza Università di Roma e alla Fondazione PerugiAssisi per la cultura della pace la Conferenza Nazionale "Sbellichiamoci", due giorni intensi di alta formazione, aggiornamento e ricerca per dirigenti e docenti di scuole di ogni ordine e grado. Un'occasione unica di dialogo tra università e mondo scolastico sui temi della pace. Al termine della Conferenza è stata adottata la Dichiarazione “Sbellichiamoci” che impegna scuola e università a lavorare insieme per promuovere la cultura di pace.
Infine, la mobilitazione della nostra comunità — che vede uniti studenti, docenti e vertici accademici — è stata costante anche nel corso di diverse storiche edizioni della Marcia Perugia-Assisi, dove abbiamo sempre siglato impegni concreti. Nel 2022, in occasione del corteo straordinario contro l'invasione dell’Ucraina, è stato firmato il documento “Generiamo una cultura di pace positiva”. Nel maggio 2023, i rappresentanti dei vari atenei hanno sottoscritto il “Patto di Assisi”, un accordo educativo per la formazione delle nuove generazioni, una presenza che abbiamo poi rinnovato con convinzione anche nell'ottobre 2025, prendendo parte attiva anche alla precedente Assemblea dell'ONU dei Popoli.

Qualche anno fa si è realizzata una vera e propria impresa didattica e scientifica, una risposta, sui tempi lunghi, alle fragilità del nostro tempo: un dottorato di interesse nazionale in Peace Studies, promosso proprio dalla RUniPace. Ci vuole raccontare la genesi e lo sviluppo di questo progetto?
Il risultato più significativo di questo primo lustro di RUniPace è senza dubbio questo. Si tratta di un progetto ambizioso e pionieristico, coordinato dal prof. Alessandro Saggioro di Sapienza Università di Roma, che ha coinvolto oltre trenta università e diversi stakeholder, garantendo ogni anno almeno 30 borse di studio. È il progetto maggiore di RUniPace in termini di investimento strutturale e dunque di medio-lungo periodo per promuovere ne1l'università italiana ricerca e didattica sulla pace. Per sviluppare una “educazione trasformativa” come raccomandato dall’ONU e dal1’UNESCO. Il percorso che ha portato alla sua istituzione è stato lungo e partecipato. Iniziato in gruppo di lavoro di RUniPace, è proseguito nei due semi-nari residenziali nel Convento di San Carbone (Pisa/Lucca) rispettivamente nel giugno 2023 e nel giugno 2024 e nelle Assemblee nazionali di RUniPace.
È articolato in 10 curricula. La forte vocazione inter- e trans-disciplinare del DIN in Peace Studies si concretizza in ambiti di ricerca che spaziano dalle scienze umane e sociali (Studi storici, filosofici, artistico-letterari, giuridici, economici, politologici, sociologici, pedagogici, antropologici, geografici, comunicativi, ecc.), a quelle scientifiche (Studi fisici e matematici, Scienze naturali, Informatica), mediche (Studi psicologici, di Global Health, di diritto alla salute, ecc.), e tecniche (architettura, ingegneria e design, Studi conservativo-museografici, Heritage, ecc.), coniugando le specificità delle diverse aree con la promozione degli ambiti di frontiera più innovativi, ivi inclusi i gender studies, il settore digitale e l'IA.
L'obiettivo del dottorato è formare esperti qualificati in grado di: operare nell'ambito accademico e della formazione scolastica e continua con competenze, conoscenze e capacità relative alle tematiche della pace, in un'ottica globale e interdisciplinare; lavorare in organizzazioni, istituzioni, pubbliche amministrazioni e organismi intergovernativi, nonché in strutture sociali e di comunità a livello locale, nazionale e sovranazionale, per contribuire allo sviluppo policies inclusive, pacifiche, sostenibili; operare nell'ambito della ricerca sui temi della pace e del conflitto, nonché elaborare e implementare progetti di formazione, ricerca e terza missione a livello nazionale e internazionale.
Il programma, che vede la collaborazione di un ampio network di università italiane e istituzioni di rilievo nazionale e interazionale, si conferma come il punto di riferimento accademico per l'analisi e trasformazione nonviolenta dei conflitti, la mediazione e la promozione di una cultura della pace e dei diritti umani.
A sostegno del dottorato RUniPace ha dato vita, presso l'Università degli Studi di Milano sotto la direzione del prof. Roberto Comelli, la Collana Studi per la Pace/Peace Studies. Uno spazio editoriale dedicato all'insieme di discipline, saperi e approcci che contribuiscono, ciascuno con il proprio metodo scientifico, alla comprensione e alla promozione della pace.

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cultura di pace università costruzione della pace ricerca

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