Amnesty International: il Rapporto 2026 sullo stato dei diritti umani nel mondo ammonisce l'Italia per le gravi carenze strutturali
Sommario
- Introduzione
- Condizioni di detenzione, tortura e crisi penitenziaria
- La criminalizzazione della solidarietà e le violazioni dei diritti dei migranti
- Violenza sistemica contro le donne e arretramento dei diritti riproduttivi
- La contrazione dello spazio civico: libertà di riunione e di stampa
- Giustizia internazionale, complicità nei conflitti e trasferimenti di armi
- Difficoltà socio-economiche e crisi climatica
- Conclusione
Introduzione
L'edizione 2026 del rapporto annuale di Amnesty International sullo stato dei diritti umani nel mondo è stata pubblicata ad aprile, fornendo una valutazione globale e critica degli sviluppi in materia di diritti umani nel corso del 2025. La sezione dedicata all'Italia evidenzia tendenze allarmanti e sistematiche che indicano un arretramento negli standard democratici e dei diritti umani. Dal trattamento ostile riservato a migranti e rifugiati fino alla drastica riduzione della libertà di riunione e di stampa, il rapporto dipinge un quadro preoccupante di una nazione che fatica a rispettare i propri obblighi internazionali e costituzionali. I risultati mostrano che i gruppi emarginati, come le persone in stato di detenzione, i migranti e le donne, sopportano il peso di queste carenze strutturali. Nel complesso, il rapporto 2026 funge da monito per il governo italiano, sottolineando che la normalizzazione di politiche repressive e l'erosione dello spazio civico minacciano il tessuto stesso dei diritti umani nel Paese.
Condizioni di detenzione, tortura e crisi penitenziaria
Una delle principali preoccupazioni sollevate nel rapporto riguarda le condizioni di detenzione nelle carceri italiane e nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR). I detenuti vengono costantemente tenuti in strutture sovraffollate, ben al di sotto degli standard internazionali minimi per un trattamento umano, con conseguenti alti tassi di mortalità e suicidi in custodia. L'incapacità sistemica di fornire cure e sicurezza adeguate ha trasformato queste strutture in epicentri di violazioni dei diritti umani.

Figura 2 - Dati sul riempimento delle carceri italiane che mostra sovraffollamento (dati estratti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria)
Il rapporto richiama l'attenzione su un'indagine in corso in merito a presunte torture e maltrattamenti ai danni di 33 ragazzi in un carcere minorile a Milano tra il 2021 e il 2024. Nell'agosto 2025, è emerso che 42 individui, tra cui direttori di istituti penitenziari e personale medico, sono stati indagati per complicità o coinvolgimento diretto in tali abusi. Questi episodi riflettono una più ampia cultura dell'impunità che continua ad affliggere le forze dell'ordine e il sistema penitenziario italiano. Ciò è stato ulteriormente evidenziato nel giugno 2025, quando la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha stabilito che l'Italia aveva violato il divieto di trattamenti inumani o degradanti in relazione a un caso del 2001 di maltrattamenti della polizia su soggetti in stato di fermo. Sebbene 31 agenti fossero stati inizialmente messi sotto accusa, molti procedimenti giudiziari sono stati infine interrotti a causa della scadenza dei termini di prescrizione, lasciando le vittime senza un'adeguata giustizia.
Nel contesto dei CPR, la situazione si è rivelata altrettanto drammatica. Le persone in attesa di espulsione hanno continuato a essere trattenute in celle spoglie, senza accesso ad attività di qualsiasi genere o a un'assistenza sanitaria adeguata. In una storica sentenza del luglio 2025, la Corte Costituzionale italiana ha stabilito che la detenzione dei migranti in questi centri violava i principi costituzionali. La Corte ha citato specificamente la persistente incapacità del parlamento di stabilire quadri normativi chiari e protettivi, rendendo di fatto arbitraria e illegittima la privazione della libertà in queste strutture.
La criminalizzazione della solidarietà e le violazioni dei diritti dei migranti
La rotta del Mediterraneo centrale è rimasta uno dei corridoi migratori più letali a livello globale, con almeno 1.195 vite perse in mare nel 2025. Amnesty International ha criticato le autorità italiane per i ritardi nel rispondere alle richieste di soccorso, una pratica che ha deliberatamente messo a grave rischio la vita di persone vulnerabili, tra cui minori. Le tragiche conseguenze di tale negligenza sono arrivate alla ribalta della cronaca giudiziaria nel luglio 2025, quando sei ufficiali della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera sono stati rinviati a giudizio per non aver tentato di impedire un tragico naufragio nei pressi di Steccato di Cutro nel febbraio 2023, evento che ha causato l'annegamento di almeno 94 persone.

