La complessa realtà del diventare adulti per i giovani: Perché 18 anni potrebbero non bastare?
Sommario
- Introduzione
- Matrimonio e genitorialità quando il cervello non è ancora completamente maturo
- Raccomandazioni
- Conclusione
Introduzione
Il passaggio da una fase della vita a un’altra varia notevolmente a seconda del periodo di sviluppo considerato, poiché ogni fase è caratterizzata da sfide ed aspettative specifiche che gli individui sono chiamati ad affrontare e superare. Tuttavia, i primi 18 anni di vita rappresentano il periodo in cui le persone sperimentano i cambiamenti emotivi, cognitivi e biologici più significativi: il cervello è in continua riorganizzazione e gli ormoni sono costantemente soggetti a variazioni. Tenendo conto di questi fattori, numerosi studi psicologici hanno individuato l’adolescenza come una delle fasi più critiche dello sviluppo umano. Inoltre, questa fase attira l’attenzione di genitori, insegnanti e professionisti. La società tende spesso a concentrarsi sulle difficoltà dell’adolescenza, come emerge dai media e dalle discussioni quotidiane. Tuttavia, viene dedicata molta meno attenzione a ciò che accade dopo il compimento dei 18 anni, quando un individuo viene legalmente definito adulto e si trova ad affrontare le responsabilità legate a questa nuova identità.
Le nuove sfide e decisioni che i giovani e le giovani devono affrontare sono, infatti, numerose, come terminare il percorso scolastico, lasciare la casa familiare e trovare un lavoro a tempo pieno (Furstenberg, 2015). Man mano che il supporto e la struttura forniti in precedenza da famiglie, scuole e servizi dedicati ai e alle giovani diminuiscono, i giovani adulti sono sempre più chiamati a fare affidamento sulle proprie competenze e capacità di giudizio in un contesto meno strutturato. Coloro che dispongono di adeguate risorse economiche, sostegno sociale e maturità personale hanno maggiori probabilità di compiere scelte di vita positive e di intraprendere un percorso di successo in questa fase. Al contrario, persone con risorse limitate o che affrontano difficoltà fisiche, mentali o intellettive possono incontrare maggiori ostacoli, con esiti meno favorevoli in ambiti quali istruzione, occupazione, relazioni e salute generale (Wood et al., 2017). Una volta compiuti i 18 anni, indipendentemente dalle condizioni e dalle risorse del contesto in cui sono cresciuti, nella maggior parte dei Paesi, la legge considera le persone come adulte, consentendo loro ufficialmente di sposarsi, avere figli e prendere molte altre decisioni che, in precedenza, non erano loro permesse, decisioni in grado di modificare profondamente il corso della loro vita e di quella altrui.
Ma cosa ci dice la scienza? Questi giovani adulti sono davvero pronti, dal punto di vista cognitivo ed emotivo, a riflettere con attenzione e a prendere decisioni di tale importanza? Questo articolo si pone come obiettivo quello di argomentare questa tematica e sostiene che, sebbene la società definisca legalmente i diciottenni come adulti, le neuroscienze dimostrano che sistemi cerebrali fondamentali coinvolti nel giudizio, nel controllo degli impulsi e nella pianificazione a lungo termine sono ancora in fase di sviluppo. Sebbene, quindi, i giovani adulti possiedano molte capacità cognitive simili a quelle degli adulti, il loro processo decisionale tende a dipendere maggiormente dal contesto ed è più vulnerabile allo stress, alle emozioni e all’influenza sociale rispetto a quello di individui pienamente maturi. Ciò non significa che i diciottenni siano incapaci di prendere decisioni importanti, ma solleva interrogativi sulla loro capacità di farlo in modo coerente soprattutto in situazioni ad alto rischio. Di conseguenza, scelte di vita significative come il matrimonio e la genitorialità richiedono una riflessione attenta e ponderata e non dovrebbero essere prese sotto possibile pressione emotiva o sociale.
Matrimonio e genitorialità quando il cervello non è ancora completamente maturo
Secondo la letteratura scientifica, essere legalmente considerati adulti all’età di 18 anni non garantisce che i sistemi cerebrali responsabili di un processo decisionale efficace siano pienamente maturi. Arain et al. (2013) hanno, infatti, evidenziato che lo sviluppo e la maturazione della corteccia prefrontale avvengono principalmente durante l’adolescenza e si completano in larga misura intorno ai 25 anni di età.
