Consiglio diritti umani

Nazioni Unite: è stato presentato il rapporto dell’OHCHR dal titolo “Matrimoni infantili, precoci e forzati: porre fine ai matrimoni forzati e prevenirli”

© UN Photo/Tobin Jones

Durante la 62ª sessione del Consiglio dei diritti umani, l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani (OHCHR) delle Nazioni Unite ha presentato la sua relazione intitolata “Matrimoni infantili, precoci e forzati: porre fine e prevenire i matrimoni forzati”, fornendo linee guida basate sui diritti umani per prevenire e porre fine ai matrimoni infantili, precoci e forzati.

Il rapporto sottolinea le violazioni dei diritti umani derivanti da tali pratiche, radicate nella disuguaglianza di genere e nella discriminazione, esortando gli Stati ad adottare misure giuridiche, politiche e sociali di ampio respiro per sradicarle.

Il rapporto inizia sottolineando la persistente diffusione del fenomeno dei matrimoni infantili, precoci e forzati. Infatti, circa 12 milioni di ragazze vengono date in sposa ogni anno prima di aver compiuto i 18 anni, mentre 650 milioni di donne e ragazze oggi in vita sono state date in sposa da bambine. Pur riconoscendo che sono stati compiuti progressi e che il tasso globale è diminuito, il rapporto sottolinea che tale diminuzione è troppo lenta.

Per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani derivanti da tali pratiche, il Rapporto afferma che i matrimoni forzati, precoci e infantili violano i diritti all’istruzione, all’uguaglianza, alla salute, all’autonomia fisica e alla libertà dalla violenza. Infatti, vi è un rischio maggiore di violenza di genere, gravidanze precoci, condizioni di salute precarie, interruzione del percorso scolastico, dipendenza economica e discriminazione per tutta la vita.

Il Rapporto ha individuato cinque linee guida fondamentali per gli Stati. In primo luogo, il Rapporto chiede di “istituire un quadro giuridico conforme ai diritti umani”, attraverso il quale tutti gli Stati fissino l’età minima per il matrimonio a 18 anni, vietino i matrimoni forzati, garantiscano la registrazione delle nascite e dei matrimoni, abroghino le leggi discriminatorie e migliorino l’accesso all’assistenza legale per le ragazze e le donne. In secondo luogo, il Rapporto chiede di “adottare politiche e programmi globali basati sui diritti umani, nonché adeguati meccanismi di coordinamento e governance”, coinvolgendo i settori della giustizia, dell’istruzione, della sanità e della protezione sociale. In terzo luogo, il Rapporto chiede di “affrontare le cause profonde”, tra cui la disuguaglianza di genere, le norme sociali dannose, la mancanza di istruzione, ecc. In quarto luogo, il Rapporto sottolinea l’importanza di “rafforzare la protezione e facilitare l’accesso alla giustizia e al sostegno”, fornendo alle vittime e alle sopravvissute alloggi di accoglienza, assistenza sanitaria, assistenza legale, ecc. Infine, il Rapporto chiede di «raccogliere dati, monitorare i progressi e garantire la rendicontazione», per valutare le politiche, migliorare la rendicontazione e orientare un processo decisionale basato su dati concreti.

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