tratta di esseri umani

Gruppo di esperti del Consiglio d’Europa sulla lotta alla tratta di esseri umani (GRETA): l’ultima relazione annuale evidenzia un aumento allarmante della tratta di esseri umani a fini di sfruttamento criminale in tutta Europa

L'ultimo rapporto annuale del Gruppo di esperti del Consiglio d'Europa sulla lotta alla tratta degli esseri umani (GRETA) - pubblicato il 12 giugno 2026 con riferimento ai dati del 2025 - documenta un aumento marcato e allarmante della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento criminale in tutta Europa.

Il rapporto, che monitora l'attuazione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani del 16 maggio 2005, riconosce alcuni progressi compiuti dagli Stati parte, ma chiarisce che la tratta di esseri umani continua a persistere e ad intensificarsi, poiché le organizzazioni criminali continuano a trarre ingenti profitti dallo sfruttamento di persone in condizioni di elevata vulnerabilità. Queste vittime vengono sistematicamente costrette a commettere reati per conto dei loro sfruttatori, tra cui traffico di droga, reati contro il patrimonio, traffico di migranti, riciclaggio di denaro, falsificazione di documenti e truffe online, rendendo la criminalità forzata una componente integrante di reti criminali organizzate più ampie.

Il rapporto del GRETA evidenzia i fattori di vulnerabilità specifici che i trafficanti individuano e sfruttano deliberatamente: la povertà, la mancanza di una fissa dimora, la disoccupazione, la condizione migratoria precaria o irregolare, le disabilità e le dipendenze creano tutte condizioni in cui i gruppi criminali possono facilmente stabilire un controllo sulle proprie vittime. I minori e i giovani sono particolarmente a rischio, in special modo i minori non accompagnati o separati, i minori in strutture residenziali e quelli provenienti da comunità di minoranze svantaggiate.

Anche le modalità di reclutamento si sono evolute in modo significativo: i trafficanti ricorrono sempre più spesso a piattaforme online, come annunci di lavoro, offerte di servizi, siti di gaming e social media, per adescare e intrappolare le proprie vittime, che vengono poi costrette a svolgere attività illecite senza essere riconosciute per ciò che sono realmente: vittime. La presidente del GRETA, Conny Rijken, ha avvertito che il mancato riconoscimento di questi individui come vittime della tratta porta direttamente al loro arresto, alla loro incriminazione, alla detenzione e all'espulsione, rappresentando una profonda ingiustizia e una violazione degli obblighi degli Stati ai sensi del diritto internazionale. La disposizione sulla non punibilità prevista dalla Convenzione impone infatti a tutti gli Stati parte di garantire che le vittime della tratta non siano penalizzate per le attività illecite che sono state costrette a compiere, eppure la valutazione di 47 Paesi condotta dal GRETA rivela che solo 22 hanno adottato disposizioni normative specifiche in tal senso.

L'Italia offre un esempio significativo di progresso giurisprudenziale in questo ambito: con la sentenza n. 2319 del 2024, la Corte di Cassazione italiana, richiamandosi esplicitamente al secondo rapporto di valutazione del GRETA e alle raccomandazioni riguardanti l'Italia, si è pronunciata a favore di una vittima della tratta che era stata indagata per reati di traffico di stupefacenti, ritenendo che non dovesse essere punita alla luce delle circostanze del suo sfruttamento, una decisione storica che riflette l'impatto concreto che il lavoro del GRETA può avere sulla giurisprudenza nazionale.

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