alloggio

Cohousing, inclusione e sostenibilità ambientale

Bridport Cohousing CLT Barefoot Architects  (Birdport, Inghlterra)
© https://bridportcohousing.org.uk/

La crisi abitativa globale, caratterizzata dall’aumento dei costi delle case, dalla scarsità di alloggi accessibili, dalla crescente densificazione urbana e dall’isolamento sociale, sta riaccendendo l’interesse per il cohousing come modello abitativo alternativo. L’incremento dei prezzi dei terreni, i costi di costruzione elevati, la speculazione immobiliare, l’inefficienza dell’uso del suolo e normative urbanistiche spesso obsolete stanno rendendo sempre più difficile per molte persone accedere a un’abitazione stabile e sostenibile. A questi fattori si aggiungono cambiamenti demografici come l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dei nuclei familiari monocomponente e il crescente senso di solitudine nelle città.
In questo contesto si sviluppa il cohousing, una possibile risposta innovativa e orientata alla comunità, un modello abitativo che integra unità private autonome con una serie di spazi comuni condivisi – cucine, soggiorni, laboratori, giardini, lavanderie o aree per attività collettive – progettati per favorire la socializzazione, il mutuo aiuto e l’interazione quotidiana.  La sua forza risiede nell’intenzionalità: non si tratta semplicemente di vivere vicini, ma di costruire una comunità che condivide senso di appartenenza, valori, risorse e responsabilità, promuovendo la partecipazione attiva.

Oggi diffusione del cohousing varia notevolmente tra i paesi europei ed è particolarmente diffuso nei Paesi scandinavi dove il cohousing è una pratica consolidata fin dagli anni ’60: in Danimarca e in Svezia tra l’1% e il 2% della popolazione vive in tali comunità. Nel tempo il modello si è esteso anche in Germania, Olanda e Francia, dove è percepito non solo come scelta abitativa, ma come stile di vita caratterizzato da mobilità, flessibilità e forte cultura cooperativa. 

Cohousing, inclusione e sostenibilità ambientale 1
Coliving index europe (market supply)
https://internationalresidential.jll.com


In Italia, invece, il cohousing è ancora relativamente poco diffuso: esistono una trentina di progetti attivi concentrati principalmente nel Nord Italia (Milano, Torino, Bologna e più recentemente Padova). Nonostante ciò, l’interesse è in crescita e si stima che, se anche solo l’1% della popolazione italiana adottasse il cohousing, si potrebbero rigenerare oltre 130.000 edifici, con importanti ricadute economiche e sociali.

Futurium Project
LILAC project (Low Impact Living Affordable Community)

(Leeds, Inghilterra)
Futurium Project
LILAC project (Low Impact Living Affordable Community)
(Leeds, Inghilterra)
 

 

vantaggi del cohousing sono molteplici e riguardano ambiti economici, sociali, ambientali e di governance. 

  • Dal punto di vista economico, la condivisione delle infrastrutture riduce i costi delle unità abitative e consente di ottimizzare le spese complessive; modelli cooperativi e community land trust migliorano ulteriormente l’accessibilità. 
  • Sul piano sociale, il cohousing contrasta l’isolamento rafforzando le reti di supporto, creando una rete di sostegno quotidiano intergenerazionale e interculturale, facilitando forme di cura condivisa e inclusiva.
  • Molti progetti integrano inoltre principi di sostenibilità ambientale, come l’uso di energie rinnovabili, una progettazione compatta e un uso del suolo efficiente, autoproduzione energetica (comunita’ energetiche), sistemi di gestione condivisa delle risorse (es.spazi, orti, mezzi trasporto, impianti) che riducono l’impronta ecologica dei residenti e promuovono un'economia circolare.
  • Anche la governance partecipata rappresenta un punto di forza, poiché promuove empowerment, senso di responsabilità e cura collettiva degli spazi.
Coop Housing at River Spreefeld / Carpaneto Architekten + Fatkoehl Architekten + BARarchitekten
(Berlino, Germania)
Coop Housing at River Spreefeld / Carpaneto Architekten + Fatkoehl Architekten + BARarchitekten
(Berlino, Germania)
Coop Housing at River Spreefeld / Carpaneto Architekten + Fatkoehl Architekten + BARarchitekten
Coop Housing at River Spreefeld / Carpaneto Architekten + Fatkoehl Architekten + BARarchitekten

