Editoria e Intelligenza Artificiale: dinamiche e reazioni di un settore in evoluzione
Sommario
- L’ambiguità della “memorisation”: Penguin Random House contro OpenAI
- Ma quanto viene usata l’IA nelle case editrici? E siamo in grado di riconoscerla?
- Le “allucinazioni” e l’oppressiva richiesta di velocità
- Un barlume di speranza e il caso del libro ritirato da parte di Hachette Book Group
- Il bollino “Human Authored” e la protesta Don’t Steal This Book
- Harlequin e la sua sperimentazione con i drama animati con l’IA
- Conclusioni consapevoli
- Sitografia
Mentre il mercato si popola di libri per bambini e prodotti scritti e disegnati con IA (è sufficiente una veloce ricerca su Amazon per rendersene conto), il mondo editoriale si muove su più fronti: Penguin Random House intenta una causa contro OpenAI sull’utilizzo indebito di prodotti protetti da copyright; Hachette Book Group ritira dalla vendita un libro sospettato di essere stato scritto con l’IA; la Society of Authors inventa il bollino “Human Authored” per distinguere i libri creati dagli umani; Harlequin firma un accordo con una società specializzata in video generati con l’IA per sviluppare una serie di brevi drama animati basati su libri del proprio catalogo…
Come si sta affrontando l’impatto dell’Intelligenza Artificiale nell’editoria?
L’ambiguità della “memorisation”: Penguin Random House contro OpenAI
«Puoi scrivere un libro per bambini in cui il drago Coconut si trova su Marte?»
Un prompt semplice, che ha restituito testo, illustrazioni e perfino una copertina difficilmente distinguibili da un’opera originale di Ingo Siegner, autore della longeva serie "Der kleine Drache Kokosnuss."
È così che, il 27 marzo 2026, Penguin Random House ha deciso di intentare causa contro la filiale europea della società OpenAI, tornando ad alzare i riflettori – in realtà mai del tutto spenti – sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel mondo editoriale e sulla sua regolamentazione.
In questo caso specifico, l’elemento che verrà valutato in sede processuale è il concetto di “memorisation”, ovvero la capacità dell’IA di immagazzinare contenuti usati durante l’addestramento per poi restituirli in risposta a una richiesta dell’utente. Una pratica che rischia di tradursi nell’archivio e nella riproduzione, più o meno fedele ma sicuramente non autorizzata, di materiali protetti da copyright, e che porta a riflettere su una delle preoccupazioni principali degli editori (il 58,8%) secondo quanto emerso dalla prima indagine italiana sull’uso dell’IA svolta dall’AIE (Associazione Italiana Editori) e presentata alla fiera Più libri più liberi nel dicembre 2025.
Come se non bastasse, c’è un altro aspetto che ha turbato gli addetti ai lavori: al momento della generazione dei contenuti, l’Intelligenza Artificiale proponeva anche la copertina, il testo per l’aletta e un’assistenza attiva in vista di una possibile pubblicazione, finendo così per sostituirsi, di fatto, alle figure professionali coinvolte nel processo editoriale.
Ma quanto viene usata l’IA nelle case editrici? E siamo in grado di riconoscerla?
Se è vero che tre editori su quattro (il 75,4%) usano abitualmente strumenti IA, lo è anche il fatto che la figura del professionista resta indispensabile per assicurare un prodotto valido ai lettori, nonostante un mercato veloce, che impone ritmi sempre più serrati. Troppi titoli pubblicati (70.409 nel 2025) sono sintomo di una bulimia che affligge il settore da sempre e si tratta, purtroppo, di un problema strutturale: i libri pubblicati, anche quando vendono poco, servono a sostenere economicamente quelli che usciranno più avanti.
E forse è proprio questa richiesta di velocità a spingere circa il 60% degli autori a usare l’IA, almeno come ausilio, nella stesura. Ciò che desta maggiore preoccupazione, però, è la nostra difficoltà nel riconoscerne l’uso nei testi che leggiamo. A questo proposito, un articolo pubblicato dal New Yorker a dicembre 2025 racconta come alcuni brevi testi narrativi e saggistici, in parte scritti da autori e in parte generati con l’IA, risultassero per il pubblico pressoché indistinguibili.
