territori palestinesi occupati

Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR): pubblicato un rapporto tematico sull’amministrazione discriminatoria di Israele nella Cisgiordania occupata

Il 7 gennaio l'Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) ha pubblicato un report che descrive nel dettaglio l’impatto soffocante delle leggi, delle politiche e delle pratiche di Israele su ogni aspetto della vita quotidiana dei palestinesi nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, con un particolare focus sul periodo compreso tra il 7 ottobre 2023 e il 30 settembre 2025. Il report avverte che l’amministrazione discriminatoria di Israele viola il diritto internazionale, compreso l’articolo 3 della Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (ICERD), che proibisce la segregazione razziale e l’apartheid.

Questo report si basa su decenni di documentazione dell’OHCHR sulla discriminazione nei confronti dei palestinesi ed ha individuato discriminazione sistemica, segregazione razziale e il rischio di apartheid qualora non vengano adottate misure correttive. Il report colloca tali conclusioni nel contesto della prolungata espansione degli insediamenti israeliani, che comporta la confisca illegale delle terre, l’esclusione dei palestinesi e il trasferimento di coloni nel territorio in violazione del diritto internazionale umanitario. Il rapporto evidenzia inoltre come questa espansione e l’annessione de facto abbiano consolidato il controllo israeliano e compromesso il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione. Nei territori occupati, palestinesi e coloni israeliani sono soggetti a sistemi giuridici separati, con conseguenti profonde disuguaglianze nella libertà di movimento, nell’accesso alla terra e alle risorse e nelle tutele legali: i palestinesi affrontano espropriazioni, tribunali militari e violazioni sistemiche del giusto processo, mentre i coloni godono di pieni diritti legali civili. I palestinesi sono inoltre privati delle loro risorse naturali, poiché Israele confisca e demolisce illegalmente le infrastrutture idriche palestinesi e devia l’acqua verso i propri insediamenti.

Queste strutture discriminatorie sono documentate da anni, ma hanno subito un forte deterioramento dalla fine del 2022 e in particolare dopo il 7 ottobre 2023, con un aumento dell’uso della forza, della detenzione arbitraria, della tortura, delle restrizioni alla società civile e ai media, dell’intensificazione delle attività di insediamento e dell’escalation della violenza dei coloni, spesso con il coinvolgimento delle forze di sicurezza israeliane. Le recenti modifiche amministrative che trasferiscono l’autorità dall’esercito a funzionari civili israeliani sono valutate come un ulteriore consolidamento di queste dinamiche.

Il rapporto conclude che esistono ragionevoli motivi per ritenere che questa separazione, segregazione e subordinazione siano concepite come permanenti, al fine di mantenere l’oppressione e il dominio sui palestinesi. Tale intenzione viola l’articolo 3 della ICERD, che proibisce la segregazione razziale e l’apartheid.

Le raccomandazioni contenute nella parte finale del rapporto affermano che Israele è giuridicamente obbligato, come confermato dalla Corte Internazionale di Giustizia e dall’Assemblea Generale, a porre fine il più rapidamente possibile alla sua presenza illegale nel Territorio Palestinese Occupato, a fermare e smantellare gli insediamenti illegali, a rispettare l’autodeterminazione palestinese e a fornire pieno risarcimento alle vittime delle conseguenti violazioni dei diritti umani. Inoltre, il rapporto esorta a porre fine alle uccisioni e alle lesioni illegali, a garantire un uso della forza conforme alla legge, a proteggere i palestinesi dalla violenza dei coloni, a consentire il ritorno volontario delle comunità sfollate, ad abrogare le restrizioni alla libertà di movimento, a rilasciare i palestinesi detenuti arbitrariamente, a porre fine alla tortura e ai maltrattamenti e a garantire la responsabilità attraverso indagini indipendenti, procedimenti giudiziari e rimedi efficaci per le vittime. Le raccomandazioni sottolineano, inoltre, che gli Stati terzi hanno il dovere di non riconoscere né assistere la situazione illegale derivante dalla presenza di Israele nel Territorio Palestinese Occupato e invitano tutti gli Stati ad adottare misure concrete per prevenire le violazioni del diritto internazionale, a cessare i trasferimenti di armi collegati a tali violazioni, a cooperare con la Corte penale Internazionale e a esercitare la giurisdizione universale o extraterritoriale per indagare e perseguire i crimini internazionali.

Volker Türk, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, esorta le autorità israeliane ad abrogare le leggi, le politiche e le pratiche discriminatorie nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, in particolare quelle che sostengono gli insediamenti e i regimi ad essi associati che configurano oppressione, segregazione razziale o apartheid.

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