Venezuela

Preoccupazioni per i diritti umani in Venezuela a seguito dell’operazione militare statunitense

Bandiera Venezuelana riflessa in un vetro rotto

Il 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno avviato un’operazione militare in Venezuela, che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores.

L’intervento è avvenuto in un contesto di preoccupazioni di lunga data sulla governance e sui diritti umani in Venezuela. Nel settembre 2019, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha istituito una Missione Internazionale Indipendente di Accertamento dei Fatti sulla Repubblica Bolivariana del Venezuela, per indagare presunte violazioni dei diritti umani commesse dal 2014. Per oltre un decennio, sotto il governo di Maduro, le autorità venezuelane sono state accusate di gravi abusi e crimini contro l’umanità, tra cui repressione severa contro chiunque fosse percepito come oppositore politico o voce dissenziente. Tuttavia, sebbene sia urgente e necessario assicurare accountability per queste violazioni dei diritti umani, ciò non costituisce una base legale per l’uso della forza secondo il diritto internazionale.

L’azione unilaterale degli Stati Uniti ha sollevato significative questioni legali ed etiche, in quanto viola le norme contenute nella Carta delle Nazioni Unite e nel diritto internazionale. Secondo la Carta delle Nazioni Unite, l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato è proibito.
Ravina Shamdasani, portavoce dell’OHCHR, ha espresso preoccupazioni riguardo alla instabilità e alla militarizzazione ulteriori, che rischiano di peggiorare la situazione. Anche l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha avvertito che questa azione militare “manda il segnale che i potenti possono fare ciò che vogliono e indebolisce l’unico meccanismo che abbiamo per prevenire una Terza Guerra Mondiale, ovvero le Nazioni Unite.”

Sono state evidenziate anche preoccupazioni umanitarie. Questi sviluppi minacciano il benessere immediato del popolo venezuelano e la protezione futura dei diritti umani nel Paese. La Missione di Accertamento dei Fatti ha lanciato allarmi sul rischio di ulteriori gravi violazioni dei diritti umani nel prossimo futuro, specialmente considerando la pretesa del governo statunitense di “gestire” il Paese durante questa fase transitoria, mentre le autorità venezuelane hanno dichiarato lo stato di emergenza, limitando la libera circolazione delle persone, consentendo il sequestro di proprietà necessarie alla difesa nazionale e sospendendo il diritto di riunione e di protesta. Oltre alla crisi politica, quasi otto milioni di persone, ovvero una su quattro, continuano a necessitare di assistenza umanitaria, dopo anni di declino economico, repressione e instabilità.

Türk ha sottolineato che la promozione e la protezione dei diritti umani devono essere al centro della pianificazione per il futuro del Venezuela, piuttosto che concentrarsi sullo sfruttamento delle risorse fossili nel Paese. La Missione di Accertamento dei Fatti invita tutte le parti, autorità venezuelane, statunitensi e la comunità internazionale, a rispettare il diritto internazionale, monitorando attentamente l’evolversi della situazione e il suo impatto sui diritti, la sicurezza e l’incolumità della popolazione.

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