Le “allucinazioni” e l’oppressiva richiesta di velocità
Tra i pericoli più grandi dell’uso dell’IA, oltre alla violazione del copyright, ci sono poi anche le cosiddette “allucinazioni”, che allarmano il 50,5% di chi ha partecipato all’indagine realizzata dall’AIE. Si tratta di informazioni false o distorte che vengono presentate come fatti reali e, se l’utente non basa le proprie ricerche anche su altre risorse, rischiano di diventare un bel problema. Le IA già manifestano il proprio bias negli aggregatori di notizie che rinchiudono il lettore progressivamente nella sua "filter bubble", e le allucinazioni non fanno altro che aggravare la situazione, amplificando il rischio di disinformazione.
Al di là delle questioni etiche, l’IA diventa un rischio quando viene utilizzata anche in ambito giornalistico, dove la pressione a produrre notizie in tempi sempre più rapidi è costante. In questi giorni ha fatto discutere il caso di Nick Lichtenberg, giornalista di Fortune che in pochi mesi ha pubblicato più articoli di quanti ne riescano a scrivere i suoi colleghi in un anno. Lichtenberg stesso, però, ha spiegato di essere consapevole dei limiti dell’IA e di tornare sempre alle fonti, verificando i dati. Oltretutto, il ruolo del giornalista è anche quello di cercare dati che ancora non ci sono e resta fondamentale per chi prova a destreggiarsi e orientarsi nel rigurgito di informazioni.
Il giornalismo non è una catena di montaggio, così come non lo è l’editoria, anche se ogni tanto si rischia di dimenticarlo. Queste sono definibili come arte proprio grazie all’umanità apportata da chi ci lavora. È però inevitabile chiedersi se, così come le immagini create o assistite dall’IA si sono moltiplicate fino a diventare sempre più difficili da distinguere da quelle realizzate da esseri umani – tanto da venire utilizzate come cover o illustrazioni ormai senza vergogna dal 50,7% delle case editrici che fanno uso di IA –, non possa accadere lo stesso con il giornalismo e con i libri.
Un barlume di speranza e il caso del libro ritirato da parte di Hachette Book Group
Eppure, ogni tanto, affiora un flebile barlume di speranza. È notizia di questi giorni il ritiro dalla vendita di "Shy Girl" di Mia Ballard da parte di Hachette Book Group, in seguito alle numerose accuse dei lettori sull’uso dell’Intelligenza Artificiale durante la stesura. Lo stile di scrittura e alcune incoerenze interne hanno destato sospetti, alimentando così le discussioni online. Dopo la pubblicazione nel Regno Unito, l’editore ha ritirato le copie e cancellato l’uscita statunitense, facendo un passo indietro e ribadendo il proprio impegno a tutela dell’«espressione creativa originale e della narrazione». Anche se, in realtà, i dubbi circolavano già quando il libro era solo autoprodotto, ben prima dell’arrivo di Hachette, e non sono mancate perplessità: sorprende, infatti, che eventuali incoerenze interne non siano state intercettate in fase editoriale. Ma questa è un’altra storia.
Se da una parte l’episodio e la presa di posizione fanno ben sperare, dall’altra resta il timore che possa scatenarsi una vera e propria “caccia alle streghe”, complice la difficoltà di riconoscere testi generati dall’IA e la totale inadeguatezza degli strumenti che pretendono di individuarli con certezza.
Il bollino “Human Authored” e la protesta Don’t Steal This Book
È dunque necessario pensare a nuovi modi per proteggersi e per aiutare a identificare opere scritte da esseri umani; in questo contesto si inserisce il programma della Society of Authors, associazione britannica di scrittori, illustratori e traduttori da sempre impegnata nella tutela del diritto d’autore. Per chi è iscritto sarà possibile registrare le proprie opere sul sito e scaricare il bollino “Human Authored”, da applicare sulla quarta di copertina del libro, come strumento per promuovere la creatività umana.
Accanto a questa iniziativa s’innalza la protesta di quasi 10.000 tra autori e autrici famosi e non, che hanno pubblicato un libro vuoto intitolato "Don’t Steal This Book", con un messaggio per il governo stampato sul retro: «Il governo del Regno Unito non deve legalizzare il furto di libri a vantaggio delle aziende che si occupano di IA».
