aiuti umanitari

In missione con Medici senza frontiere, un laboratorio sull’azione umanitaria in Sudan, Novembre 2025

Novembre 2025, Laboratorio sui principi umanitari organizzato da MSF in collaborazione con SPGI / Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”,
Università degli Studi di Padova
© MSF/Padova Group

In seguito al successo e alla forte partecipazione registrati nella precedente edizione dell’aprile 2025, Medici Senza Frontiere (MSF) è tornata al Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova per offrire un nuovo laboratorio dedicato all’azione umanitaria. Il laboratorio, articolatosi in tre sessioni (4, 6 e 20 novembre 2025), ha coinvolto un gruppo di 24 studenti e studentesse del corso di laurea magistrale in Human Rights and Multi-Level Governance frequentanti l’insegnamento di International Law of Human Rights (prof Paolo De Stefani). Le richieste di partecipazione pervenute erano oltre 50 e si è dovuto pertanto condurre una selezione, a cui hanno partecipato, oltre al docente, anche esponenti del gruppo padovano di MSF Italia.

L’obiettivo dell’iniziativa era quello di offrire ai/alle partecipanti un’occasione di confronto e riflessione sulle modalità operative, i vincoli e le sfide dell’azione umanitaria in situazioni di conflitto armato. 

Anche in questa edizione, lo scenario individuato è stato il Sudan. La preoccupazione internazionale per il conflitto e la conseguente catastrofe umanitaria che travolge questo stato è ulteriormente aumentata dopo l’escalation degli scontri registrata nell’estate-autunno 2025. Tale scenario ha reso ancora più urgente avviare una riflessione condivisa sulla necessità e sulle difficoltà dell’intervento umanitario.

Una novità significativa rispetto all’edizione precedente è stato l’ampliamento del laboratorio, passato da un unico incontro a un ciclo articolato in tre momenti, includendo spazi di riflessione strutturata sia prima che dopo il pomeriggio della simulazione del 6 novembre.

Il laboratorio si è quindi sviluppato in tre tappe principali: un incontro preparatorio, la simulazione e, infine, un momento conclusivo di restituzione e discussione.

Incontro introduttivo

Il primo incontro, tenutosi il 4 novembre e curato da Sara Lina Kamoun, dottoranda in Human Rights, Society and Multilevel Governance presso l’Università di Padova, ha coinvolto i/le partecipanti in un seminario volto a conciliare teoria e pratica dell’azione umanitaria in contesti di conflitto armato.

L’incontro si è articolato in due momenti principali. Nella prima parte gli studenti e le studentesse hanno ricevuto una panoramica sul diritto internazionale umanitario, i principi fondamentali e l’ecosistema degli attori che operano nell’assistenza alle popolazioni in crisi. La seconda parte, di taglio più pratico, ha approfondito l’applicazione concreta di questi principi sul campo, evidenziando come la loro osservanza non sia mai automatica, ma debba confrontarsi con le complessità operative, gli ostacoli reali e la necessità di adottare compromessi e gestire pragmaticamente situazioni di emergenza.

Questo incontro preparatorio ha permesso ai/alle partecipanti di prepararsi in modo consapevole alla simulazione, fornendo loro strumenti concettuali e pratici per affrontare i casi reali presentati nel secondo incontro.

Simulazione

Il secondo appuntamento, svoltosi il 6 novembre, ha rappresentato il fulcro dell’intero ciclo di incontri. È stato gestito da Giuseppe De Mola, ricercatore e operatore MSF, con la partecipazione (in collegamento online da Ginevra) di Vittorio Oppizzi, coordinatore delle missione MSF in Sudan.

Il pomeriggio si è focalizzato sulla simulazione di una missione umanitaria nel complicato scenario del Sudan. Gli studenti e le studentesse, nelle vesti di operatori umanitari di MSF, hanno potuto mettere alla prova le proprie competenze nell'ambito del diritto internazionale e dell’azione umanitaria, discutendo e adottando in tempi rapidi decisioni cruciali.

Dopo una breve introduzione sul lavoro di MSF e sull’attuale crisi umanitaria sudanese, i/le partecipanti, divisi in gruppi, si sono cimentati/e nell’analisi e nella risoluzione di casi reali tratti dall’esperienza sul campo di MSF.

I quattro membri di ogni gruppo sono stati chiamati a ricoprire ruoli specifici all’interno di un’équipe umanitaria di MSF: il field communications manager, responsabile della definizione e supervisione delle strategie di comunicazione; l’humanitarian affairs manager, responsabile delle attività di advocacy; il project coordinator, incaricato del corretto svolgimento delle attività in linea con i principi etici e le procedure di intervento di MSF; e il project medical reference, a cui è affidata la pianificazione e il monitoraggio delle attività mediche e la supervisione sulle risorse umane e materiali necessarie a garantire le cure.

L’obiettivo della simulazione era quello di analizzare e risolvere una serie di dilemmi concreti legati alla complessa situazione economico-sociale del Sudan, con particolare attenzione alla regione del Darfur, agli sfollati nei campi profughi di Zamzam e alle tensioni riguardanti il gruppo etnico Masalit.

Attraverso una dinamica di gruppo i/le partecipanti hanno così potuto confrontarsi con la complessità del lavoro umanitario, sperimentando in prima persona le sfide nel prendere decisioni efficaci, etiche e rapide in contesti di crisi.

