“Sui diritti umani non si torna indietro": l’impegno di Amnesty International Italia nel 2023

Sommario
- Introduzione
- La presenza di Amnesty International Italia sul territorio
- Il lavoro di Amnesty International Italia nel 2023
- Patrick Zaki è libero
- Sfide e prospettive per il 2024
- Conclusioni
Introduzione
Nel 2023 ricorre il 75° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e il 25° dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale.
Amnesty International Italia, nel suo 48° anno di attività, si è impegnata nell’attività di ricerca, di promozione di campagne e azioni di piazza, nelle attività di lobby e advocacy promuovendo un significativo miglioramento della situazione dei diritti umani in Italia e nel mondo.
Come di consueto i dati relativi all’impegno profuso nell’arco del 2023 sono stati presentati nel “Bilancio Sociale 2023”, una pubblicazione che ha come obiettivo quello di offrire una fotografia dettagliata dell’operato dell’organizzazione raccontando le priorità, le sfide e i successi e spiegando la sua struttura ed il funzionamento.
La presenza di Amnesty International Italia sul territorio
La Sezione Italiana di Amnesty International è nata nel 1975 e da allora si è espansa fino a coinvolgere persone attiviste da tutta l’Italia e di diverse generazioni.
Amnesty International Italia intende per persona attivista “ogni persona che svolge un’attività continuativa in una struttura dell’organizzazione, è regolarmente associata e iscritta al registro dei volontari e, oltre a reagire alle proposte di attivazione di Amnesty International, ha un rapporto circolare con l’organizzazione condividendone sia i valori, sia la vita associativa in termini di partecipazione corale delle azioni volte all’impatto di tutela dei diritti umani e alla costruzione delle medesime azioni, e di agibilità a pieno titolo nei processi decisionali.”
Le persone attiviste in Italia si mobilitano sul territorio attraverso la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, educazione ai diritti umani, azioni di piazza e raccolta firme.
Nel 2023 le persone iscritte al movimento ammontano a 31.887 di cui 1339 sono attiviste (tra le persone iscritte il 20% è di età compresa fra i 14 e i 25 anni, il 25% fra i 26 e i 35 anni, il 19% fra i 36 e i 50 anni e il 22% fra i 51 e 65 anni) sono attive nei gruppi locali e/o impegnate in forme di attivismo specializzato che opera su scala nazionale.
Al 2023, i gruppi attivi nella penisola sono 165 e sono per lo più dislocati nell’area settentrionale. Allo stesso tempo 71 persone sono coinvolte in forme di attivismo diversificato o specializzato tra coordinamenti tematici o di area geopolitica e 78 persone sono coinvolte nelle cosiddette Task Force che si dividono in “Hate Speech”, “Osservatori”, “Ricerca-Azione”. Queste ultime forme di attivismo prevedono non solo un impegno di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, ma anche una serie di attività complementari alle tradizionali forme di attivismo come, ad esempio, il monitoraggio dei discorsi d’odio online e il monitoraggio delle manifestazioni pubbliche.
Inoltre, essendo Amnesty International un movimento profondamente democratico, le persone coinvolte nell’associazione sono chiamate a prendere parte alla cosiddetta Assemblea Generale che ha luogo ogni anno in una diversa città italiana. La XXXVIII Assemblea Generale della Sezione Italiana di Amnesty International si è svolta a Vieste dal 1 al 4 giugno 2023 e ha visto l’elezione di Alba Bonetti come Presidente di Amnesty Italia, che rappresenta il movimento a livello giuridico ed esternamente nonché nei rapporti con gli altri organi amnistiani a livello globale.
Il lavoro di Amnesty International Italia nel 2023
Il lavoro di Amnesty International Italia nel 2023 si è concentrato su una serie di campagne, azioni di lobby, attività di educazione e formazione ai diritti umani, comunicazione media e iniziative di stampo artistico e culturale per i diritti umani.
Ogni anno la Sezione Italiana organizza le proprie energie attraverso una cosiddetta Programmazione Operativa Annuale che deriva dalle decisioni prese a livello globale e regionale, tra le Sezioni di Amnesty International in Europa e in Asia Centrale. La Sezione Italiana elabora poi una sua strategia per l’anno a venire che prevede delle aree di lavoro prioritarie, delle aree flessibili ed aree facenti parte di un lavoro continuativo.
Nel 2023 il lavoro per i diritti umani di Amnesty Italia ha seguito le priorità globali e regionali quali il rafforzamento della libertà di espressione e associazione, la promozione della giustizia di genere, razziale e intersezionale, la protezione dei diritti dei rifugiati, migranti e persone con background migratorio e la promozione della giustizia climatica.
Il lavoro per i diritti umani poi si è sviluppato nell’ambito di specifiche campagne che comprendono un ventaglio di diverse forme di attivazione, dalla mobilitazione della società civile ai colloqui con le autorità statali italiane. Di seguito una panoramica delle campagne su cui Amnesty Italia si è concentrata nel 2023.
