Freedom House: pubblicato il rapporto speciale “Collaborazione e Resistenza: Monitorare la Repressione Transnazionale nel 2025”
Freedom House ha pubblicato un Rapporto Speciale sulla repressione transnazionale nel 2025, evidenziando un'escalation degli sforzi per mettere a tacere i dissidenti oltre i confini nazionali attraverso assassinii, aggressioni, rapimenti, minacce e molestie. Freedom House ha documentato 126 nuovi episodi di repressione transnazionale fisica, portando il totale a 1.375 casi registrati tra il 2014 e il 2025.

La collaborazione tra regimi autocratici ha guidato gran parte di questa attività. La Thailandia ha collaborato con le autorità cinesi e vietnamite per detenere membri di gruppi minoritari, mentre la deportazione di 40 uomini uiguri da parte della Cina ha consolidato il suo ruolo di principale responsabile a livello mondiale. Nell'Africa orientale, Kenya, Uganda e Tanzania hanno cooperato per reprimere la mobilitazione civica in vista delle elezioni. La cerchia degli stati responsabili si è ulteriormente allargata, con sei nuovi paesi identificati, portando il totale ad almeno 54 governi che tentano di mettere a tacere i dissidenti all'estero. La detenzione e la deportazione illegale sono state le tattiche più comuni, con avvisi Interpol sfruttati in almeno 11 casi, rivelando lacune persistenti nonostante gli sforzi di riforma.
Sebbene la consapevolezza della repressione transnazionale sia cresciuta significativamente tra i governi democratici e gli organismi multilaterali, con G7, Parlamento Europeo e OHCHR che hanno tutti dichiarato che si impegneranno per affrontare il problema, persistono gravi lacune nella protezione. I governi democratici raramente assistono attivamente i servizi di sicurezza stranieri nel perseguire i dissidenti, ma i loro sistemi migratori possono inavvertitamente facilitare la repressione transnazionale quando le tutele del giusto processo vengono indebolite. Freedom House raccomanda ai governi di adottare definizioni chiare e codificate di repressione transnazionale, applicare sanzioni contro i funzionari che facilitano i rimpatri forzati, rafforzare la supervisione dell'Interpol, ampliare il dialogo con le comunità della diaspora e garantire che l'applicazione delle norme sull'immigrazione non diventi mai uno strumento al servizio dei regimi autoritari.