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Un cambio di rotta necessario per l’amministrazione di sostegno

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© disegno di Greta Bombardieri, instagram @grugretabombardieri

Paolo Cendon, padre della legge 06/04 che in Italia ha introdotto l’amministrazione di sostegno, ci ha lasciati da poco. Ciò ci porta a riflettere sulla figura dell’amministratore di sostegno che era nata “come uno strumento moderno e “mite”, pensato per aiutare senza sostituirsi, per accompagnare senza annullare.”
Purtroppo però, come sottolinea l’associazione Diritti alla Follia, troppo spesso vi sono di abusi e diritti negati. 
Sottolineare le ingiustizie significa, infatti, riconoscere che la potenzialità rivoluzionaria di questa legge si deve ancora compiere. 
Come scrive Gerard Quinn, professore di diritto dell’università di Leeds, esiste qualcosa che va oltre le leggi che è chiamata cultura legale, questa si crea nel tempo con il depositarsi di morale, leggi implicite che regolano la socialità e credenze. 
Quindi, per fare sì che una legge sia davvero a servizio delle persone con disabilità, è necessario lavorare su due fronti: il primo è quello della cultura legale, ossia cercare di educare le generazioni ad un cambio di prospettiva profondo, facendo sì che la CRPD (Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità) riesca ad entrare all’interno di quello che rappresenta il secondo fronte su cui è importante lavorare, ovvero il sistema legislativo nazionale. 
Questo compito non è scontato e per portarlo avanti bisogna amplificare le voci di chi come Paolo Cendon e Stefania Delendati si sono a lungo espressi per un reale miglioramento dell’Amministrazione di Sostegno, in ottica di reale supporto e non di sostituzione delle persone che ne richiedono l’intervento e ne usufruiscono.

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