L’Italia dinanzi alla Corte europea dei diritti umani nel 2025: contenzioso ed esecuzione delle sentenze
Sommario
- Introduzione
- Quadro statistico del contenzioso italiano dinanzi la CEDU nel 2025
- Tipologie di violazioni accertate nei confronti dell’Italia
- Il rapporto del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa
- Conclusione
Introduzione
Nel 2025, l’Italia continua ad occupare una posizione rilevante nel contenzioso dinanzi alla Corte europea dei diritti umani, sia in termini di numero di ricorsi pendenti sia con riferimento alle tipologie di violazioni accertate. Il contributo analizza la posizione dell’Italia dinanzi la Corte, con particolare attenzione sia alla fase contenziosa che a quella di esecuzione delle sentenze. Attraverso l’analisi dei dati statistici ufficiali e delle informazioni contenute nel Rapporto annuale del Comitato Dei Ministri del Consiglio d’Europa, l’articolo intende mettere in luce le principali tendenze del contenziosi, le tipologie di violazioni più ricorrenti e la situazione dell’Italia nell’attuazione delle decisione della Corte.
Quadro statistico del contenzioso italiano dinanzi la CEDU nel 2025
L’Italia si conferma come uno degli Stati più citati in giudizio di fronte alla Corte europea dei diritti umani. Nel 2025, i ricorsi pendenti dinanzi alla Corte e relativi all’Italia ammontano a 2.787, su un totale di 53.464 casi complessivamente all’esame della Corte. Solo Turchia (18.464), Federazione Russa (7.177), Ucraina (4.004) e Polonia (3.517) registrano un numero superiore di ricorsi. I casi in cui è coinvolta l'Italia rappresentano il 5,3% del totale, dato che conferma il suo ruolo tra i paesi con più alto volume di contenzioso.
Nell’analisi ufficiale dei dati statistici della Corte l'Italia viene menzionata - insieme a Turchia e Polonia - come uno dei paesi che più hanno contribuito all’aumento complessivo del carico di lavoro della Corte. Infatti tra il 2024 e il 2025 si è registrato un incremento dei nuovi casi registrati e assegnati alle formazioni giudicanti pari a circa il 10%, passando da 28.800 a 31.800. Sebbene la vasta maggioranza di tali ricorsi sia stata assegnata a un giudice unico e, pertanto, destinata verosimilmente a essere dichiarata irricevibile, essi rappresentano comunque un significativo onere.
Tuttavia, considerando il dato in rapporto alla popolazione, l’Italia non rientra tra i paesi più critici. Il rapporto tra il numero di ricorsi assegnati a una formazione giudiziaria e la popolazione nel 2025 evidenzia infatti un tasso relativamente contenuto (0,41 ricorsi ogni 10.000 abitanti). Questo dato riflette un contenzioso diffuso, ma non eccezionalmente elevato in termini pro capite, soprattutto se confrontato con la media complessiva, pari a 0,38 ricorsi ogni 10.000 abitanti.
Occorre comunque sottolineare come il dato italiano risulti significativamente più elevato rispetto a quello degli altri grandi paesi dell’Europa occidentale con popolazione più o meno comparabile, quali la Francia (0,13), Spagna (0,15), Germania (0,07), Regno Unito (0,04).
Per quanto riguarda la composizione dei ricorsi pendenti dinanzi alla Corte, i dati relativi al 2025 evidenziano una significativa articolazione delle diverse fasi procedurali. In particolare, 1.755 ricorsi risultano ancora in attesa di un primo esame, di cui 261 assegnati a formazioni di giudice unico o di Camera e 1.494 a formazioni di Camera o di Comitato. A questi si aggiungono 967 ricorsi già comunicati al governo italiano (Avvocatura dello Stato), per i quali è in corso la fase contenziosa caratterizzata dal contraddittorio tra le parti. Ulteriori 32 ricorsi si collocano nella fase in cui è attesa un’azione del governo, nell’ambito di procedure che riflettono un implicito riconoscimento della violazione da parte dello Stato e la volontà di pervenire a una risoluzione in via extragiudiziale.
Con riferimento agli esiti procedurali, nel corso del 2025 sono stati dichiarati ammissibili 33 ricorsi, mentre 1.531 ricorsi sono stati dichiarati irricevibili o cancellati dal ruolo, confermando la centralità del filtro di ammissibilità nel sistema della Convenzione.
Per quanto riguarda i casi chiusi attraverso soluzioni extragiudiziali, nel 2025 questi ammontano a 52. Dal 2023, quando i casi risolti extragiudizialmente erano 411 si nota un “trend” discendente con riferimento a chiusure attraverso soluzioni extragiudiziali. Se analizzati nel dettaglio, si osserva una forte riduzione delle dichiarazioni unilaterali, che nel periodo 2023–2025 passano da 247 a 29, nonché una riduzione altrettanto rilevante, seppur meno marcata rispetto alla precedente, delle transazioni amichevoli, che nello stesso arco temporale diminuiscono da 164 a 23. Questi dati evidenziano una crescente tendenza dello Stato italiano, negli ultimi anni, a prediligere la difesa nel merito delle controversie rispetto al ricorso sistematico a soluzioni amichevoli o risarcimenti preventivi.