- “Proteggo la protesta” è una campagna globale di Amnesty International mirata a denunciare le violazioni dei diritti umani che hanno luogo nell’ambito dell’esercizio della libertà di espressione e di riunione pacifica monitorando la restrizione degli spazi civici. In Italia, nello specifico, Amnesty International si è pronunciata sulla criminalizzazione della protesta e ha portato avanti ben 9 azioni di lobby sul tema, denunciando l’aggravarsi della situazione e lavorando in rete con organizzazioni, movimenti e persone attiviste di varie realtà della società civile che vengono prese di mira per le proprie azioni pacifiche di disobbedienza civile. Il diritto di protesta in Italia è stato oggetto di monitoraggio della Task Force Osservatori (di cui sopra) che ha realizzato ben 10 missioni di osservazione su tutto il territorio nazionale.
- Con la campagna “Parità, Giustizia e Intersezionalità” il movimento in Italia si è impegnato nella lotta contro l’ingiustizia di genere, razziale e intersezionale. Amnesty Italia ha lavorato tramite la Task Force Hate Speech al monitoraggio e al contrasto dei discorsi d’odio online, è stata presente in piazza durante l’Onda Pride tramite 53 gruppi locali per sostenere i diritti delle persone LGBTQIA+. Ha, inoltre, contintuato il proprio impegno di lobby nell’ambito della campagna “Io Lo Chiedo: Il sesso senza consenso è stupro” che ha il fine di modificare l’articolo 609-bis del codice penale italiano in osservanza degli impegni presi dal governo italiano rispetto alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul). Sono state promosse azioni di raccolte firme per fare pressione sul governo italiano affinché si muovesse in questo senso. La Sezione Italiana di Amnesty ha anche incontrato la ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, e il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto. Sono stati organizzati numerosi incontri nelle scuole per parlare di cultura del consenso. Inoltre, la campagna si è concentrata anche sul supporto ai lavoratori e alle lavoratrici del sesso con un impegno per sviluppare politiche a sostengno della piena decriminalizzazione di ogni aspetto relativo al sex work di natura consensuale (“Sex Work is Work”) e sull’accesso all’aborto libero e sicuro con una pubblicazione e diffusione di un opuscolo “La tua scelta zero ostacoli - guida pratica al tuo aborto libero e informato”.
- Nell’ambito della campagna “Migrazione”, Amnesty Italia, all’indomani della strage di Steccato di Cutro (naufragio avvenuto il 26 febbraio 2023 al largo delle coste calabresi in cui hanno perso la vita 94 persone tra cui 35 minori) ha espresso forti preoccupazioni presso il governo italiano rispetto all’emanazione del decreto legge 20/2023 (“Disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare”). Sono state avviate interlocuzioni con le istituzioni anche rispetto al Patto europeo sulla migrazione e sull’asilo.
- Amnesty Italia si è anche concentrata su “Cambiamenti climatici e diritti umani” convinta che la crisi climatica sia una crisi dei diritti umani e si è unita ad altre organizzazioni che portano avanti campagne contro il cambiamento climatico e per la giustizia climatica con l’obiettivo di sensibilizzare governi e società civile.
- Con la campagna “Crisi internazionali dei diritti umani” l’associazione si è concentrata sull’impatto devastante che i conflitti armati hanno sui diritti umani. Nel 2023 è proseguito il lavoro di sensibilizzazione della società civile e delle istituzioni sul crimine di apartheid commesso da Israele e sui diritti della comunità palestinese. Dallo scoppio delle violenze dopo il 7 ottobre 2023 Amnesty Italia è spesso scesa in piazza per chiedere il cessate il fuoco, la protezione della popolazione civile a Gaza e il rilascio degli ostaggi israeliani.
- La campagna “Persone a rischio”, invece, consiste nel lavoro in favore del rilascio immediato e incondizionato dei prigionieri di coscienza, per garantire libertà di espressione e salvare coloro che subiscono tortura e discriminazione a causa delle proprie convinzioni.
- Come dall’inizio delle sue attività in Italia, Amnesty International ha continuato a battersi per l’abolizione della pena di morte ovunque nel mondo con la campagna “No alla pena di morte”.
Il lavoro per un concreto cambiamento in favore dei diritti umani da parte di Amnesty Italia si è profuso anche attraverso una serie di azioni di lobby sulle autorità italiane. Ad un anno dall’inizio del nuovo governo formatosi a seguito delle elezioni parlamentari del 2022, l’associazione sperava in un impegno concreto nel sostegno e nella promozione dei diritti umani, al contrario, ha registrato consistenti passi indietro relativi ad una preoccupante inerzia rispetto al contrasto al linguaggio d’odio, un atteggiamento sempre più securitario rispetto alle domande di giustizia climatica con una propensione verso delle politiche mirate a criminalizzare le persone attiviste per il clima, e infine, tra gli altri passi indietro, si contano anche politiche miopi in materia di immigrazione.