Lo sviluppo della corteccia prefrontale è di fondamentale importanza, poiché questa regione del cervello svolge un ruolo centrale nelle funzioni esecutive e sostiene la capacità di prendere decisioni ponderate e adeguate durante eventi di vita complessi e impegnativi. Di conseguenza, con la maturazione delle reti della corteccia prefrontale, i giovani e le giovani diventano generalmente più capaci di valutare le conseguenze delle proprie azioni, di riflettere in modo critico su richieste contrastanti e di inibire risposte disadattive, favorendo comportamenti più adattivi e orientati agli obiettivi. Al contrario, quando i sistemi regolatori prefrontali sono ancora in fase di sviluppo — una caratteristica tipica dell’adolescenza — o quando il loro processo di maturazione risulta compromesso, gli individui possono incontrare maggiori difficoltà nel giudizio, nel controllo degli impulsi e nella regolazione dello stress. Ciò può, dunque, aumentare la vulnerabilità a comportamenti a rischio e alla disregolazione emotiva. Ad esempio, gli adolescenti tendono spesso ad assumere rischi in contesti relativamente sicuri, utilizzando i circuiti cerebrali per sviluppare competenze utili ad affrontare situazioni più pericolose. Tuttavia, possono continuare a mettere in atto comportamenti rischiosi anche quando sono consapevoli dei potenziali pericoli (Giedd, 2006). Di conseguenza, alcuni giovani adulti tendono ad attribuire maggiore importanza alle esperienze positive, minimizzando l’impatto di quelle negative. Questa tendenza può aumentare la probabilità di assumere comportamenti rischiosi, come guidare in modo imprudente, avere rapporti sessuali non protetti o fare uso di sostanze (Arain et al., 2013).
Questo squilibrio evolutivo diventa particolarmente evidente quando adolescenti e giovani adulti sperimentano emozioni intense, come la paura del rifiuto, il desiderio di essere accettati o l’eccitazione legata all’assunzione di rischi. In tali situazioni, essi spesso faticano a riflettere con chiarezza sulle conseguenze delle proprie azioni o a prendere decisioni sensate. Infatti, adolescenti e giovani tendono a fare maggior affidamento sulle aree emotive del cervello nell’interpretazione delle emozioni altrui, dando luogo a risposte più impulsive piuttosto che a valutazioni logiche e deliberate. Poiché dipendono in larga misura da queste regioni emotive, possono incontrare difficoltà nel prendere decisioni che le persone adulte considererebbero razionali e appropriate. Scelte come il matrimonio o la genitorialità richiedono empatia, pazienza e capacità di pianificazione a lungo termine, competenze che la ricerca dimostra essere ancora in fase di sviluppo negli individui tra i 18 e i 25 anni. Il matrimonio e la genitorialità richiedono esattamente le abilità supportate dalla corteccia prefrontale: pianificazione a lungo termine, regolazione emotiva, controllo degli impulsi e gestione dello stress. Inoltre, secondo la prospettiva eriksoniana, il matrimonio precoce può spingere prematuramente gli individui nella fase di intimità vs. isolamento prima della risoluzione efficace della fase di identità vs. confusione di ruolo, aumentando la probabilità di instabilità relazionale e disagio psicologico (Erikson, 1968).
Tuttavia, nonostante questi dati, in molti Paesi del mondo, come mostrato nella figura sottostante, il matrimonio è consentito con autorizzazione giudiziaria anche per individui di età inferiore ai 18 anni.

Sebbene questa pratica sia in progressivo declino a livello globale, circa 650 milioni di ragazze e donne si sono sposate prima di aver compiuto 18 anni, come riportato dall’UNICEF nel 2021. Questo dato suggerisce che l’obiettivo dei Sustainable Development Goals di eliminare tale pratica dannosa entro il 2030 difficilmente verrà raggiunto. Nonostante l’età del primo matrimonio sia aumentata in molte aree del mondo, secondo i dati più recenti della Banca Mondiale , le donne continuano ad avere una probabilità maggiore di sposarsi prima dei 25 anni.
Il matrimonio intrapreso quando il cervello non è ancora pienamente sviluppato comporta conseguenze significative, come evidenziato in precedenza. In questa fascia d’età, infatti, si tende a sovrastimare gli aspetti positivi delle esperienze, anche nella scelta del partner, concentrandosi principalmente sulle qualità positive senza valutare con attenzione altri aspetti rilevanti. La propensione a prendere decisioni guidate dalle emozioni piuttosto che da una riflessione razionale risulta più elevata, aumentando il rischio di scegliere di sposarsi basandosi esclusivamente sui sentimenti, senza considerare adeguatamente tutte le implicazioni della decisione. Ciò può avvenire senza una piena valutazione di fattori fondamentali quali la stabilità economica, l’impatto sul percorso professionale o le conseguenze sullo sviluppo personale e lavorativo.