 

Il cohousing interagisce in modo diretto con i principali driver della crisi abitativa. 
Dal punto di vista economico, la condivisione di terreno e infrastrutture riduce i costi pro capite, migliorando l’accessibilità economica e sottraendo parte del patrimonio abitativo alla speculazione, soprattutto nei modelli cooperativi o a valore limitato.
Dal punto di vista sociale, il cohousing favorisce il capitale relazionale, l’intergenerazionalità e forme di cura collettiva, contrastando l’isolamento tipico delle urbanizzazioni contemporanee. 
Sul piano urbanistico rappresenta invece una soluzione di “media densità”, che si colloca tra la casa unifamiliare e le grandi residenze collettive, ottimizzando lo spazio e supportando la densificazione senza rinunciare alla qualità dell’abitare. Molte comunità di cohousing contribuiscono a spingere una revisione delle normative urbanistiche, spesso inadeguate a modelli abitativi che prevedono spazi misti privati e collettivi, cucine condivise o forme di proprietà cooperative.

“share house” Project
Naruse Inokuma Architects
“share house” Project
Naruse Inokuma Architects.

 

Il cohousing presenta tuttavia alcune criticità

  •  Dal punto di vista sociale, l’intensa partecipazione richiesta può risultare impegnativa e generare conflitti.  La governance partecipativa può essere lenta e faticosa, la distribuzione del lavoro comune può risultare diseguale e richiede competenze gestionali non sempre presenti tra i residenti. 
    Senza un’attenzione specifica esiste anche il rischio di omogeneità sociale (rischio di auto-selezione sociale in comunità poco inclusive o elitarie).
  • Dal punto di vista economico i costi di ingresso possono essere elevati, soprattutto nelle aree urbane dove il valore dei terreni è alto o c'è scarsa disponibilità di progetti; inoltre, molti istituti bancari non hanno familiarità con i modelli cooperativi, rendendo complesso l’accesso al credito. 
  • Le difficoltà progettuali e urbanistiche includono la scarsità di terreni adatti nelle città e normative spesso inadatte e impreparate agli spazi ibridi del cohousing.

Tali criticità possono essere però mitigate attraverso una progettazione inclusiva (es. spazi flessibili che bilancino privacy e condivisione, mix sociale obbligatorio - età, reddito, provenienza), promuovendo politiche pubbliche dedicate (es. incentivi fiscali e finanziamenti per cohousing accessibile, quote di alloggi a canone calmierato nei progetti), semplificando la normativa (es. adeguamento delle leggi urbanistiche e condominiali, redazione di linee guida nazionali per il cohousing), supportando la governance (es. formazione su gestione dei conflitti e processi decisionali, facilitatori professionisti nelle fasi iniziali).

ll Cohousing è sempre più considerato parte di un insieme più ampio di strategie per affrontare la crisi abitativa, insieme a modelli di proprietà cooperativa, housing non-profit, community land trust, politiche anti-speculative e riforme urbanistiche orientate alla media densità. 
Pur non rappresentando una soluzione universale, il cohousing costituisce una componente promettente per rispondere alle sfide economiche, sociali e ambientali dell’abitare contemporaneo. La sua forza risiede nella capacità di coniugare accessibilità, comunità, sostenibilità e qualità della vita, offrendo un modello abitativo più umano, inclusivo e resiliente.

Parole chiave

alloggio ambiente inclusione sostenibilità