Tipologie di violazioni accertate nei confronti dell’Italia
Il numero complessivo di sentenze pronunciate dalla Corte in cui era coinvolta l’Italia nel 2025 ammonta 65 casi; in 62 di essi la Corte ha accertato almeno una violazione dei diritti garantiti dalla CEDU o dai suoi Protocolli. Il dato evidenzia un’incidenza estremamente elevata di accertamenti di violazione nei casi riguardanti l’Italia.
Le condanne risultano, nella maggior parte dei casi, riconducibili all’articolo 6 CEDU che garantisce il diritto ad un equo processo. La Corte ha infatti riscontrato una violazione di tale disposizione in 50 occasioni. In una quota rilevante di casi (38) la violazione riguarda il mancato rispetto dell’obbligo di esecuzione delle decisioni giudiziarie definitive (non-enforcement). A questi si aggiungono 9 casi in cui è stata accertata una violazione del diritto a un equo processo e 3 in cui la violazione ha riguardato l'eccessiva durata del procedimento. Nel complesso, tali dati evidenziano criticità persistenti nell'attuazione delle garanzie del giusto processo, soprattutto nella fase esecutiva, dove la mancata esecuzione di sentenze nazionali definitive svuota di effettività il diritto a un equo processo.
Un ulteriore dato di rilievo concerne le violazioni del Protocollo n.1 (protezione della proprietà), che rappresentano una componente significativa del contenzioso (28 casi), spesso in connessione con problematiche strutturali legate all’esecuzione di decisioni interne o a interferenze indebite nel godimento dei beni.
Nonostante il numero di casi sia relativamente limitato (5), vale la pena sottolineare i casi in cui la Corte ha riscontrato una violazione dell’articolo 3 della Convenzione, in particolare riguardo a trattamenti inumani o degradanti. Si tratta di un diritto assoluto, di particolare rilevanza, che solleva preoccupazioni fondamentali per la dignità umana e indica criticità nelle condizioni di detenzione o nel trattamento di persone vulnerabili.
Il rapporto del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa
L’analisi delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti dell’Italia non può prescindere dal tema della loro attuazione, affidata al sistema di supervisione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. Un contributo particolarmente rilevante in tal senso è offerto dal Rapporto annuale 2025 sulla supervisione dell’esecuzione delle sentenze della Corte.
Nel 2025, il numero dei nuovi casi relativi all’Italia trasmessi al Comitato dei ministri per la supervisione dell’esecuzione si attesta a 75, registrando una lieve diminuzione rispetto ai 76 casi del 2024 e agli 87 del 2023.
Alla fine del 2025, risultavano 318 casi pendenti di cui solo 78 qualificati come “leading cases” (casi guida) e 240 come casi ripetitivi. La persistente predominanza di casi ripetitivi evidenzia la difficoltà di risolvere in modo definitivo le problematiche strutturali sottostanti alle violazioni, mettendo in luce una limitata efficienza nella rimozione delle cause croniche all’origine di questi procedimenti. Ne deriva un sistema che appare più efficiente nella gestione delle conseguenze delle violazioni accertate dalla Corte europea dei diritti umani che nella loro prevenzione.
Dei 78 “leading cases” la cui esecuzione delle sentenze è monitorata dal Comitato dei Ministri, 27 erano sottoposti a supervisione rafforzata (enhanced supervision) e 51 a supervisione standard. Una parte significativa di questi casi è di lunga durata: tra i “leading cases” sotto supervisione rafforzata, 12 erano pendenti da oltre 5 anni, mentre tra quelli sotto supervisione standard erano 24 a superare i 5 anni di pendenza. Questo dato evidenza come molte delle problematiche relative trattate dalla Corte in Italia abbiano natura strutturale e richiedano interventi a lungo termine al fine di garantire l’effettiva esecuzione delle sentenze.
Nel corso dell’anno l’Italia ha inviato 3 piani d’azione (action plans), 17 rapporti di esecuzione (action reports) e 3 comunicazioni aggiuntive. Persistono comunque difficoltà amministrative o politiche nella pianificazione o nella comunicazione dell’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti umani: ben 10 casi rimangono senza piano iniziale anche dopo la scadenza del termine per l’invio e 18 casi in attesa di aggiornamenti, di cui 6 con termine scaduto e 12 con feedback inviato prima del 1 gennaio 2025.
Per quanto riguarda i risarcimenti (Articolo 41 CEDU - Just satisfaction), la Corte europea può ordinare il pagamento di un risarcimento ai ricorrenti con la finalità di compensare i danni concretamente subiti a seguito della violazione. Nel 2025, i risarcimenti sono stati integralmente corrisposti in 83 casi, mentre in 80 casi il pagamento risultava ancora pendente, con ritardi superiori a sei mesi. Ne emerge un quadro caratterizzato da un elevato tasso di adempimento, ma da una persistente criticità sotto il profilo della tempestività.
