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Il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa avverte del rischio di indebolimento dei diritti umani nel prossimo Regolamento UE sui rimpatri

Advocates disrupt transfer of asylum seekers from Villawood
© Kate Ausburn

Mentre l'UE si prepara ad attuare un nuovo quadro normativo sul rimpatrio dei cittadini di paesi terzi che soggiornano illegalmente nell'UE, Michael O'Flaherty, Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa, avverte che il sistema proposto rischia di compromettere i diritti umani dei migranti e dei richiedenti asilo. Il Commissario evidenzia preoccupazioni sul fatto che il nuovo sistema potrebbe non riuscire ad esaminare adeguatamente le situazioni specifiche degli individui e i rischi che affronterebbero se rimpatriati.

Nelle sue Osservazioni del 2 marzo 2026, pur riconoscendo l'obiettivo dell'UE di creare un meccanismo di rimpatrio unificato più snello, sottolinea che tali politiche devono conformarsi agli standard giuridici internazionali e ai principi fondamentali, tra cui il non-refoulement, garantendo che gli individui non vengano rimandati in paesi dove affrontano rischi per la vita o torture.

Le principali preoccupazioni riguardano le proposte per "centri di rimpatrio" in paesi terzi, che richiedono solide garanzie come accordi internazionali vincolanti, valutazioni individuali, monitoraggio efficace ed esclusione di gruppi vulnerabili come i bambini.

Secondo il Commissario, il Regolamento dovrebbe favorire esplicitamente le partenze volontarie rispetto alle espulsioni forzate e limitare l'applicazione della detenzione, utilizzandola solo come ultima risorsa con alternative appropriate, e limitare i periodi di detenzione anziché prolungarli.

Egli sostiene inoltre la necessità di garantire che le sanzioni e le misure coercitive rimangano proporzionate, e di esplorare soluzioni alternative all'espulsione quando si affronta la questione della residenza irregolare. Ad esempio, le osservazioni evidenziano la necessità di considerare i permessi di soggiorno umanitari come alternative al rimpatrio e di proteggere i diritti di coloro che non possono tornare, assicurando che il Regolamento non entri in conflitto con gli obblighi previsti dalla CEDU e da altri strumenti internazionali sui diritti umani, mantenendo al contempo politiche di rimpatrio efficaci e legittime.

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