Libano

L’Italia manifesta profonda apprensione sull'escalation del conflitto tra Israele e Hezbollah

Il generale di divisione Aroldo Lázaro Sáenz (al centro, di fronte alla telecamera), capo missione e comandante della Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL), visita i peacekeepers indonesiani che prestano servizio con l'UNIFIL nei pressi del villaggio di El Odaisseh, vicino alla Linea Blu nel sud del Libano.
© UN Photo/Pasqual Gorriz

L’escalation della violenza che si sta verificando da settimane in Libano ha suscitato crescente preoccupazione a livello internazionale per la tutela della popolazione civile e per la sicurezza e stabilità. 

In questo scenario si inserisce la dichiarazione congiunta sul conflitto tra Israele ed Hezbollah sottoscritta dai leader di Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito. 

I firmatari condannano fermamente l’escalation della violenza e sottolineano che l’offensiva israeliana potrebbe avere conseguenze umanitarie devastanti e protrarre la durata del conflitto. 

La dichiarazione sottolinea che tutte le parti devono conformarsi al diritto internazionale umanitario, ribadendo l’obbligo di proteggere i civili e di adottare tutte le misure possibili volte a ridurre al minimo il numero di vittime civili.

Gli Stati firmatari esortano Hezbollah a cessare gli attacchi e sollecitano Israele a rispettare la sovranità del Libano e il diritto internazionale, evitando di compiere azioni che potrebbero aggravare la crisi umanitaria e compromettere il raggiungimento di una soluzione diplomatica. 

Infine, Italia, Regno Unito, Canada, Francia e Germania esprimono il proprio impegno a sostenere gli aiuti umanitari destinati alla popolazione libanese.

In un quadro di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e di sempre maggiore preoccupazione per la crisi umanitaria, questa dichiarazione congiunta riflette il tentativo di favorire una risposta comune orientata alla tutela dei civili e alla gestione della crisi.

Secondo le autorità libanesi, almeno 886 civili, di cui 111 minori, sono stati uccisi dal 2 marzo. Migliaia di persone sono state costrette a lasciare le proprie case a causa dei continui attacchi aerei e degli ordini di evacuazione, venendo private dell’accesso alle cure mediche e al cibo. Ora i civili provenienti dalle aree colpite stanno vivendo in condizioni di sovraffollamento e in rifugi di fortuna. 

L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha segnalato un aumento della discriminazione nei confronti delle popolazioni sfollate e ha sottolineato che gli ordini di evacuazione non sono conformi al diritto internazionale. A questo proposito, è stato ribadito il dovere di distinguere tra obiettivi militari e tra civili e beni civili, in quanto attaccare deliberatamente questi ultimi costituisce un crimine di guerra.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk ha ribadito la necessità di cessare immediatamente le ostilità, chiedendo che tutti i responsabili siano chiamati a risponderne e incoraggiando la comunità internazionale ad appoggiare gli aiuti umanitari in Libano. 

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