Nel 2025, il Dipartimento per l’esecuzione delle sentenze (DEJ) del Consiglio d’Europa ha effettuato la prima visita ufficiale in Italia dedicata al monitoraggio dell’attuazione delle decisioni della Corte europea dei diritti umani. La delegazione ha avviato un dialogo strutturato con le principali autorità nazionali, inclusi rappresentanti governativi, amministrativi e giudiziari, nonché con il Presidente della Corte di Cassazione. Gli incontri hanno consentito un esame approfondito dello stato di esecuzione delle sentenze, delle criticità persistenti e delle prospettive future, con particolare attenzione ai casi più complessi, tra cui la sentenza pilota Cannavacciuolo e altri c. Italia relativa alla Terra dei Fuochi. La visita ha evidenziato l’importanza di rafforzare le capacità interne di attuazione e di consolidare il dialogo tra livello nazionale ed europeo al fine di garantire un’esecuzione effettiva e sostenibile delle pronunce della Corte.
Il Comitato dei Ministri ha segnalato come particolarmente significativi tre casi italiani tra quelli in cui si sono registrati progressi significativi nell’esecuzione delle sentenze:
- Cannavacciuolo e altri c. Italia – relativo allo smaltimento illegale dei rifiuti nella cosiddetta “Terra dei Fuochi” in Campania. Il governo italiano ha introdotto misure legislative urgenti per rafforzare la normativa penale sui reati ambientali, migliorare la tutela della salute pubblica e dell’ambiente e ripristinare la legalità. Tra le novità si evidenziano la riorganizzazione dei reati legati ai rifiuti, l’introduzione di nuovi reati distinti in base alla pericolosità dei rifiuti e l’aumento delle pene per gestione non autorizzata, traffico illecito e combustione illegale dei rifiuti.
- Trapani c. Italia – riguardante l’eccessiva durata dei processi civili. Tra il 2021 e il 2024 sono state attuate riforme legislative e organizzative che hanno migliorato l’efficienza dei tribunali, ridotto i procedimenti pendenti e abbreviato i tempi di decisione sia in primo grado che in appello, con progressi anche nella Corte di Cassazione. La sorveglianza sul caso è stata ridotta da rafforzata a standard, evidenziando un miglioramento consolidato ma con necessità di monitoraggio continuativo.
- Darboe e Camara c. Italia – relativo ai minori migranti non accompagnati e al loro collocamento in strutture adeguate. Sono stati aumentati i posti nelle strutture dedicate ai minori, rafforzate le garanzie procedurali nella verifica dell’età, assicurato il rispetto della presunzione di minore età e nominato tempestivamente un tutore legale. Il Comitato ha ribadito la necessità di applicare uniformemente la Legge n. 47/2017 su tutto il territorio nazionale e di garantire l’accoglienza dei minori in strutture idonee.
Nel 2025 sono stati chiusi 67 casi riguardanti l’Italia, di cui 5 “leading cases” e 62 casi ripetitivi. Con riferimento a questi ultimi, il Comitato dei Ministri ha ritenuto non più necessarie misure individuali, segnando il consolidamento delle misure di esecuzione adottate. Tra i leading cases chiusi, 4 erano sottoposti alla procedura di supervisione rafforzata e 1 alla procedura standard.
Particolarmente significativo è il caso del gruppo di ricorsi relativo alla durata eccessiva dei procedimenti penali, nel cui ambito erano state adottate misure strutturali finalizzate alla riduzione dell’arretrato giudiziario e alla contrazione della durata media dei processi. Il Comitato ha valutato tali interventi come idonei a determinare il raggiungimento di una condizione di “autosostenibilità” del sistema, intesa come capacità dell’ordinamento di proseguire autonomamente nel miglioramento della propria efficienza senza la necessità di ulteriori misure straordinarie di supervisione.
Nel complesso, l’Italia continua a figurare nel 2025 tra gli Stati membri con il più elevato numero di “leading cases” sottoposti a procedura di supervisione rafforzata, rappresentando circa l’8% del totale, dato che conferma la persistenza di un ruolo centrale nel sistema di controllo dell’esecuzione delle sentenze della Corte.
Conclusione
Nel 2025, il contenzioso italiano dinanzi alla Corte europea dei diritti umani conferma la rilevanza quantitativa e qualitativa del ruolo dell’Italia nel sistema giurisprudenziale convenzionale. Parallelamente, la fase di esecuzione delle sentenze evidenzia progressi nell’adempimento degli obblighi derivanti dalla Convenzione, ma anche criticità legate alla tempestività dei risarcimenti e alla persistenza di problemi strutturali. Il numero elevato di “leading cases” sotto supervisione rafforzata, inoltre, rivela la natura sistemica di molte violazioni. Nel complesso, dai dati della Corte e del Comitato dei Ministri del 2025 sull’Italia emerge una persistente tensione tra una conformità formale agli obblighi imposto dalla CEDU e un’effettiva tutela dei diritti umani.