Figura 3 - Morti e dispersi in mare nel 2025, diviso per mese (UNHCR)
Inoltre, il governo ha intensificato l'ostruzionismo nei confronti delle operazioni di salvataggio delle ONG. Le autorità hanno sistematicamente assegnato porti di sbarco lontani alle navi di soccorso e sottoposto a fermi amministrativi le imbarcazioni e i velivoli delle ONG, ostacolando di proposito le loro operazioni salvavita. L'accanimento giudiziario nei confronti dei difensori dei diritti umani ha raggiunto l'apice a ottobre, quando sei membri della ONG Mediterranea Saving Humans sono stati processati a Ragusa. Sono stati accusati di favoreggiamento aggravato dell'immigrazione irregolare per aver soccorso 27 sopravvissuti a un naufragio nel 2020. In controtendenza, a marzo, la Corte di Cassazione ha stabilito che il governo dovrebbe risarcire coloro che sono stati soccorsi in mare e trattenuti illegalmente a bordo della nave della Guardia Costiera italiana Diciotti per 10 giorni nel 2018, dopo che l'allora Ministro dell'Interno aveva bloccato il loro sbarco in Sicilia.
I controversi centri extraterritoriali italiani per il trattamento delle richieste di asilo in Albania sono andati incontro ad ostacoli legali e operativi significativi. Nel marzo 2025, il governo ha tentato di espandere l'uso di questi centri per detenere individui a cui era già stato notificato un decreto di espulsione mentre si trovavano in stato di detenzione in Italia. Tuttavia, tale esternalizzazione è stata bloccata dai tribunali. A seguito di una sentenza di agosto della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, la quale ha stabilito che i tribunali competenti devono poter rivedere giudizialmente l'applicazione del concetto di "Paese di origine sicuro". Di conseguenza, un tribunale di Roma ha ordinato l'immediata scarcerazione di un uomo detenuto in Albania, affermando che le disposizioni non garantivano il diritto alla salute. Ad aggravare queste politiche restrittive, la cooperazione bilaterale dell'Italia con la Libia e la Tunisia sul controllo delle migrazioni è proseguita senza sosta, nonostante le evidenti prove di gravi violazioni dei diritti umani in entrambi i Paesi.
Violenza sistemica contro le donne e arretramento dei diritti riproduttivi
La violenza contro le donne è rimasta una questione strutturale profondamente radicata in Italia. Il rapporto 2026 documenta che, entro la fine del 2025, 85 donne sono state uccise in episodi di violenza domestica, con 62 di questi femminicidi commessi da partner o ex partner. Nonostante la tragedia in corso e la persistente indignazione della società civile, nel novembre 2025 il Parlamento italiano non è riuscito ad approvare un disegno di legge fondamentale che avrebbe introdotto una definizione di stupro basata sul consenso libero e attuale. Questa paralisi legislativa lascia le donne inadeguatamente protette e perpetua una cultura giuridica che non riconosce l'importanza del consenso esplicito e reale, venendo meno agli standard stabiliti dalla Convenzione di Istanbul (art.36, par.2).

Figura 4 - Dati sui femminicidi in Italia (estratti dall’ISTAT)
Oltre all'epidemia di violenza di genere, i diritti riproduttivi delle donne hanno subito una continua erosione. L'accesso ai servizi legali di interruzione volontaria di gravidanza è stato sistematicamente compromesso da un alto numero di professionisti sanitari che si rifiutano di prestare le cure adducendo motivi di obiezione di coscienza. L'incapacità dello Stato di garantire la presenza di personale medico non obiettore negli ospedali pubblici ha creato barriere insormontabili per le donne in cerca di cure sanitarie riproduttive essenziali, minando di fatto un diritto sancito dalla legge italiana decenni fa.
La contrazione dello spazio civico: libertà di riunione e di stampa
Lo spazio civico in Italia ha subito restrizioni gravi e senza precedenti nel 2025. A giugno, il governo ha approvato una legge che ha gravemente ostacolato il diritto di riunione pacifica. Essa ha introdotto nuovi reati penali e imposto pene più severe per azioni tipicamente associate alle proteste pacifiche e alla disobbedienza civile, come la resistenza passiva e i blocchi stradali. Fatto allarmante, la legislazione ha anche esplicitamente penalizzato la resistenza passiva all'interno delle carceri e dei CPR, privando i detenuti vulnerabili di uno dei loro unici metodi non violenti di protesta contro condizioni disumane. Questa legge draconiana è stata ampiamente criticata dai relatori speciali delle Nazioni Unite sui diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione, sulla promozione e protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel contrasto al terrorismo, sul diritto alla libertà di opinione e di espressione, sulla situazione dei difensori dei diritti umani e sui diritti umani dei migranti in quanto misura che ha eluso il controllo parlamentare e si è palesemente discostata dagli standard internazionali sui diritti umani.
La libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti sono state analogamente sotto attacco. I professionisti dei media hanno affrontato minacce e aggressioni fisiche, accompagnate da credibili accuse di spionaggio illecito ai danni dei giornalisti. Il diffuso senso di insicurezza è stato confermato quando una commissione parlamentare ha accertato che i servizi di intelligence italiani avevano utilizzato illegalmente lo spyware Graphite di Paragon per monitorare attivisti e, potenzialmente, giornalisti, con il pretesto della sicurezza nazionale. Ciò rappresenta una grave violazione della privacy, minacciando la protezione delle fonti giornalistiche e i principi fondanti di una stampa libera.
Giustizia internazionale, trasferimenti di armi e complicità nei conflitti
Il rapporto di Amnesty International critica l'incapacità dell'Italia di sostenere la giustizia internazionale e la sua complicità nei conflitti globali. Sfidando apertamente la Corte Penale Internazionale (CPI), l'Italia ha disatteso i propri obblighi legali di consegnare Osama Elmasry Njeem, cittadino libico e membro di una milizia accusato di gravi violazioni dei diritti umani, che era stato arrestato su mandato della CPI. Poiché la CPI si affida interamente agli Stati membri per l'esecuzione dei propri mandati, questo rifiuto non solo mina l'autorità della Corte, ma segnala anche una preoccupante indifferenza verso i meccanismi di responsabilità internazionale.
Inoltre, il Paese ha affrontato un intenso scrutinio in merito ai suoi discutibili trasferimenti di armi. Pur avendo adottato alcune misure nominali per limitare il flusso di armamenti, l'Italia, come diversi altri Stati, ha continuato a fornire armi ed equipaggiamenti militari a Israele avvalendosi di vecchie licenze di esportazione. Ciò si è verificato nel contesto del genocidio in corso e delle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario nel Territorio Palestinese Occupato, evidenziando una profonda contraddizione tra il dichiarato impegno dell'Italia a favore dei diritti umani e le sue pratiche geopolitiche ed economiche.
Difficoltà socio-economiche e crisi climatica
La valutazione dei diritti umani risulta incompleta senza riconoscere le crescenti difficoltà socio-economiche che affliggono la nazione. Il rapporto osserva che nel 2025 quasi 6 milioni di persone in Italia vivevano in povertà assoluta. L'incapacità del governo di implementare sistemi di protezione sociale completi ha lasciato le comunità emarginate esposte a gravi shock economici, favorendo l'esclusione sociale e limitando l'accesso a diritti fondamentali come l'alloggio e l'assistenza sanitaria.
Inoltre, l'Italia sta affrontando gli impatti devastanti della crisi climatica globale. I cambiamenti climatici indotti dall'uomo hanno causato migliaia di vittime in tutto il Paese, prevalentemente a causa di eventi meteorologici estremi e violente ondate di calore. L'assenza di strategie immediate di mitigazione e adattamento climatico colpisce in modo particolare gli anziani e le popolazioni socio-economicamente svantaggiate, configurandosi come un'incapacità di proteggere il diritto fondamentale a un ambiente salubre e il diritto alla vita.
Conclusione
Il rapporto 2026 di Amnesty International funge da inequivocabile atto d'accusa nei confronti delle falle strutturali del sistema italiano. Dalle brutali condizioni nei centri di detenzione all'ostile criminalizzazione della solidarietà verso i migranti, fino agli attacchi legislativi contro la libertà di riunione pacifica e alla violenza di genere sistemica, i risultati descrivono una nazione che sta venendo meno ai propri impegni in materia di diritti umani. Il rapporto sottolinea l'urgente necessità di riforme sistemiche e globali: le autorità italiane dovrebbero invertire immediatamente queste politiche regressive, garantire l'assunzione di responsabilità per gli abusi di Stato e rinnovare il proprio impegno nel rispetto degli obblighi internazionali in materia di diritti umani, al fine di tutelare la dignità e la vita di tutti gli individui all'interno della propria giurisdizione.