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Ampia veduta della Sala XX, dove si riunisce il Consiglio Diritti umani, presso il Palazzo delle Nazioni a Ginevra, 2010.
© Centro Diritti Umani - Università di Padova

La situazione dei diritti umani nei dieci paesi dell’ASEAN

Questa scheda descrive la situazione dei diritti umani nei dieci paesi dell’ASEAN come emersa dall’ultimo Esame periodico universale (UPR) a cui ognuno di essi è stato sottoposto presso il Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite. Per ogni paese sarà descritto anche lo status delle eventuali istituzioni nazionali per i diritti umani di cui si è dotato.

Autore: Riccardo Nanni, studente MA Human Rights and Multilevel Governance, Università di Padova

Poiché la Commissione intergovernativa dell’ASEAN sui diritti umani (AICHR) ha solo status consultivo e di assistenza tecnica senza la possibilità di monitorare l’implementazione dei contenuti della Dichiarazione dei diritti umani dell’ASEAN, questa scheda illustrerà in breve la situazione dei diritti umani nei singoli paesi membri dell’organizzazione come emersa dall’ultimo ciclo di Esame periodico universale (UPR) presso il Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite. Per ogni paese, questa scheda esaminerà brevemente anche la presenza o meno di istituzioni nazionali per i diritti umani e il loro status presso l’International coordinating committee of national human rights institutions (ICC) e l’Asia-Pacific forum of national human rights institution (APF).

Brunei Darussalam
Il Sultanato del Brunei è stato soggetto a UPR nel 2014. Tra le raccomandazioni accettate compare la ratifica della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), effettivamente ratificata nel 2016. Le raccomandazioni respinte riguardano l’accesso al Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) e al Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR). Molti stati hanno espresso preoccupazione sull’introduzione nel 2013 del nuovo codice penale basato sulla Sharia. Il Brunei non è dotato di una istituzione nazionale per i diritti umani.

Cambogia
L’ultima UPR della Cambogia si è tenuta nel 2014 e le criticità emerse riguardano soprattutto la messa in pratica delle obbligazioni contratte con la ratifica dell’ICCPR. Inoltre, varie delegazioni hanno raccomandato la ratifica del primo e del secondo protocollo opzionale all’ICCPR. La discriminazione nell’educazione, insieme alle questioni legate alla realizzazione dei diritti civili e politici, è un tema essenziale emerso durante l’esame, contro la quale è stata raccomandata la ratifica della relativa convenzione dell’UNESCO. Infine, altri stati hanno raccomandato di portare a compimento il processo di creazione di una istituzione nazionale per i diritti umani, un progetto in corso e per il quale la Cambogia ha ottenuto l’assistenza tecnica dell’APF.

Filippine
Le Filippine hanno ratificato tutti i trattati fondamentali sui diritti umani eccetto la Convenzione per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata (CPED). Tuttavia, larga parte delle raccomandazioni ricevute e accettate durante la UPR del 2012 riguardano la prevenzione delle sparizioni forzate da parte della polizia e di attori non statali e le uccisioni extragiudiziali. Molte delle raccomandazioni formulate richiamano l’implementazione della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (CAT) e del protocollo opzionale alla CAT (OP-CAT), ratificato nel 2012. Le Filippine sono dotate di una istituzione nazionale per i diritti umani con status A presso l’ICC e quindi anche membro a pieno titolo dell’APF.

Indonesia
L’Indonesia ha accettato larga parte delle raccomandazioni formulate durante la UPR del 2012. Tra queste, compaiono l’adesione all’OP-CAT, l’adesione allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale e la ratifica della CPED, firmata nel 2010. Tuttavia, nessuna di queste raccomandazioni è stata messa in pratica al luglio 2016, nonostante la loro accettazione. Respinte invece le raccomandazioni sull’emissione di una standing invitation a tutte le procedure speciali. Uno dei problemi principali emersi nella UPR è l’implementazione della CAT e l’adozione di una legge che criminalizzi le pratiche di tortura. L’Indonesia è dotata di una istituzione nazionale per i diritti umani con status A presso l’ICC, quindi anche membro a pieno titolo dell’APF.

Laos
Il Laos è stato soggetto a UPR nel 2015 e le raccomandazioni formulate riguardano principalmente l’adesione al secondo protocollo all’ICCPR, all’OP-CAT e alla CPED. Quest’ultima raccomandazione è la sola accettata tra quelle elencate, poiché la convenzione è già stata firmata ma non ratificata. Inoltre, anche le raccomandazioni sulla ratifica dello Statuto di Roma sono state declinate. Tra le questioni più importanti emerse durante la UPR, compare la richiesta di risposte sulla sparizione nel 2012 dell’attivista Sombath Somphone, un caso di sparizione forzata. Tra le raccomandazioni respinte ne compaiono varie che suggeriscono la creazione di una istituzione nazionale per i diritti umani in linea con i Principi di Parigi. Il Laos infatti è privo di questo tipo di istituzione, anche se ha richiesto e ottenuto l’assistenza dell’APF per la sua creazione.

