Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani: rapporto su “L’impatto delle mine antiuomo sui diritti umani”
Il 16 giugno l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha pubblicato il rapporto “L’impatto delle mine antiuomo sui diritti umani”, in cui viene descritto in dettaglio l’impatto delle mine antiuomo sui diritti umani, in particolare sui diritti economici, sociali e culturali.
Attualmente, oltre 58 Stati e territori continuano a essere contaminati da mine antiuomo, causando la morte e il ferimento di persone. Infatti, nel 2024, almeno 1.945 persone sono state uccise e 4.325 sono rimaste ferite a causa di queste armi, con i tassi di vittime più elevati registrati in Myanmar, Siria, Afghanistan, Ucraina, Nigeria, Mali, Yemen e Burkina Faso.
Le lesioni causate da queste armi comprendono l’amputazione di arti, la cecità e la perdita dell’udito. Inoltre, la contaminazione da mine trasforma le aree in «zone vietate», impedendo ai civili di accedervi, bloccando i servizi essenziali e gli aiuti umanitari e causando insicurezza alimentare e perdite economiche.
Nel 1997 la Convenzione sul divieto delle mine antiuomo è stata aperta alla firma e, ad oggi, 162 Stati ne sono parti. La Convenzione rappresenta uno sforzo congiunto per vietare le mine antiuomo e provvedere alla loro distruzione.
Volter Türk, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha sottolineato la necessità che gli Stati «rinnovino il proprio impegno a porre fine alla produzione, all’uso e al trasferimento di queste armi e raddoppino gli sforzi per cooperare alla bonifica delle mine già posate» e ha esortato gli Stati che non sono ancora parti del trattato a ratificarlo e quelli che se ne sono recentemente ritirati (Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania e Polonia) a rientrarvi