Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani: report sui decessi e sfollamenti durante il conflitto in Libano
Un rapporto sui diritti umani delle Nazioni Unite, pubblicato il 24 aprile 2026, descrive il devastante tributo umano delle prime tre settimane di escalation delle ostilità tra Hezbollah e le forze militari israeliane in Libano, documentando violazioni diffuse che colpiscono diritti fondamentali, tra cui il diritto alla vita, alla salute, all'istruzione, al cibo, all'alloggio, al lavoro, alla libertà di movimento e alla libertà religiosa.
L'analisi degli attacchi su larga scala, dei bombardamenti e delle incursioni di terra condotte dalle forze israeliane in Libano ha rilevato prove di attacchi diretti contro civili. Particolarmente devastanti sono stati alcuni episodi documentati in cui i raid israeliani hanno colpito edifici residenziali, uccidendo intere famiglie in un solo colpo, episodi che potrebbero costituire gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Il rapporto sottolinea il sostanziale fallimento nel fornire adeguate avvertenze ai civili prima degli attacchi israeliani. In molti casi non è stato fornito alcun avviso; in altri, gli avvisi sono stati diramati ma non erano ragionevolmente efficaci nel consentire ai civili di evacuare in sicurezza. Gli ordini di evacuazione e di sfollamento emessi da Israele hanno provocato lo sfollamento di oltre un milione di persone. Data l'ampiezza, l'ambiguità e le circostanze che circondano tali ordini, il rapporto suggerisce che essi potrebbero configurarsi come sfollamento forzato, esplicitamente vietato dal diritto internazionale umanitario. Dall'altro lato del conflitto, Hezbollah, secondo quanto riferito, ha lanciato razzi non guidati contro aree residenziali in Israele, causando danni a edifici e infrastrutture civili. La natura indiscriminata di tali armi, che non possono essere dirette contro obiettivi militari specifici, significa che anche questi attacchi potrebbero configurarsi come gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, indipendentemente dagli intenti dichiarati.
Tra le violazioni più gravi e ricorrenti documentate figurano i frequenti attacchi letali contro operatori sanitari e giornalisti, entrambi categorie che godono di uno status di protezione ai sensi del diritto internazionale umanitario. Il rapporto è inequivocabile su questo punto: prendere deliberatamente di mira il personale medico o i giornalisti costituirebbe un crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale umanitario.
Al di là delle vittime umane dirette, il conflitto ha causato ingenti danni alle infrastrutture civili, come strutture sanitarie, scuole e luoghi di culto. Gli attacchi israeliani hanno inoltre bruciato o contaminato terreni agricoli e distrutto i mezzi di sussistenza in tutto il paese, con profonde conseguenze per i diritti all'alimentazione, al lavoro e a un ambiente sano.
In risposta a questi risultati, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Volker Türk ha lanciato una serie di urgenti appelli all'azione. Chiede indagini rapide, approfondite, indipendenti e imparziali su tutti gli episodi che coinvolgono presunte violazioni del diritto internazionale umanitario, insistendo sul fatto che i risultati debbano essere resi pubblici e che i responsabili debbano essere chiamati a rispondere delle proprie azioni. Esorta inoltre tutti gli Stati a cessare immediatamente la vendita, il trasferimento e la deviazione verso qualsiasi parte di armi, munizioni e altri equipaggiamenti militari laddove sussista un chiaro rischio che tali materiali possano essere utilizzati per commettere o facilitare gravi violazioni del diritto internazionale umanitario o del diritto internazionale dei diritti umani. Infine, e forse con la massima urgenza, chiede a tutte le parti di garantire che l'attuale cessate il fuoco non rimanga una pausa temporanea nelle violenze, ma diventi il fondamento per una cessazione permanente delle ostilità e la base per una pace giusta e duratura nella regione.