Malesia
La Malesia ha ratificato solo tre dei nove trattati fondamentali sui diritti umani: la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC), la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW) e la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD). Nell’ultima UPR del 2013 ha respinto tutte le raccomandazioni relative alla ratifica di trattati internazionali, tra cui l’ICCPR, l’ICESCR e la CAT. Accettate invece numerose raccomandazioni relative all’uguaglianza di genere e alla lotta alla povertà, un tema spesso richiamato dalle delegazioni. La Malesia è dotata di una istituzione nazionale per i diritti umani con status A presso l’ICC, quindi membro a pieno titolo dell’APF.

Myanmar
Il Myanmar ha ratificato gli stessi trattati sui diritti umani ratificati dalla Malesia. Tuttavia, nell’ultima UPR del 2015 ha ampiamente accettato le raccomandazioni sull’accesso ai trattati, in particolare ICCPR, CAT, ICESCR e CERD. Anche l’accesso al Secondo protocollo all’ICCPR è stato considerato. Respinte invece le raccomandazioni relative al rispetto dei diritti delle minoranze musulmane e all’accesso allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale. Quello delle minoranze islamiche in Myanmar è un problema monitorato a livello internazionale ed è fonte di critiche per il paese. Il Myanmar è dotato di una istituzione nazionale per i diritti umani con status B presso l’ICC, cioè non pienamente accreditata, e quindi solo membro associato dell’APF.

Singapore
Singapore è stato soggetto a UPR nel 2016 e non ha ancora comunicato l’accettazione o meno delle 236 raccomandazioni ricevute. Tuttavia, nella precedente sessione del 2011 ha accettato 84 delle 112 raccomandazioni formulate. Trattandosi di uno stato che ha ratificato tre solE convenzioni (CEDAW, CRC e CRPD), gran parte delle raccomandazioni ricevute nell’ultima UPR riguarda la ratifica di altri trattati fondamentali sui diritti umani e l’implementazione effettiva dei tre ratificati. Alcune delle maggiori preoccupazioni espresse dalle delegazioni riguardano la criminalizzazione dell’omosessualità e la mancata criminalizzazione della violenza sessuale in ambito familiare in ogni circostanza. Inoltre, altre delegazioni hanno raccomandato ulteriori sforzi nella creazione di una istituzione nazionale per i diritti umani in linea con i Principi di Parigi. Singapore infatti non è dotato di questo tipo di istituzione né ha richiesto l’assistenza dell’APF per la sua creazione.

Thailandia
L’ultima UPR della Thailandia è stata nel maggio 2016, quindi i documenti finali contenenti le raccomandazioni e l’accettazione o meno di queste non sono ancora stati pubblicati sui siti internet delle Nazioni Unite al luglio 2016. Tuttavia, nella precedente UPR del 2011 le maggiori preoccupazioni sollevate riguardavano lo status delle donne, con particolare focus sulle lavoratrici sessuali, e dei minori, spesso coinvolti anche in lavori sessuali. Alcune delegazioni hanno prestato attenzione anche alla situazione conflittuale delle province del sud a maggioranza musulmana. E’ inoltre importante sottolineare che la Thailandia ha sofferto un colpo di stato nel 2014, pertanto la situazione interna è drasticamente cambiata nel periodo tra le due UPR in questione. La Thailandia è comunque dotata di una istituzione nazionale per i diritti umani con status di membro associato presso l’APF, quindi accreditata con status B all’ICC.

Per quanto riguarda la sessione 2016, è importante segnalare l’impegno preso dalla Thailandia a ratificare la CPED, ritirare le dichiarazioni formulate su alcuni fondamentali articoli della CEDAW e dell’ICCPR e implementare le disposizioni della CAT.

Vietnam
Il Vietnam è stato soggetto a UPR nel 2014 e ha accettato varie raccomandazioni sull’adesione a trattati internazionali sui diritti umani. Tra questi, ha accettato di ratificare la CAT, effettivamente ratificata nel 2015. Tuttavia, ha rifiutato ogni raccomandazione relativa all’abolizione o a una moratoria sulla pena di morte. L’ampio uso della pena di morte è stato un elemento di preoccupazione per molte delegazioni, insieme alle questioni di genere. Il Vietnam non è dotato di una istituzione nazionale per i diritti umani, ma ha richiesto assistenza all’APF per la sua creazione.

Risorse

Parole chiave

UPR diritti umani ASEAN

Aggiornato il

20/7/2016

regione del veneto
pace diritti umani