“Un banco per tutti?”: orientamento scolastico, inclusione e diritto alla scelta per gli studenti con disabilità
Un recente contributo pubblicato da "Superando" il 16 settembre 2026, dal titolo “Un banco per tutti?”, propone una riflessione sul diritto degli studenti e delle studentesse con disabilità a vivere l’orientamento scolastico come una scelta reale e consapevole, e non soltanto come l’accesso formale ad una scuola. L’articolo, firmato da Giorgio Sama, affronta il passaggio dalla scuola secondaria di primo grado a quella di secondo grado e le difficoltà che possono emergere quando le esigenze individuali degli studenti e delle studentesse non vengono adeguatamente considerate nella scelta del percorso.
L’autore mette a confronto due esperienze. Da una parte, quella di un ragazzo che può scegliere la scuola superiore attraverso open day, test attitudinali e consigli orientativi; dall’altra, quella di un adolescente con disabilità, la cui esperienza scolastica e le cui preferenze rischiano di incidere molto meno sulla scelta della scuola. Per gli studenti e le studentesse con bisogni complessi, infatti, la scelta può dipendere soprattutto dalla distanza da casa, dalla disponibilità dei servizi o dalla presenza di personale conosciuto, piuttosto che da un’effettiva valutazione dell’ambiente educativo più adatto.
Il contributo richiama inoltre alcuni dati relativi all’inclusione scolastica. Secondo i dati ISTAT citati nell’articolo, nell’anno scolastico 2024-2025, nel 55% dei casi rilevati il progetto di vita non risultava ancora formalizzato, mentre soltanto nel 40% dei casi il/la docente per il sostegno segnalava una coerenza tra il PEI e tale progetto. Anche la continuità del sostegno rimane una questione significativa: quasi sei studenti/studentesse con disabilità su dieci hanno sperimentato una discontinuità del/della docente per il sostegno.
Questi elementi pongono una questione che va oltre la semplice organizzazione scolastica: come trasformare il diritto all’istruzione in una reale possibilità di partecipazione e sviluppo personale? L’inclusione, infatti, non riguarda soltanto la presenza fisica dello studente o della studentessa all’interno della classe, ma anche la possibilità di costruire relazioni, sviluppare autonomie, esprimere preferenze e partecipare pienamente alla vita scolastica.
L’articolo richiama inoltre il concetto di misfit, elaborato dalla studiosa Rosemarie Garland-Thomson, per descrivere la situazione in cui una persona incontra un ambiente progettato secondo esigenze e caratteristiche differenti dalle proprie. Applicato al contesto scolastico, questo approccio invita a spostare l’attenzione dalla sola domanda su ciò che lo studente “può fare” verso una riflessione sulle opportunità che l’ambiente scolastico può rendere concretamente possibili.
Un ulteriore aspetto riguarda la dimensione delle relazioni tra pari. La presenza di insegnanti, educatori/educatrici e altre figure di supporto è fondamentale, ma non può sostituire completamente le relazioni spontanee con i coetanei e le coetanee. La partecipazione alla vita scolastica comprende, infatti, anche la possibilità di costruire amicizie, condividere esperienze e sviluppare forme di appartenenza che non siano continuamente mediate dagli adulti.
Il contributo affronta, infine, il tema della specializzazione delle competenze scolastiche. Rendere visibili le competenze che una scuola ha sviluppato – ad esempio nell’ambito della comunicazione aumentativa, della progettazione di ambienti a bassa stimolazione o della collaborazione con i servizi – potrebbe contribuire a fornire alle famiglie informazioni più complete durante l’orientamento. Ciò, tuttavia, non dovrebbe tradursi in un indirizzamento degli studenti e delle studentesse sulla base della diagnosi: la scelta della scuola deve rimanere della famiglia e, per quanto possibile, dello studente o della studentessa.
In questa prospettiva, l’orientamento scolastico può diventare uno strumento per rafforzare autodeterminazione, inclusione e partecipazione, permettendo di considerare non soltanto l’indirizzo di studi, ma anche gli ambienti, le relazioni e le condizioni che possono sostenere il percorso educativo di ciascuna persona.
La riflessione proposta da "Superando" richiama, quindi, un principio fondamentale: garantire a tutti il diritto di entrare a scuola non è sufficiente se non viene garantito anche il diritto a partecipare pienamente alla vita scolastica. Un’inclusione effettiva richiede continuità, competenze, ascolto delle preferenze individuali e ambienti capaci di trasformare la presenza in reale partecipazione.