Gli studi hanno dimostrato che i matrimoni in giovane età possono avere implicazioni significative per la salute mentale di giovani donne e uomini, manifestandosi attraverso sintomi quali depressione, ansia e disagio psicologico. Tali effetti sono spesso riconducibili alla mancanza di risorse personali ed economiche adeguate per far fronte alle responsabilità coniugali (Vikram et al., 2025). Le evidenze mostrano, inoltre, che il successo matrimoniale — misurato in termini di durata del matrimonio e qualità della relazione — tende generalmente ad aumentare con l’età al primo matrimonio, almeno fino alla prima metà dei vent’anni. Sposarsi in età più precoce aumenta la probabilità di divorzio, dimostrando che il matrimonio anticipato può compromettere, in modo causale. la stabilità coniugale (Garcia-Hombrados & Özcan, 2022).
Sebbene il matrimonio precoce comporti, quindi, dei rischi, non tutti i giovani adulti sperimentano esiti negativi. Alcuni studi indicano, infatti, che il successo è possibile in presenza di specifiche condizioni. La ricerca suggerisce che giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 25 anni possono avere matrimoni soddisfacenti quando sono presenti alcuni fattori sociali chiave, quali stabilità economica, forte supporto sociale, valori condivisi, buona qualità della relazione e capacità di adattamento (Green, 2023).
Inoltre, alcuni giovani in questa fascia d’età non solo intraprendono il matrimonio, ma diventano anche genitori, mentre cercano contemporaneamente di raggiungere la stabilità economica, costruire una carriera e sviluppare la propria identità personale. Al contrario, diversi studi indicano che questa scelta potrebbe non essere ottimale in una fase così precoce della vita. Uno studio longitudinale ha rilevato che i genitori precoci (prima nascita prima dei 20 anni) riportano livelli più elevati di sintomi depressivi nella giovane età adulta (intorno ai 29 anni) rispetto a coloro che, invece, diventano genitori più tardi o che non hanno figli. Tali livelli di depressione sono in larga misura spiegati da fattori quali difficoltà economiche, minori risorse disponibili e un più debole senso di controllo personale tra i genitori precoci (Falci, Mortimer & Noel, 2010).
Inoltre, un’indagine condotta da Home-Start UK nel 2024 ha rivelato che i giovani genitori si sentono socialmente più isolati rispetto ai genitori più adulti. Un ulteriore studio ha evidenziato che la genitorialità precoce può ostacolare il processo di transizione all’età adulta, influenzando negativamente il percorso educativo e professionale ed aumentando lo stress emotivo ed economico a lungo termine (Grundström et al., 2024). Tuttavia, è importante sottolineare che alcuni giovani genitori riescono ad affrontare con successo queste sfide, costruendo carriere stabili, legami familiari solidi e una vita personale appagante, dimostrando che la genitorialità precoce non conduce inevitabilmente ad esiti negativi.
Ad esempio, giovani adulti che hanno potuto contare su genitori supportivi hanno mostrato un numero inferiore di sintomi depressivi ed un migliore benessere generale rispetto a coloro che provengono da contesti meno favorevoli (Jensen et al., 2024), un fattore che sostiene indirettamente anche le loro capacità genitoriali future. Inoltre, il sostegno statale rappresenta un elemento cruciale: uno studio ha evidenziato come sussidi per l’assistenza all’infanzia, crediti d’imposta e forme di sostegno economico diretto possano, infatti, ridurre lo stress finanziario delle famiglie con genitori lavoratori, facilitando la cura e il benessere dei figli e/o delle figlie (Maguire-Jack, Johnson-Motoyama & Parmenter, 2022).
Raccomandazioni
Per prevenire i matrimoni precoci e le conseguenze che possono derivare da tale scelta, come raccomandato dal Committee on the Rights of the Child (CRC), il matrimonio al di sotto dei 18 anni dovrebbe essere vietato in tutti i Paesi del mondo. Alcuni Stati noti per l’elevata qualità della vita, come Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia, hanno già adottato questa raccomandazione e non consentono più il matrimonio prima dei 18 anni; pertanto, sarebbe auspicabile che anche altri Paesi seguissero lo stesso esempio. I governi e i decisori politici dovrebbero tenere conto delle evidenze neuroscientifiche nella formulazione delle leggi relative al matrimonio, alla genitorialità e ad altre decisioni di vita ad alto impatto.
