Livenza acque leggendarie: la natura ancestrale nello sguardo di Diana Crestan
Si può, in un mondo sempre più antropizzato e antropocentrico, trovare luoghi che ci facciano ancora ricordare quella natura ancestrale di cui siamo solamente ospiti? Per fortuna, sì. Esistono ancora posti così e non serve andare tra le gole delle ande o nel fitto delle foreste pluviali. Ciò che serve sono uno sguardo attento e una sensibilità che l’uomo moderno ha forse sopito, ma che il lavoro di Diana Crestan, "Livenza Acque Leggendarie", ci dimostra non essere dimenticato.
Questo perché è impossibile davanti alle foto di questo piccolo angolo del vecchio continente non rimanere stupiti. Proprio qui, dove tutto è stato a un certo punto rimaneggiato dall’uomo, pare sopravvivere quella natura incontaminata, quel lento trascorrere del tempo e dei suoi cicli.
La leggenda della fata Livenza apre il libro prima ancora della prefazione ed è una scelta intelligente, quasi necessaria per quello che è il sentimento che pervade questo libro. Il racconto è una storia senza tempo, creata per parlare di come quando l’uomo non c’era ed è così che ci si sente a sfogliare le pagine del lavoro di Diana.
Un albero caduto e coperto di muschio che ci mostra il passato, ma anche il futuro, la vita che alla sua fine dona altra vita. I riflessi delle stagioni su acque che sembrano ricordarci che il tempo, per loro, ha un’altra valenza, che lo stesso riflesso delle montagne e delle foglie d’autunno lo hanno visto i nostri nonni, ma anche i monaci nel medioevo e prima ancora i romani, finanche gli abitanti preistorici delle palafitte del Palù. Eppure, di ognuno di loro resta poco meno che una traccia, alcune marcite su cui corrono i caprioli. Lo sguardo e le parole, poche e ben dosate, di Diana ci riportano a una semplicità a cui non siamo più abituati, a un senso di meraviglia scatenato da quanto la natura sa fare se lasciata in pace, ai suoi tempi, alle sue forme.
"Livenza acque leggendarie" è più che un libro fotografico, è un messaggio forte per l’uomo moderno, monito e speranza assieme, perché ognuno di noi possa ritrovare quello sguardo incantato che non può che portare a una consapevolezza maggiore per il mondo che ci circonda.