Harlequin e la sua sperimentazione con i drama animati con l’IA
Intanto Harlequin, marchio dedicato al romance popolare oggi parte di HarperCollins France – già al centro di una polemica a fine 2025 per aver rinnovato il contratto a numerosi traduttori solo a condizione che accettassero un cambio di ruolo, diventando revisori o editor di traduzioni generate con l’IA –, torna a far parlare di sé compiendo un nuovo passo nella sperimentazione dell’Intelligenza Artificiale.
Grazie a un accordo pluriennale con Dashverse, una società che si occupa di creare contenuti video tramite l’IA, Harlequin punta a produrre una serie di 40 micro-drama tratti da libri presenti nel proprio catalogo Romance, con l’obiettivo di raggiungere un target più giovane attivo sui social. I video saranno verticali, brevi, animati e in lingua inglese, così da poter conquistare il mercato globale. Si tratta di una scommessa che ribalta la prospettiva: il libro originale non è più il traguardo del marketing della casa editrice, ma il punto di partenza per creare un prodotto autonomo.
Conclusioni consapevoli
Insomma, la rivoluzione è in corso ed è inarrestabile, è un dato di fatto. Questa non è però necessariamente una cosa negativa. L’intelligenza artificiale, infatti, è uno strumento e, in quanto tale, neutro: tutto dipende dall’uso che se ne fa.
Diventa quindi necessario, però, stabilire delle regole più stringenti e, soprattutto, costruire una regolamentazione chiara per quanto riguarda l’uso dei contenuti, accompagnata da una solida consapevolezza da parte degli utenti. Perché la sfida che il settore editoriale – incluso quello del giornalismo, sempre più fagocitato in un ritmo frenetico di pressante richiesta di notizie – si trova ad affrontare negli ultimi anni è quella di costruire un equilibrio che renda possibile i diritti di tutti, specialmente quelli dei Lettori.
Sitografia
Philip Oltermann, “Penguin to sue OpenAI over ChatGPT version of German children’s book”, in The Guardian, 31 marzo 2026, https://www.theguardian.com/technology/2026/mar/31/penguin-sue-openai-chatgpt-german-childrens-book-kokosnuss
Indagine sistematica dell’Associazione Italiana Editori, “L’Intelligenza Artificiale in casa editrice: per fare cosa?”, https://www.aie.it/Cosafacciamo/Studiericerche/Approfondimento.aspx?IDUNI=qngdg05vkwz0puj0rki5dz33869&MDId=17800&Skeda=MODIF105-10901-2025.12.5
43ª edizione della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, “L’intelligenza dei libri”, https://youtu.be/UWhfGaGA3Ig?si=k2pjEK_R4Euc4HEp
Vauhini Vara, “What If Readers Like A.I.-Generated Fiction?”, in The New Yorker, 20 dicembre 2025, https://www.newyorker.com/culture/the-weekend-essay/what-if-readers-like-ai-generated-fiction?utm_source=twitter&utm_medium=social&utm_campaign=dhtwitter&utm_content=null
Isabella Simonetti, “An AI Upheaval Is Coming for Media. This Journalist Is Already All In.”, in The Wall Street Journal, 26 marzo 2026, https://www.wsj.com/business/media/an-ai-upheaval-is-coming-for-media-this-journalist-is-already-all-in-3511d951?st=VEMZ9z&reflink=article_copyURL_share
Emma Loffhagen, “Hachette pulls horror novel Shy Girl after suspected AI use”, in The Guardian, 20 marzo 2026, https://www.theguardian.com/books/2026/mar/20/hachette-horror-novel-shy-girl-suspected-ai-use-mia-ballard
The Society of Authors, Human Authored, https://humanauthored.co.uk/
Don’t Steal This Book, https://www.dontstealthisbook.com/
Lianna Cohen, “Harlequin and Dashverse To Launch Animated Microdrama Franchises Multi-Year Agreement to Adapt Iconic Romance Titles into Mobile-First Serialized Video”, in Harlequin Press Room, 30 marzo 2026, https://corporate.harlequin.com/press-room/harlequin-and-dashverse-to-launch-animated-microdrama-franchises-multi-year-agreement-to-adapt-iconic-romance-titles-into-mobile-first-serialized-video/