Al termine della simulazione, ogni gruppo ha presentato le proprie soluzioni al gruppo MSF di Padova e al coordinatore dei programmi in Sudan, Vittorio Oppizzi, che ha fornito ampi commenti e aggiornamenti supplementari, interagendo con gli studenti. Questi ultimi hanno così avuto l’opportunità di confrontarsi con professionisti/e che operano quotidianamente negli scenari descritti e di discutere le scelte effettivamente operate dall’organizzazione

Follow up

L’ultimo appuntamento, svoltosi il 20 novembre 2025, ha permesso di rielaborare criticamente l’esperienza vissuta durante la simulazione, portandone alla luce non solo gli aspetti tecnici, ma soprattutto le implicazioni etiche, emotive e deliberative.

Uno dei temi più ricorrenti è stato quello dello stress morale e del sovraccarico decisionale: molti/e studenti/esse hanno riconosciuto quanto sia complesso scendere a compromessi tra ciò che si ritiene “giusto” e ciò che è effettivamente perseguibile, dato il contesto in cui ci si trova ad operare. Per alcuni dei presenti, conoscere le decisioni che MSF aveva effettivamente preso nelle situazioni descritte non ha prodotto l’atteso effetto di “rassicurazione”: l’idea che esista un “modo giusto” di procedere si è rivelata un’illusione. L’esperienza li ha portati a comprendere che, in situazioni in cui nulla è completamente sotto controllo, la chiave non è trovare la soluzione perfetta al problema, ma agire in modo consapevole, responsabile e coerente con i principi umanitari, coscienti del rischio di commettere errori e di vedere le proprie scelte superate dall’evoluzione della realtà sul terreno.

Un ulteriore spunto di riflessione ha riguardato il crescente scetticismo verso il quadro normativo internazionale, soprattutto in scenari di conflitto dove, spesso, le uniche scelte possibili oscillano tra “la decisione sbagliata” e “la decisione peggiore”.

Altra riflessione emersa con chiarezza è stata la dicotomia tra le esigenze di sicurezza del personale umanitario e la missione di proteggere le comunità in pericolo. La simulazione ha reso evidente come ogni decisione comporti un equilibrio delicato tra rischi individuali, responsabilità verso le comunità assistite e limiti operativi imposti dal contesto.

Lezioni apprese

Gli studenti e le studentesse hanno particolarmente apprezzato l’opportunità, attraverso la simulazione, di trasformare le competenze acquisite in aula in strumenti concreti per gestire i processi decisionali tipici dell’intervento umanitario.

Assumendo i ruoli di operatori sul campo, si sono confrontati con la complessità di trovare un equilibrio credibile tra razionalità ed empatia, imparando a prendere decisioni pragmatiche senza tuttavia dimenticare la propria missione e i valori centrali di MSF. 

Come raccontato da un partecipante, “l’utilizzo del gioco di ruolo e i feedback forniti dagli esperti hanno rafforzato in modo significativo il coinvolgimento dei presenti e la comprensione degli aspetti etici e operativi dei dilemmi proposti”.

Giuseppe De Mola ha espresso grande soddisfazione per la riuscita della simulazione. Uno degli obiettivi principali è stato infatti pienamente raggiunto, ovvero mostrare che l’azione medico-umanitaria non si esaurisce nella sola assistenza sanitaria, ma richiede una molteplicità di ruoli, attività e processi organizzativi indispensabili per garantirne l’efficacia complessiva. La priorità di MSF resta quella di assistere sul piano sanitario le popolazioni in difficoltà, ma per farlo è necessario valutare continuamente l’impatto del proprio operato, assicurare la sicurezza dell’équipe e negoziare costantemente la propria presenza sul territorio.

In questa occasione, De Mola ha posto particolare attenzione a due preoccupazioni attuali. La prima riguarda la perdita della protezione delle strutture sanitarie, sempre più spesso bersaglio di attacchi strategici. Questa erosione della protezione ha un impatto diretto e profondo sul lavoro di MSF. Per mitigare il rischio, l’organizzazione sta attuando varie misure, secondo una logica di deconfliction, che comprende l’apertura di canali di comunicazione con tutte le parti in conflitto, condividendo informazioni relative al proprio personale (sanitario e non), attività e aree operative, al fine di ottenere garanzie e ridurre la probabilità di attacchi.

La seconda preoccupazione, altrettanto urgente, riguarda il ridimensionamento drastico del settore umanitario dovuto al taglio dei fondi da parte dei governi mondiali. Questo “reset” del settore rischia di compromettere la capacità delle organizzazioni di rispondere alle crisi con tempestività e continuità, ponendo interrogativi profondi sulla sostenibilità degli interventi nei prossimi anni.

A chiusura del follow-up, è intervenuta anche la sezione di MSF di Padova, che ha offerto una breve panoramica sulle attività in corso sul territorio. MSF, come altre organizzazioni umanitarie, opera quotidianamente al fianco delle comunità in difficoltà non solo nelle aree di conflitto armato, ma in qualunque altro territorio in cui si sperimentino carenze sanitarie.

Questa seconda edizione del laboratorio di MSF, in collaborazione con il Dipartimento si Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali e con il Centro Diritti Umani dell’Università di Padova, ha permesso ai partecipanti di trasformare l’esperienza pratica in consapevolezza critica, aggiungendo nuove dimensioni alla loro comprensione dell’azione in contesti di crisi. L’auspicio è quello di poter riproporre l’iniziativa in futuro e di assistere ad un entusiasmo e a una partecipazione sempre crescenti, elementi che hanno caratterizzato entrambe le prime edizioni.

L’esperienza del laboratorio di Padova è stata ampiamente ripresa nel numero di Novembre 2025 della Newsletter “Per Principio” di MSF Italia, con testi di Sara Lina Kamoun e Shahnawaz Bhutto.


Elvira Bruschi, studentessa del corso di laurea magistrale in Human Rights and Multilevel Governance, Università di Padova

Cecilia Fratino, studentessa del corso di laurea magistrale in Human Rights and Multilevel Governance, Università di Padova

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