Inoltre, i governi dovrebbero dare priorità ad interventi di tipo supportivo piuttosto che a misure punitive, offrendo sussidi per l’assistenza all’infanzia, politiche di congedo parentale adattate alle esigenze di giovani lavoratori e studenti e studentesse, nonché programmi educativi e di re-inserimento professionale. Tali misure non limiterebbero l’autonomia individuale, ma favorirebbero piuttosto un processo decisionale informato e riflessivo in una fase della vita caratterizzata da uno sviluppo cerebrale ancora in corso.
Anche i genitori svolgono un ruolo cruciale nelle decisioni legate al matrimonio e nella creazione di un ambiente sicuro in cui adolescenti e giovani adulti possano discutere apertamente di questi temi. Uno studio ha rilevato, infatti, che le conversazioni genitoriali riguardanti il rendimento scolastico, le amicizie e le questioni personali sono fortemente associate ad un rinvio del matrimonio (Paul et al., 2023). Una revisione di 20 studi evidenzia, inoltre, un legame coerente tra il ruolo educativo dei genitori e comportamenti adolescenziali che contrastano il matrimonio precoce. Gli autori sostengono che il coinvolgimento attivo dei genitori come educatori ed educatrici all’interno della famiglia — non limitandosi all’invio dei figli a scuola, ma dialogando, guidando e insegnando attivamente — sia fondamentale per prevenire il matrimonio in età precoce (Idawati et al., 2023).
Le scuole rivestono anch’esse un ruolo fondamentale nell’educazione delle giovani generazioni riguardo al proprio corpo e ai processi di sviluppo; pertanto, è auspicabile che i programmi di educazione sessuale siano parte integrante dei curricula scolastici. Uno studio che ha analizzato una riforma storica dell’educazione sessuale in Svezia (anni 1940–1950) ha dimostrato che un’educazione sessuale completa e basata sulla scuola ha avuto effetti a lungo termine sul momento del matrimonio (Lazuka & Elwert, 2023). Inoltre, scuole e università dovrebbero ampliare l’educazione alle competenze di vita oltre l’adolescenza, includendo la fase della giovane età adulta, attraverso programmi focalizzati su alfabetizzazione finanziaria, pianificazione a lungo termine, educazione alle relazioni, regolazione emotiva e gestione dello stress.
Un ulteriore studio ha evidenziato che interventi multicomponente — quali centri informativi per i giovani e le giovani, educazione tra pari e campagne mediatiche — riducono in modo significativo i matrimoni e le gravidanze precoci e, d’altro canto, aumentano la permanenza nel sistema educativo (Mehra et al., 2018). Dovrebbero, inoltre, essere ampliati i servizi di consulenza gratuiti per giovani adulti che stanno considerando il matrimonio o la genitorialità. Programmi di educazione prematrimoniale basati sulla ricerca psicologica possono, infatti, aiutare le persone a valutare la propria prontezza relazionale, migliorare le capacità comunicative e sviluppare strategie di gestione dei conflitti, riducendo così il rischio di insoddisfazione coniugale o divorzio in futuro.
Conclusione
Da ciò risulta chiaro che la transizione all’età adulta è un processo che richiede tempo e che va oltre il limite legale dei 18 anni. Le evidenze neuroscientifiche dimostrano, infatti, che le aree cerebrali responsabili del giudizio, della regolazione emotiva e della pianificazione a lungo termine continuano a svilupparsi fino alla metà dei vent’anni. Ciò ha implicazioni significative per decisioni di vita fondamentali come il matrimonio e la genitorialità, che richiedono proprio le competenze sopra menzionate.
La ricerca mostra che sposarsi o diventare genitori in età precoce è associato a un aumento dei rischi, tra cui disagio emotivo, difficoltà economiche, interruzioni nei percorsi educativi o professionali e maggiore instabilità coniugale. Tuttavia, esiti positivi sono possibili quando sono disponibili forti reti di supporto sociale e risorse adeguate. I risultati suggeriscono, quindi, l’esistenza di una discrepanza tra la definizione legale di età adulta e lo sviluppo biologico, evidenziando la necessità di politiche pubbliche, sistemi educativi e reti di sostegno familiare che promuovano un processo decisionale consapevole e riflessivo durante la giovane età adulta.