Nel 2023 Amnesty Italia ha condotto 154 azioni di lobbying (di cui 3 azioni mirate all’istituzione di un’Autorità nazionale indipendente per la tutela e la promozione dei diritti umani), ha svolto 3 audizioni, ha realizzato 27 incontri con le autorità italiane ed è stata citata 25 volte negli atti parlamentari. L’obiettivo delle azioni di lobby e advocacy è quello di spingere il governo a prendere delle misure effettive per colmare le lacune ancora presenti in Italia rispetto ad un’ adeguata protezione e promozione dei diritti umani.
In sintesi, la Sezione Italiana di Amnesty International è stata particolarmente attiva nella battaglia per la scarcerazione di tutte le persone prigioniere di coscienza, tra cui Patrick Zaki, nella richiesta di un cessate il fuoco duraturo nei Territori Palestinesi Occupati, per la modifica dell’articolo 609-bis del codice penale, ha espresso le proprie preoccupazioni rispetto al sopra menzionato decreto Cutro e alle restrizioni imposte alle organizzazioni non governative che si occupano di ricerca e soccorso in mare, ha ribadito la problematicità della cooperazione italiana ed europea con la Libia in ambito migratorio. Ha, inoltre, rafforzato le richieste per depenalizzare il reato di diffamazione a mezzo stampa e per l’istituzione di un’Autorità nazionale per i diritti umani.
Patrick Zaki è libero
Uno dei momenti più intensi nel 2023 di Amnesty Italia è stato la scarcerazione del prigioniero di coscienza egiziano Patrick Zaki, detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le sue opinioni politiche espresse sui social media.
Il 7 febbraio 2020 Patrick Zaki, studente egiziano iscritto all’Università Alma Mater di Bologna, è stato fermato all’aeroporto del Cairo, appena atterrato con un volo proveniente dall’Italia. E’ stato soggetto a sparizione forzata ad opera delle forze di sicurezza egiziane ed è ricomparso l’8 febbraio dinanzi alla procura della città di Mansoura (Egitto) per la convalida del suo arresto. Patrick Zaki era stato accusato di “diffusione di notizie false”, “incitamento alla protesta” e “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici” in riferimento a dieci post da lui pubblicati sulla piattaforma social Facebook. Lo studente è stato sottoposto a un periodo di detenzione preventiva intervallata da numerose udienze che hanno previsto quasi sempre rinvii in un clima di persecuzione giudiziaria evidente. Patrick Zaki è stato condannato a tre anni di detenzione sulla base di accuse false il 18 luglio 2023. Il giorno seguente, 19 luglio, le persone attiviste di Amnesty Italia sono state presenti in numerose piazze italiane in risposta all’ingiustizia e per esercitare ulteriore pressione sulla Presidente del Consiglio dei Ministri italiana affinché intercedesse nei rapporti diplomatici con il suo omonimo Abdel Fatah al-Sisi. Lo stesso 19 luglio 2023, il presidente egiziano ha concesso la grazia a Zaki che il 20 luglio è uscito dal carcere ed è rientrato in Italia dopo tre giorni.
Questo successo si è realizzato grazie all’impegno costante del movimento nel tenere alta l’attenzione sul caso dal primo giorno.
Amnesty Italia si è immediatamente attivata per il suo caso, lanciando un’azione urgente per richiedere il suo rilascio e poi una campagna che ha mobilitato l’opinione pubblica e la società civile italiana a fare pressione sul governo italiano fino al giorno della sua scarcerazione. Sono state raccolte ben 185.503 firme per l’appello “Libertà per Patrick Zaki” e sono state realizzate 51 attività di lobby e più di 635 mobilitazioni e iniziative anche durante le restrizioni dovute alla pandemia da Covid-19, trovando mezzi alternativi per far sentire la propria voce.
Dal 20 luglio 2023 Patrick Zaki ha potuto abbracciare anche numerose delle persone attiviste di Amnesty Italia che si sono battute per la sua liberazione.
Conclusioni
Il 2023 ha rappresentato per Amnesty International Italia un anno di intensa attività, tra campagne incisive, azioni di lobby mirate e mobilitazioni di ampio respiro. Dalla liberazione di Patrick Zaki alla difesa del diritto di protesta, passando per la tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+, delle persone migranti e delle donne, l’organizzazione ha riaffermato il proprio impegno concreto per la giustizia e l’uguaglianza. Nonostante un contesto politico e sociale complesso, Amnesty Italia ha continuato a essere voce critica e propositiva, promuovendo un cambiamento reale attraverso il coinvolgimento attivo della società civile. Il Bilancio Sociale 2023 conferma la solidità etica ed economica del movimento, fondato su trasparenza, indipendenza e partecipazione. Le sfide restano molte, ma altrettanto forte è la determinazione a costruire un futuro in cui i diritti umani siano pienamente rispettati.